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Lettera del Presidente dell’Ordine Medici Bologna su MNC

martedì, 29 settembre 2009

Al Presidente del comitato centrale FNOMCeO
Dott. Amedeo Bianco
e p.c.
Ai Presidenti OMCeO d’Italia
Loro sedi

Oggetto: Medicine Non Convenzionali (MNC)

Caro Amedeo,

Riprendo l’argomento in oggetto facendo seguito al mio intervento in sede di Consiglio Nazionale (CN) del 18 aprile u.s. per ribadire quanta allora espresso e riaffermare la necessita di non arretrare dalle posizioni assunte dalla FNOMCeO a seguito del CN di Terni del 2002.

Alla tua replica ho ritenuto di non intervenire onde evitare una situazione dialogica inopportuna.

Ma alcune tue affermazioni meritano puntualizzazione affinché si eviti di pensare che il rigore sempre richiesto dalla Federazione degli Ordini dell’Emilia-Romagna, e dall’OMCeO di Bologna in particolare, sia finito nel dimenticatoio.

Ti ricordo, infatti, il mio sconcerto alla prima richiesta della FNOMCeO sull’esiguo numero di ore di formazione ritenuto necessario per accedere alla opportunità di avvalersi, in ambito pubblicità sanitaria, della dizione di “Esperto in MNC” e la battaglia legale (vinta) contro una scuola di formazione in omeopatia (CISDO) che pretendeva di abbassare a 300 le ore richieste dall’OMCeO di Bologna posizionato allora, come ora, su 600.

Ingenerosa, dunque la Tua affermazione relativa alla presunta ritrovata unità a Trieste (con chi?) sulla necessità di essere rigorosi lasciando intendere che la posizione da noi assunta non lo fosse.

Il fatto che le Regioni comincino a legiferare nell’accezione concorrente in ambito di organizzazione sanitaria e ineccepibile, ma che la FNOMCeO si posizioni, arretrando, sino a ritenere di dover ritenere possibile il riconoscimento legislativo a solo tre delle nove MNC avallate nel Convegno di Temi e cosa poco accettabile.

Comunque non sarà un Comitato Centrale ad affondare decisioni di un CN.

Vale la pena si rammenti l’esistenza dell’autonomia degli Ordini Provinciali e la funzione di indirizzo della FNOMCeO.

Quanto alla gelosa custodia dell’autonomia non ti sfuggirà che l’Ordine di Bologna non si è annoverato fra gli ultimi.

E’ bene qui ricordare che l’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna nella seduta pomeridiana di mercoledì 5 luglio 2006 ha approvato, ai sensi dell’art. 121 della Costituzione, l’oggetto consiliare n. 428 relativo al Progetto di proposta di legge alle Camere: “Disciplina delle Medicine Non Convenzionali esercitate da laureati in medicina e chirurgia, odontoiatria e veterinaria”.

Tale progetto è stato inviato alle Camere ed è uno dei quattro disegni di legge (qui allegati) assunti dalla Commissione Sanità del Senato per il disegno di legge unificato sulle Medicine Non Convenzionali di cui è relatore il Sen. Daniele Bosone.

II progetto di legge, dopo I’ampio consenso ricevuto in sede di udienza conoscitiva, ha avuto, nella stesura definitiva, un fattivo congiunto contributo tecnico professionale della Commissione per le MNC dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Bologna, della Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Regione Emilia-Romagna, del Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia, delle associazioni di pazienti che il Comitato rappresenta, ed ha posto in giusta evidenza il corretto operare della Regione Emilia-Romagna.

Infatti per la prima volta una regione, avvalendosi dell’art. 121 della Costituzione, ha inviato un segnale inequivocabile al Governo, ed un forte impulso affinché il Legislatore, dopo quasi vent’anni

di progetti di legge sulle MNC sempre naufragati, possa varare finalmente la legge quadro nazionale come pressantemente richiesto dai professionisti, dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, da consumatori, pazienti, associazioni e società medico scientifiche di MNC.

Tale legge potrà porre l’Italia al pari delle nazioni più avanzate dell’Unione Europea, quali Francia, Regno Unito, Germania, Austria ove le MNC da anni, affiancate e interconnesse con la medicina convenzionale, sono inserite ufficialmente e stabilmente nei programmi formativi universitari e riconosciute dai sistemi sanitari nazionali e dalle assicurazioni e casse malattia, ottemperando inoltre finalmente a quanto il Parlamento Europeo nel 1997 e il Consiglio d’Europa nel 1999 avevano statuito invitando tutte le nazioni dell’Unione Europea a dotarsi di leggi nazionali sulle MNC.

Per una semplice lettura si evidenziano le MNC proposte nel riconoscimento legislativo dai diversi progetti:
Cursi: agopuntura, fitoterapia, omeopatia, omotossicologia;
Massidda: agopuntura, omeopatia, antroposofia, omotossicologia, chiropratica, osteopatia, medicine orientali;
Bosone
: agopuntura, chiropratica, fitoterapia, medicina antroposofica, medicina ayurvedica, medicina omeopatica, medicina tradizionale cinese, omotossicologia-medicina fisiologica di regolazione, osteopatia;
Regione Emilia-Romagna: medicina omeopatica, medicina omotossicologia, agopuntura, medicina ayurvedica, medicina tradizionale cinese, fitoterapia, medicina antroposofica, medicina tradizionale tibetana, medicina manuale: osteopatia, chiropratica.

Parimenti deve sottolinearsi con rilievo il fatto che la Commissione Sanità del Senato del Parlamento Italiano, nel raccordare i numerosi progetti di legge avanzati da deputati e senatori nell’arco del tempo, abbia voluto prendere come importante base di discussione proprio il progetto inviato dalla RER facendo proprie linee essenziali ivi delineate ed in particolare proponendo le nove MNC.

Ora, a fronte di alcune derive riduttive che si propongono da parte di altri soggetti e concernenti il riconoscimento in sede legislativa regionale di sole tre MNC pare oltremodo doveroso sottolineare non solo gli importanti riconoscimenti di cui si avvalgono tutte le nove MNC in campo internazionale ma anche il pericolo che la sola legiferazione per un numero limitato di MNC comporterebbe.

Infatti le eventuali MNC escluse, sebbene meno praticate ma comunque ben lungi dal non essere meritorie al pari delle altre, finirebbero in una sorta di limbo e praticate al di fuori di quelle istituende norme di salvaguardia che la proposta dell’Assemblea Regionale RER ha avanzato.

All’uopo si allega un breve profilo riassuntivo relativo alla formazione in MNC nel nostro Paese dacui non può non evincersi il rigore assunto e fatto proprio nelle delibere dell’OMCeO di Bologna alfine di avvalersi del titolo di “esperto” da utilizzarsi nella pubblicità sanitaria.

E’ qui utile sottolineare come nel giugno 2006 il Parlamento Europeo, in seduta plenaria, abbia approvato il Settimo Programma Quadro per 10 Sviluppo e la Ricerca 2007-2013, nel cui ambito sono state incluse per la prima volta le MNC.

Come richiede l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è necessario ed etico tutelare, salvaguardare, promuovere, studiare, tramandare e applicare il patrimonio culturale dei saperi e dei sistemi medici e di salute antropologici sia occidentali sia orientali, nell’assoluto rispetto dell’integrità originaria e tradizionale dei singoli paradigmi ed epistemi. Inoltre l’OMS, il giorno 8 novembre 2008, in occasione del Congresso Mondiale sulla Medicina Tradizionale tenutosi a Pechino, ha emanato la “Dichiarazione di Pechino sulla Medicina Tradizionale” in cui si richiede, tra l’altro, “la necessità di azione e cooperazione da parte della comunità internazionale, dei governi, nonché dei professionisti e degli operatori sanitari al fine di assicurare un utilizzo corretto della medicina tradizionale come componente significativa per la salute di tutti i popoli, in conformità con le capacita, le priorità e le leggi attinenti dei singoli paesi”.

In Europa sono stati fondate nel 2004 due piattaforme di azione per le MNC: lo European Research Initiative on Complementary and Alternative Medicine, EURICAM (Vienna) e lo European Forum on Complementary and Alternative Medicine, EFCAM (Bruxelles).

Nel 2005 ha avuto luogo a Bruxelles lo European Open Health Forum for Stakeholders “Health Challenges and Future Strategy” ove in sessione plenaria l’8 novembre 2005 è stato sottoscritta e presentata alla Commissione Europea la seguente mozione sulle MNC: “Questa mattina abbiamo affrontato tematiche quali il porre le necessità del paziente tra le priorità dell’azione nell’ambito delle politiche sanitarie dell’Unione europea e proteggere il paziente dalle minacce alla sua salute.

Se ci si rende conto che:

esiste una domanda crescente di Medicine Non Convenzionali da parte dei cittadini europei;

che l’efficacia clinica delle Medicine Non Convenzionali e, in molti casi, di efficacia almeno pari a quella della medicina convenzionale, come ampiamente dimostrato da numerosi studi di lunga durata che hanno incluso migliaia di pazienti;

che le Medicine Non Convenzionali non sono solo efficaci ma anche molto sicure;

e che, di conseguenza, le Medicine Non Convenzionali possono essere di concreto aiuto per ridurre l’enorme tasso di mortalità e morbidità causato dagli effetti avversi dei medicinali allopatici,

è giunto il tempo che l’Unione Europea includa le Medicine Non Convenzionali nella sua azione”.

II 23 ottobre 2007 il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno adottato congiuntamente la Decisione che istituisce un secondo Programma d’Azione Comunitaria in materia di Salute (7th Framework Programme of the European Community for research, technological development and demonstration activities 2008-2013 – in sigla FP7).

Per la prima volta e stata inserita una voce che riguarda le Medicine Non Convenzionali. Così facendo le Istituzioni dell’Unione Europea in qualche modo riconoscono le Medicine Non Convenzionali (in coerenza con le risoluzioni del 1997 e del 1999). Di seguito si riporla il testo nella versione italiana della Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea: “Il programma dovrebbe prendere atto dell’importanza di un’impostazione olistica della sanità pubblica e tenere in considerazione nelle sue azioni, ave appropriato e in presenza di prove scientifiche o cliniche di efficacia, la medicina complementare e alternativa”. (20.11.2007 Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 301/5)

Dato che la Commissione Europea, nell’ambito del Settimo Programma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo (FP7), ha lanciato nel terzo bando una specifica area per le Medicine Non Convenzionali, è stata costituita a Berlino, tra istituzioni che si occupano di MNC nelle nazioni della EU (il Comitato per le MNC in Italia ne fa parte), la piattaforma “FP7-CAMbrella” per presentare un grande progetto europeo di ricerca nei vari ambiti delle MNC (3rd call for theme 1 “Health” of the specific FP7 work programme ‘Cooperation’ includes under section 3.1 a research topic on Complementary and Alternative Medicine, topic 3).

In occasione del primo European Congress for Integrative Medicine, promosso dal Institute for Social Medicine, Epidemiology, and Health Economics della Charitè University Medical Center di Berlino e stato costituito a Berlino (08.11.08) lo European Chapter della International Society for Complementary Medicine Research, ISCMR.

Inoltre nel 2008 è stato avviato sempre presso l’Institute for Social Medicine, Epidemiology, and Health Economics della Charitè University Medical Center di Berlino lo European Information Centre on Complementary and Alternative Medicine, EICCAM.

All’European Open Health Forum 2008, organizzato dalla Commissione Europea (Direzione Generale per la Salute e la Protezione del Consumatore) l’11 dicembre 2008 a Bruxelles, è stata sottoscritta e presentata alla Commissione Europea la seguente mozione sulle MNC:

Le Medicine Non Convenzionali (CAM, Complementary and Alternative Medicine, secondo la definizione adottata dalla Cochrane Collaboration a seguito della Conferenza di Consenso tenutasi al National Institute of Health, Bethesda, USA) nella considerazione che prestazioni mediche e sanitarie di queste Medicine possono essere scelte sia in alternativa alle medicine allopatiche (Alternative), cioè come prima scelta terapeutica, ovvero in associazione a (Complementary) prestazioni mediche e sanitarie della medicina allopatica o biomedicina, sono da considerarsi priorità assoluta per la politica sanitaria dell’Unione Europea.

Infatti la richiesta di MNC e in forte aumento da parte dei cittadini europei.

Tale realtà riflette il bisogno da parte dei cittadini europei di cure olistiche centrate sul singolo paziente.

Circa il 70% della popolazione europea fa usa di terapie di Medicine Non Convenzionali

L’efficacia clinica delle Medicine Non Convenzionali e in molti casi almeno pari all’efficacia della medicina convenzionale, come e dimostrato da numerosi studi di lunga durata che hanno coinvolto migliaia di pazienti.

II profilo di sicurezza ed efficacia delle Medicine Non Convenzionali è positivo, specialmente nel trattamento individualizzato, centrato sul paziente

Le tecniche di produzione dei medicinali non convenzionali rispettano e proteggono l’ambiente

L’inserimento delle Medicine Non Convenzionali fino dal livello delle cure primarie può aiutare a ridurre i costi e l’enorme problema della mortalità e morbidità causato dai molteplici effetti avversi dovuti alla prescrizione di molti medicinali allopatici

Le Medicine Non Convenzionali sono richieste per promuovere e mantenere la buona salute in Europa sia dei giovani che della popolazione anziana.

Le Medicine Non Convenzionali rappresentano un forte contributo di promozione della salute

A beneficio di tutti i cittadini chiediamo con forza che l’Unione Europea promuova l’inserimento delle Medicine Complementari, Alternative e Tradizionali nella sua politica sanitaria.”

Un cordiale saluto

IL PRESIDENTE

(Dott. Giancarla Pizza)

Lettera del Comitato al Prof. F. Fazio

sabato, 4 luglio 2009

www.fondazionericci.it/comitato

Prof. Ferruccio Fazio
Sottosegretario di Stato
Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali

Gentile Professore,

il successo del recente Congresso di Medicina  Ayurvedica a Milano ha riportato in primo piano  il tema delle Medicine Non Convenzionali e del pluralismo in medicina.
L’OMS nella recente Dichiarazione di Pechino, ha raccomandato che tutti gli approcci tradizionali, altrimenti chiamati Non Convenzionali o Complementari ed Alternativi ricevano attenzione e sviluppo in un contesto di garanzia.
Nell’ambito delle Medicine non Convenzionali, recenti tendenze normative in Italia cercano di frammentare questo ampio mondo, dando dignità, e pertanto proponendo una sorta di riconoscimento, solo a agopuntura, omeopatia, fitoterapia, senza peraltro che di queste discipline si espliciti con chiarezza una definizione. Altre medicine e pratiche che la FNOMCeO nel 2002 definì appropriatamente atto medico restano inspiegabilmente escluse e tra queste la medicina antroposofica, l’omotossicologia e la medicina ayurvedica.
Il Comitato di consenso per le Medicine Non Convenzionali in Italia, costituitosi nel dicembre 2003 a seguito della firma del Documento di Consenso, realtà multidisciplinare no profit, che rappresenta associazioni di professionisti e di pazienti, da anni è impegnato perché tutte le realtà del non convenzionale crescano nel confronto con la biomedicina  e al tempo stesso vengano riconosciute nella loro specificità e per il contributo che possono dare alla salute dei pazienti.
L’estremo interesse dei cittadini per tutti questi metodi di cura, documentato anche dalle più recenti indagini statistiche, richiede che per tutte queste metodiche si diano orientamenti normativi a garanzia dei cittadini stessi.

Nonostante la frammentazione normativa che le modifiche al titolo V della Costituzione hanno comportato, con lo sviluppo delle pur legittime iniziative regionali in ambito regolativo, lo Stato mantiene un essenziale compito da svolgere nella definizione delle professionalità e nell’armonizzazione delle prestazioni offerte ai cittadini.

Le recenti  linee guida licenziate dall’AIFA per i medicinali omeopatici costituiscono un importante provvedimento in tema di sicurezza per i cittadini.

Attualmente in Senato in Commissione Sanità è in corso la discussione sul progetto di legge sulle Medicine non Convenzionali e il Senatore Daniele Bosone ne è il relatore.

In qualità di Coordinatrice del Comitato stesso, mi permetto di chiederle  di accogliere per un incontro una delegazione del Comitato composta dai rappresentanti delle diverse medicine  per sottoporre alla sua attenzione le principali problematiche che questo particolare tema pone.

Allego il Documento di consenso e la composizione e presentazione del Comitato.

In attesa di un gentile riscontro,

cordiali saluti,

Antonella Ronchi

Dott.ssa Antonella Ronchi
Medico chirurgo-Omeopata
Via Aurelio Saffi 32   20123 Milano
Tel e Fax: +390248004621  +393397991932
e-mai: anto.ronchi@tiscali.it
Presidente Federazione Italiana delle Associazioni e dei Medici Omeopatici (FIAMO)
Coordinatrice del Comitato di Consenso per le Medicine Non Convenzionali in Italia

Milano, 1.4.09

Bollettino Ordine Medici Bologna n°7 Luglio 20091° Congresso internazionale di Medicina Ayurvedica

sabato, 4 luglio 2009

Bollettino Notiziario n° 7 luglio 2009 • 21

NOTIZIE
I° Congresso Internazionale di Medicina Ayurvedica “Ayurveda:
il senso della Vita – Consapevolezza, Ambiente e Salute”.

Si è svolto il 21 e 22 Marzo 2009 a Milano con grande successo il I° Congresso Internazionale di Medicina Ayurvedica “Ayurveda: il senso della Vita – Consapevolezza, Ambiente e Salute”. L’evento, sotto la Direzione Scientifica del Dr. Antonio Morandi, Presidente della Società Scientifica Italiana di Medicina Ayurvedica – SSIMA, ha visto più di 350 partecipanti provenienti da tutto il mondo seguire, nelle due giornate di lavori, le numerose relazioni scientifiche. Il Congresso ha ricevuto un grande consenso istituzionale testimoniato oltre che dalle lettere di benvenuto da parte di Ferruccio Fazio, Viceministro al Welfare e Salute del Governo Italiano e di Giampaolo
Landi di Chiavenna, Assessore alla Salute del Comune di Milano, dai numerosi patrocini ricevuti quali quelli dall’Ordine dei Medici della Provincia di Milano e dell’Ordine dei Medici della Provincia di Bologna, dalle ASL delle Provincie di Brescia e di Varese, dall’Assessorato alla Sanità del Comune di Milano e dall’Assessorato alla Sanità della Regione Lombardia oltre che dal Comitato Permente di Consenso per le Medicine Non Convenzionali in Italia, della Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona, della Fondazione di Noopolis, della Fondazione Gaia, dell’Associazione di Pazienti Ayurvedici Atah. Ulteriore testimonianza del grande interesse suscitato dal Congresso, il Ministero della Salute e Welfare del Governo dell’India ha inviato una delegazione guidata dal Dr. S.K. Panda Joint Secretary del Dipartimento AYUSH (Ayurveda, Yoga, Unani, Siddha Homoeopathy). Il Dr. Panda ha espresso grande soddisfazione per il successo dell’evento che ha iniziato a tracciare la strada dell’integrazione tra moderna medicina occidentale e antica scienza ayurvedica.
Questo Congresso è stato un evento molto particolare. Oltre ad essere stato un congresso scientifico di medicina ayurvedica questo evento ha riunito tre concetti che, apparentemente nella nostra cultura, tendiamo a tenere separati: il concetto della consapevolezza di sé, quello dell’ambiente e quello della salute. Lo scopo è stato proprio quello di dimostrare che sono elementi intimamente legati uno all’altro e che rappresentano proprio i fattori determinanti della nostra vita. Per questo motivo sono stati invitati al Congresso, insieme ad esponenti autorevoli dell’Ayurveda, noti esperti
di Medicina occidentale e rappresentanti del mondo della Fisica. La connessione fra fisica e medicina occidentale è sempre stata molto forte ma purtroppo limitata al solo funzionamento meccanico e termodinamico degli organismi, o alla realizzazione di potenti strumenti diagnostici e terapeutici. Ad un certo punto la comunicazione fra queste due scienze si interrompe; la fisica ha individuato definito e cercato di spiegare la struttura della realtà e delle sue intime connessioni, mentre la medicina occidentale è rimasta solidamente ancorata alla visione riduzionista e meccanicistica degli organismi. Non è così invece accaduto per l’Ayurveda che, come nel caso delle altre medicine tradizionali, ha sempre avuto una visione della realtà più ampia e soprattutto intesa come un sistema di connessioni, relazioni ed interdipendenze e, su questo concetto, ha sviluppato il suo modello medico. Questo Congresso ha rappresentato il primo tentativo per riunire questi elementi e completare così la triangolazione che ci potrà consentire di entrare in una nuova visione del mondo e la possibilità quindi di praticare pienamente la tutela della salute e la medicina stessa. La difficoltà di tradurre in termini biologici e medici le definizioni della Fisica quantistica in relazione alla struttura della realtà, vengono superate dall’Ayurveda attraverso la sua modalità di osservazione semplice ed intuitiva. Allo stesso tempo le affinità storiche e concettuali fra l’Ayurveda e la medicina occidentale fanno sì che questa impostazione possa essere traslata in termini accessibili e moderni nell’uso, nella cura della salute e nella prevenzione e trattamento delle malattie.

Fra le importanti relazioni presentate (abstract book scaricabile presso www.ayurvedicpoint.it), oltre alla lezione magistrale di apertura del premio Nobel per la Fisica B.D. Josephson sui rapporti fra scienza e filosofia in occidente e oriente, sono da segnalare gli studi presentati dai Dr. Bhushan Patwardan, Madan Thangavelu e Francesco Marotta sulle analogie e conferme ottenute in biologia molecolare dei principi dell’Ayurveda riguardanti le costituzioni individuali e l’effetto dell’ambiente su salute e malattia, dal Dr. Sentamil Selvan, immunologo dell’UCLA e dal Dr. Marini, oncologo di Lugano su nuovi paradigmi delle terapie oncologiche e relazioni con le concezioni ayurvediche, dalla Dr.ssa Rama Jayasundar medico e fisico dell’All India Institute of Medical Sciences e dal Prof. Alex Hankey, fisico teorico, sulle relazioni fra Fisica Quantistica ed Ayurveda. Di grande interesse è poi stata la presentazione del Dr. Ram Manohar su uno studio clinico doppio cieco, randomizzato, controllato per testare l’efficacia su Artrite Reumatoide di medicine Ayurvediche contro Metotrexato, loro combinazione e placebo. Lo studio finanziato da un PICRC Grant del NCCAM National Institutes of Health, USA è stato condotto in India in collaborazione con l’University of Washington, Seattle, l’University of California, Los Angeles (UCLA, USA) e The Ayurvedic Trust, Coimbatore (INDIA) ed ha dimostrato una marcata efficacia dei rimedi ayurvedici equivalente a quella del Metotraxato. Di rilievo poi l’intervento del Dr. Carmelo Scarcella, Direttore Generale dell’ASL della Provincia di Brescia, sull’esperienza di integrazione delle Medicine Non Convenzionali nelle attività della ASL di Brescia. Evento satellite del Congresso è stata una Panel Discussion presieduta dal Dr. Guido Sartori, Vice Presidente della SSIMA, su “Stato attuale e prospettive future della formazione, ricerca e bioetica dell’Ayurveda in Europa” a cui hanno partecipato il Dr. Antonio Morandi, Presidente SSIMA e Direttore Scuola Ayurvedic Point, Mark Rosenberg, Direttore European Insitute of Ayurveda, Atreya
Smith, Presidente European Insitute of Vedic Studies, Avv. Antonio Franchina, dr. Paolo Roberti diSarsina, Esperto per le Medicine Non Convenzionali del Consiglio Superiore di Sanità, e il Dr. Alberto Chiantaretto, membro della Commissione Medicine Non Convenzionali dell’Ordine dei Medici della Provincia di Torino.

COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA LE MEDICINE ALTERNATIVE E IL PROBLEMA DEL CONSENSO INFORMATO

sabato, 2 maggio 2009

Presidenza del Consiglio dei Ministri
COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA
LE MEDICINE ALTERNATIVE
E IL PROBLEMA DEL CONSENSO INFORMATO
Documento approvato dal Comitato Nazionale per la Bioetica all’unanimità nella seduta Plenaria del 18 marzo 2005
1. In questo testo si adotta –senza pretendere che sia in assoluto la più corretta- la dizione medicine alternative, per designare quelle pratiche diagnostico-terapeutiche, poste in essere da medici, che si basano su concetti, teorie e principi attualmente irriducibili alle conoscenze scientifiche consolidate nella e dalla tradizione epistemologica occidentale e le cui pretese di efficacia e di sicurezza, pur ampiamente rivendicate e da molti in diverso modo argomentate, non sono sostenute a parere della maggioranza dei membri del CNB (o comunque non sono sostenute in modo soddisfacente) da prove effettuate con metodologie rigorose e sperimentalmente attendibili. Scegliendo la dizione medicine alternative il CNB è peraltro ben consapevole che ne esistono altre, che pur potrebbero utilmente essere usate, come ad es. medicine complementari, parallele, dolci, naturali, olistiche, integrate, verdi, non convenzionali, non scientifiche, “altre”, ecc., dizioni tutte, in un modo o nell’altro, espressive di aspetti significativi di un diverso modo di pensare la medicina. Anche l’aggettivazione cui si usa comunemente ricorrere per qualificare (a volte antagonisticamente) la medicina da cui la medicina alternativa si vuole differenziare e distanziare può essere molto diversificata: si parla di medicina scientifica, ufficiale, convenzionale, accademica, ortodossa; ma per alcuni sarebbe opportuno abbandonare ogni aggettivazione e limitarsi a parlare tout court di medicina. In
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questo testo verrà utilizzata, come già ha fatto il Comitato in altre occasioni e comunque per le ragioni che sotto saranno indicate, l’espressione medicina scientifica.
2. Con l’espressione medicine alternative il CNB si riferisce in questo documento esclusivamente a pratiche la cui efficacia non è accertabile con i criteri adottati dalla medicina scientifica, quali la pranoterapia, la medicina ayur-vedica, la medicina antroposofica, l’omotossicologia, l’omeopatia, la medicina tradizionale cinese e quella tibetana, la cromoterapia, i fiori di Bach, il Rei-ki, l’iridologia, ecc. Il CNB ritiene invece opportuno denominare non alternative, bensì empiriche altre pratiche terapeutiche, come l’agopuntura reflessologica, la fitoterapia o la medicina manuale, che appaiono in casi determinati benefiche per i pazienti e che non sono sostanzialmente lontane da altre forme di terapia fisica (fangoterapia, crenoterapia, radarterapia, diatermia, massoterapia, ecc.). Le considerazioni svolte in questo testo non fanno riferimento alle medicine empiriche, sulle quali il CNB si riserva di intervenire in altra occasione, e intendono, più in generale, essere una ripresa e un approfondimento delle tematiche sviluppate in particolare nel § 4 del documento Scopi, limiti e rischi della medicina, approvato dal CNB il 14 dicembre 2001.
3. Il CNB è consapevole che l’imponente e crescente diffusione nel mondo occidentale del ricorso alle medicine alternative (fenomeno sociale che non può essere in quanto tale oggetto di studio da parte del CNB) dipende anche (e per alcuni soltanto) dal fatto che molti pazienti trovano soggettivamente beneficio da tali indicazioni terapeutiche: queste esperienze meritano comunque attenzione e rispetto. Il diritto all’autonomia ed alla libertà di cura è infatti un diritto primario di tutti i cittadini, esercitato non solo da parte di coloro che abitualmente o occasionalmente, ma comunque consapevolmente, individuano come medico curante un cultore di medicine alternative, ma anche da parte di tutti i pazienti che con pari consapevolezza decidono di disattendere le prescrizioni della medicina scientifica.
4. Il CNB rileva comunque che il primario diritto del paziente all’autonomia e alla libertà di cura, sia che s’indirizzi verso la medicina scientifica, sia che si concretizzi nel ricorso a trattamenti alternativi, non può mai sostanziarsi in pretese incompatibili con la dignità e i diritti della persona assistita e con il rispetto dovuto alla posizione professionale del medico: costui, nelle società complesse, è eticamente, deontologicamente e giuridicamente garante della salute, oltre che della propria professionalità, e non può essere vincolato alla mera e passiva esecuzione della volontà del paziente.
5. A fronte del beneficio riscontrato soggettivamente dai molti pazienti che ricorrono alle medicine alternative, si rilevano significativi e preoccupanti casi in cui il loro uso deve essere qualificato come obiettivamente e specificamente nocivo. Inoltre, ben può darsi il caso che un paziente
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venga concretamente leso dal ricorso a tali pratiche, per il fatto che l’uso di diagnostiche e di terapie alternative può ritardare inutilmente e a volte purtroppo irrimediabilmente il ricorso a più rigorose ed efficaci diagnosi e terapie di carattere scientifico. I membri del CNB insistono nel sottolineare questa evenienza, nella quale ravvisano uno dei più gravi problemi di eticità con cui devono confrontarsi i fautori e i cultori di tali pratiche.
6. Le Istituzioni pubbliche nazionali e regionali, le Università, gli Ordini dei medici e i Collegi delle professioni sanitarie ed anche le Società medico-scientifiche accreditate hanno, anche sotto il profilo bioetico, il dovere di informare i cittadini non solo sulla pericolosità di ogni automedicazione e di ogni ricorso ad esercenti abusivi della medicina, ma anche sulla validità, sui limiti e sui rischi che porta inevitabilmente con sé qualsiasi pratica –“scientifica” o “alternativa”- che si prefigga finalità diagnostiche e terapeutiche. In particolare, il CNB richiama il ruolo essenziale della sanità pubblica (stabilito e regolato da direttive europee e nazionali) in ordine alla sperimentazione dei farmaci e alla farmacovigilanza. Il ritiro non infrequente dal commercio di farmaci inizialmente ritenuti benefici, ma in seguito risultati rischiosi o sicuramente dannosi, o inefficaci, rappresenta un esempio tipico dell’esercizio degli obblighi pubblici che incombono sull’Autorità sanitaria. La stessa suddivisione ufficiale dei farmaci in classi, ai fini della loro rimborsabilità, indica -attraverso la distinzione tra farmaci indispensabili ed altri ritenuti meno essenziali- come anche in quest’ambito la medicina scientifica riplasmi continuamente le proprie nozioni e le regole di condotta che ne derivano.
7. A parere del CNB è bioeticamente e deontologicamente doveroso che nessuna pratica medico-terapeutica si sottragga all’obbligo di una sperimentazione sistematica, attuata secondo protocolli rigorosi, metodologicamente corretti e vincolanti, in nome del diritto costituzionale alla salute. E’ inoltre da esigere che ogni sperimentazione vada sottoposta a controlli pubblici, attuati per opera di esperti, terzi e indipendenti. Tale dovere incombe, a giudizio del CNB, su ogni pratica medica, quindi anche su quelle riconducibili alle medicine alternative. E’ essenziale che si richieda ai rimedi utilizzati dalle medicine alternative la medesima rispondenza agli standard di efficacia richiesta ai farmaci della medicina scientifica, non essendo accettabile l’istituzionalizzazione di un doppio standard per il mercato farmaceutico.
8. E’ peraltro da rilevare come alcune medicine alternative non accettino di essere sottoposte ai protocolli di verifica sperimentali comunemente adottati dalla medicina scientifica e rivendichino spesso peculiarità che dovrebbero esentarle o che renderebbero non praticabili tali controlli a loro carico. Su questo punto il dibattito epistemologico è particolarmente vivace e certamente non appare destinato a soluzioni rapide e condivise. Il CNB non ritiene di propria competenza prendere posizione su questioni puramente epistemologiche e metodologiche, ma
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non può non dare il giusto peso alle preoccupate prese di posizione in materia di numerose Società Scientifiche e Facoltà mediche e avverte comunque il disagio che tali controverse questioni suscitano in chi sia chiamato ad elaborare valutazioni bioetiche. Molti membri del CNB sono del parere che poiché la fragilità epistemologica (almeno di gran parte) delle medicine alternative appare a loro avviso attualmente dimostrata, essa debba comportare a carico dei medici che ad esse fanno ricorso, responsabilità particolari ed ulteriori, rispetto a quelle che normalmente vanno attribuite ai medici che applicano esclusivamente le metodiche, le Linee-Guida e i protocolli propri della medicina scientifica.
9. All’opinione pubblica deve essere necessariamente e prioritariamente data l’informazione fondamentale che la medicina che si pratica in modo prevalente nel mondo è la moderna medicina scientifica. Bisogna riconoscere (senza peraltro indulgere a trionfalismi, dato che numerosi sono gli errori e a volte le tragedie attivate da pratiche della medicina scientifica) che la diffusione su scala mondiale di questa medicina, assieme all’ulteriore fondamentale fattore delle mutate condizioni di igiene, di alimentazione e in genere di vita di molte popolazioni, ha consentito l’aumento della vita media, la corretta diagnosi, la cura ottimale e spesso la guarigione di un gran numero di malattie (tra cui in particolare quelle epidemiche e infettive). Ed è sullo sviluppo di tale medicina che si basano le speranze di trattamenti risolutivi di patologie oggi infauste, come molte malattie oncologiche, l’AIDS o il morbo di Alzheimer. La medicina scientifica è quella che, a partire dall’adozione del metodo sperimentale, si basa sull’insieme di quelle conoscenze relative alla struttura e alle funzioni del corpo umano che possono essere elaborate grazie all’interazione e all’integrazione di diverse discipline metodologicamente fondate, quali ad esempio la fisica, la chimica, la biologia e in particolare la biologia molecolare, la genetica, la fisiologia, l’anatomia, la patologia generale, la psicologia. Questa medicina, che giorno per giorno aumenta le proprie conoscenze grazie alle ricerche di innumerevoli studiosi, merita altresì di essere definita scientifica, perché è capace, grazie a un dibattito pubblico che esclude di principio ogni settarismo ed ogni esoterismo, di autocorreggersi e di modificare i propri concetti e le proprie prassi con grande flessibilità, in base all’esperienza degli errori compiuti e all’elaborazione di sempre nuovi paradigmi.
10. Come è doveroso, ad avviso del CNB, che i cittadini siano informati sullo statuto, sui progressi, sui successi e sui fallimenti della medicina scientifica, è altrettanto doveroso informarli che le medicine alternative –indipendentemente dai successi affermati dai loro cultori e che il CNB non intende nel contesto di questo documento revocare in dubbio- non possiedono uno statuto epistemologico caratterizzato da un analogo rigore. Molte di esse si configurano come elaborazioni filosofiche e/o spirituali a volte anche molto suggestive, ma irriducibili ad ogni
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controllo empirico. Alcune giustificano la loro efficacia non col riferimento a un corpus dottrinale pubblico, che possa essere insegnato, appreso e quindi trasmesso, ma a facoltà o a poteri congeniti, privati, ipotizzati come presenti nel terapeuta e di cui lo stesso terapeuta non è in grado di indicare la causa o la fonte obiettiva. Altre, come molte forme di medicina popolare, etnica o tradizionale, non hanno conosciuto alcun evidente progresso documentabile nella storia, come risulta evidente dal fatto che appaiono cristallizzate nei loro concetti e nelle loro prassi ataviche centenarie o addirittura millenarie (come ad es. la medicina ayur-vedica o quella tibetana). Altre ancora si impegnano nel ricercare conferme facendo riferimento a comuni nozioni delle scienze fisico-chimiche, senza riuscire mai però a stabilire alcun collegamento reale delle loro pratiche e delle loro pretese con quelle proprie delle scienze dotate di statuti metodologicamente consolidati. E non va sottaciuto come molte medicine alternative non solo assumano atteggiamenti antagonistici, a volte anche molto aspri e ingenerosi, rispetto alla medicina scientifica, ma siano reciprocamente irriducibili, basandosi su principi radicalmente alternativi tra loro e come sia quindi logicamente impossibile difenderle e giustificarle contemporaneamente per la contradizion che nol consente.
11. Quanto detto non comporta, come già si è osservato, che in un significativo numero di casi, grazie al ricorso alle medicine alternative, non si ottenga per molti pazienti il lenimento di loro disturbi (solo però – si osserva da più parti – quando questi sono di lieve rilevanza). E’ anche ben noto che i fautori di alcune medicine alternative insistono nel sottolineare come il loro massimo contributo consista nel trattamento sintomatico di casi cronici, difficili da trattare con i metodi scientifici. Molto più controverso è invece l’accertamento della reale efficacia delle medicine alternative quando siano attive nei pazienti patologie particolarmente severe o a rapido decorso e per le quali non si possono ipotizzare cause o concause psico-somatiche. Ad avviso di alcuni membri del CNB, l’efficacia delle medicine alternative, quando viene rilevata, troverebbe una spiegazione nel ben noto effetto placebo, nonché al maggiore impegno che in genere (e lodevolmente) i cultori di queste pratiche dedicano alla cura e al conforto di ogni singolo loro paziente. E’ infatti noto che alcuni cultori della medicina scientifica trascurano le esigenze psicologiche della persona malata, nella ricerca della corretta diagnosi e terapia della malattia, mentre in genere i cultori delle medicine alternative più frequentemente attivano nei confronti dei malati una prossimità che talora è assente nelle pratiche della medicina scientifica.
12. E’ opinione unanime del CNB che sia bioeticamente doveroso che tutti questi aspetti delle medicine alternative –nelle loro dimensioni positive, come in quelle negative- siano resi noti a tutti cittadini e in particolare ai pazienti. E’ doveroso altresì che questi aspetti siano ben conosciuti anche dai medici: essi devono essere sempre in grado di fornire una leale ed onesta
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informazione sull’efficacia e sui limiti delle prestazioni fornite da qualsiasi prassi medica e quindi anche da quelle non scientificamente o non ancora scientificamente fondate.
13. Al dovere del medico di fornire al paziente tutte le informazioni indispensabili perché egli possa assumere in piena autonomia le proprie decisioni si affianca, come è noto, l’onere del paziente di fornire al medico tutte le informazioni possibili in suo possesso per garantire una corretta diagnosi e un’adeguata indicazione terapeutica. Nel campo delle medicine alternative questo dovere del paziente assume un rilievo cruciale in relazione alle possibili interazioni tra le sostanze prescritte secondo i paradigmi delle medicine alternative e quelle prescritte in base ai protocolli della medicina scientifica: tali interazioni possono impedire ai medici di effettuare una diagnosi corretta e di indicare la terapia ottimale per il paziente. Spesso il paziente è portato a sottovalutare il dovere di fornire queste informazioni, sia perché ignora i possibili effetti dei prodotti farmaceutici (che a volte assume autonomamente, senza il controllo medico), sia per una indebita, ma a volte insuperabile forma di “pudore” nel riferire al medico che lo ha in cura la propria (a volte occasionale) adesione a un modello di medicina che egli sa da lui non condiviso. Da indagini attendibili risulta che in particolare i pazienti che fanno uso di antidepressivi regolarmente prescritti spesso, agendo di propria iniziativa, aggiungono coadiuvanti alternativi, ignorando che i prodotti naturali contro ansia e depressione possono avere effetti pericolosi se assunti contestualmente ad altri farmaci. Il CNB, nella consapevolezza della dimensione di questo problema, insiste sull’importanza di far comprendere all’opinione pubblica la necessità di fondare il rapporto medico-paziente su una reciproca e leale informazione quale elemento imprescindibile per la realizzazione di una vera “alleanza terapeutica”.
14. E’ da ritenere scontato che il dovere di ogni clinico sia quello di comportarsi, di fronte al proprio paziente, secondo scienza e coscienza. Questo antico motto lega insieme due entità diverse – la scienza e la coscienza – in un unicum professionale e vincola il medico –in quanto titolare di un titolo di studio pubblico e di una abilitazione pubblica all’esercizio della medicina- a seguire nel trattamento del paziente non le proprie intuizioni soggettive e private, anche se suggestive, ma ciò che è dettato dalle conoscenze scientifiche pubblicamente convalidate in ogni singolo momento storico. Il CNB riconosce come spetti ad ogni singolo medico la c.d. libertà di cura (in cui anzi è da vedere uno dei fattori del progresso della medicina); ma tale libertà deve necessariamente esercitarsi nella prospettiva fondamentale della tutela della salute del malato e quindi prevedere in primis la proposta al paziente dell’applicazione di rimedi di comprovata efficacia. Solo quando questi mancassero del tutto o si rivelassero nel caso concreto inefficaci (o comunque a minima probabilità statistica di efficacia) o comportassero contro-
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indicazioni vistose, o venissero comunque rifiutati espressamente dal paziente adeguatamente informato, potrebbe apparire lecito, col necessario consenso di questo, il passaggio verso altre terapie, purché però mai frutto di scelte soggettive e/o arbitrarie del terapeuta: è principio bioetico essenziale quello per il quale la libertà di cura debba sempre coniugarsi con la posizione di garanzia che l’ordinamento assegna al medico rispetto al paziente assistito.
15. E’ comunque indubbio, a parere del CNB, che in alcune circostanze (in particolare nel caso di forme morbose non gravi o di pazienti ipocondriaci o in fase di terapia palliativa) appaia giustificato ricorrere alla somministrazione di sostanze o all’esecuzione di pratiche scientificamente non convalidate, a condizione che il paziente, competente e informato, lo richieda espressamente. Il CNB unanime ribadisce però che nel caso di situazioni morbose sicuramente gravi, per le quali esistono rimedi conosciuti ed efficaci, non appare in alcun caso lecito, né giuridicamente, né deontologicamente, né bioeticamente che il medico non effettui gli accertamenti indicati dalla medicina scientifica e non ponga in essere ogni sforzo per chiarire al paziente le conseguenze di un suo eventuale rifiuto di quelle cure che tale medicina giudica utili o addirittura indispensabili. Il CNB è quindi unanime nel ritenere che in tali casi le pratiche mediche non fondate scientificamente non possano sostituire quelle della medicina scientifica.
16. Il CNB è dell’opinione che, se un paziente, adeguatamente informato, intende espressamente rinunciare alle terapie della medicina scientifica e ritiene piuttosto di avvalersi delle indicazioni terapeutiche di una medicina alternativa prescrittagli da un medico, i costi delle preparazioni e delle prestazioni fornite non debbano essere posti a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
17. Particolare attenzione i medici dovrebbero riservare all’uso delle medicine alternative qualora i pazienti siano minori o incapaci, anche nel caso in cui esse vengano richieste da parte dei loro genitori o tutori. Se si escludono le patologie di minimo rilievo, che potrebbero anche suggerire l’ipotesi di non procedere a trattamenti terapeutici, nell’attesa di una più che probabile guarigione spontanea da parte del malato, i medici devono prescrivere sempre il ricorso a terapie scientificamente convalidate.
18. E’ auspicabile che le Università e più in generale tutti gli enti di ricerca nella loro autonomia sviluppino programmi di ricerca sulle medicine alternative, sulla loro storia, sulla loro diffusione, sulla loro plausibilità epistemologica, sui risvolti sociologici del loro impiego e su qualsiasi altro loro aspetto che sia rilevante ai fini della diffusione e dell’incremento del sapere. L’insegnamento o gli insegnamenti che abbiano per oggetto tali aspetti della medicina devono essere mirati a far conoscere agli studenti una problematica di grande rilievo nell’ambito della sanità contemporanea, ma non a veicolare in essi l’idea, epistemologicamente non giustificabile
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e non coerente col prestigioso valore legale dell’unitario titolo di studio rilasciato dall’Università, che il pluralismo nella scienza equivalga a un pluralismo delle scienze. Né è accettabile che l’insegnamento di tali aspetti della medicina possa avere una valenza professionalizzante particolare, spendibile sul mercato diversamente da quella di cui ordinariamente gode ogni medico.
19. E’ infine essenziale che l’insegnamento relativo alle medicine alternative venga affidato a studiosi individuati secondo le ordinarie modalità di reclutamento dei docenti universitari, senza concedere poteri decisionali (che acquisterebbero il carattere di indebiti privilegi) alle associazioni di riferimento delle medicine alternative (e questo in piena analogia con quanto avviene per le società medico-scientifiche, che, per quanto grande possa essere il loro prestigio, non hanno e non devono avere il potere di individuare formalmente i docenti universitari delle loro discipline di riferimento). Ogni medico (e non un medico ad hoc) deve ottenere negli anni della sua formazione una conoscenza adeguata delle ragioni che militano a favore e di quelle che militano contro le pretese delle medicine alternative. Il CNB su questo punto conferma l’avviso a suo tempo manifestato con la Mozione su medicine e pratiche non convenzionali, approvata il 23 aprile 2004.
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POSTILLA
Alcuni membri del CNB ritengono opportuno precisare meglio, nei seguenti termini, la loro posizione. Le cure mediche vanno innanzitutto valutate in funzione della loro efficacia e sicurezza, documentate in accordo con i criteri consolidati ed irrinunciabili dettati dal metodo scientifico. Le basi teoriche e la spiegazione del meccanismo d’azione delle cure sono la guida della pratica medica, ma la loro mancanza non esclude il ricorso a cure documentate in maniera ineccepibile dal punto di vista dell’efficacia e sicurezza. Va rilevato, d’altronde, che molti farmaci della moderna medicina scientifica sono stati introdotti in terapia senza conoscerne il meccanismo d’azione.
In base a questi principi, codificati dalla cosiddetta “medicina dell’evidenza”, si ritiene che anche le medicine alternative, o non convenzionali, vadano giudicate innanzitutto in base alla documentazione, fornita con criteri metodologicamente corretti, dell’efficacia e sicurezza delle cure. I principi ispiratori delle medicine alternative, o non convenzionali, possono avere un valore culturale, ed essere oggetto dei corsi sulla storia della medicina, ma sono secondari dal punto di vista della pratica medica corrente e dell’interesse del paziente.
In conclusione, appare condivisibile il parere del Direttore del Centro delle Medicine Complementari ed Alternative dell’NIH-National Institutes Health, secondo il quale le medicine alternative, o non convenzionali, offrono molte interessanti opportunità, che vanno valutate in “maniera appropriata”, dove il termine appropriata va riferito al rispetto del metodo scientifico.
Prof. Bruno Silvestrini
Prof. ssa Luisella Battaglia
Prof.ssa Cinzia Caporale
Prof. ssa Isabella Coghi
Prof. ssa Renata De Benedetti Gaddini
Prof. Giuseppe Del Barone
Prof. Carlo Flamigni
Prof. Enrico Garaci
Dr.ssa Laura Guidoni
Prof. Demetrio Neri
Prof. Pietro Rescigno
Dr. Pasqualino Santori
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Nell’approvare il documento, il prof. Demetrio Neri ha espresso una riserva sul contenuto del paragrafo 4, che viene qui riproposto nella versione per lui accettabile: “Il CNB rileva comunque che il primario diritto del paziente all’autonomia e alla libertà di cura, sia che s’indirizzi verso la medicina scientifica, sia che si concretizzi nel ricorso a trattamenti alternativi, deve coniugarsi col rispetto dovuto alla posizione professionale del medico: costui, nelle società complesse, è eticamente, deontologicamente e giuridicamente garante della cura della salute, oltre che della propria professionalità, e può legittimamente rifiutare prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico.”
Prof. Demetrio Neri
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Nel testo, al n. 17, a proposito di “pazienti minori o incapaci” si sostiene che “…l’impossibilità di ottenere o, comunque, di considerare valido il consenso a tali pratiche da parte di tali pazienti dovrebbe indurre i medici a suggerire sempre il ricorso a terapie scientificamente convalidate”.
E’ vero: gli adulti possono valutare rischi e vantaggi, possono rifiutare ciò che, a loro avviso, non è utile e che, in quanto tale, non vale il disagio o la sofferenza che comporta, e i bambini no. E’ vero, ma si sa che i bambini, fin quasi all’adolescenza, pensano attraverso i genitori. Se il medico cui essi li hanno affidati è un medico che ha fiducia nelle medicine alternative, perché non ammettere che queste vengano usate anche per i bambini? Riflettendo su questo punto, mi sono chiesta perché non abbiano anch’essi il diritto di fruire della medicina in cui i genitori hanno riposto la loro fiducia e che vedono da loro usare?
Una delle accuse che viene fatta alle medicine alternative è di non avere dimostrabili basi scientifiche. Ma per avere basi scientifiche occorrono ricerche e finanziamenti di natura la più diversa, dalle industrie private agli organismi pubblici statali, cui le medicine alternative finora non hanno avuto se non limitato accesso. Ma i bambini ritengono che è valido (buono) solo quello che vedono fare dai genitori e, pur avendo la capacità di avere un proprio consenso informato, fanno proprio quello dei genitori e accettano con maggiore fiducia le medicine alternative che vedono da essi usare che non quelle prescritte da un medico diverso, anche se “scientifiche”.
Prof. ssa Renata De Benedetti Gaddini
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APPENDICE
I CONCETTI FONDAMENTALI DELLE PRINCIPALI MEDICINE ALTERNATIVE
Non può essere certamente facile riassumere in poche pagine i concetti e le tesi fondamentali che costituiscono l’ossatura teorica delle principali ‘Medicine Alternative’. Qui verranno tratteggiate le idee di base di alcune di queste ‘medicine’, idee dalle quali sono state derivate le prassi diagnostiche e/o curative che vengono applicate dell’esercizio clinico quotidiano.
Per quanto nel linguaggio corrente con i vari nomi (‘Agopuntura’, Omeopatia’, ‘Omotossicologia’, ecc.) vengano indicate le pratiche cliniche, prima di iniziare queste brevi esposizioni appare indispensabile precisare che, in termini rigorosi, le ‘medicine alternative’ sono costituite prima di tutto dalle loro teorie e non dalle prassi terapeutiche realizzate al letto del malato. Le tecniche curative e i loro effetti, infatti, non sono altro che eventi empirici che possono essere interpretati in vario modo; ciò che identifica una specifica medicina alternativa è l’insieme delle entità che questa postula e le relazioni che intercorrono fra queste. Queste entità e queste relazioni, infatti, permettono di formulare le diagnosi, di prospettare le spiegazioni dei fenomeni patologici, di prevedere che certi provvedimenti terapeutici avranno o non avranno un effetto benefico in un certo paziente.
Così, per esemplificare, l’infissione di un ago in un certo punto della cute per ottenere un effetto terapeutico non identifica di certo l’agopuntura cinese. Ciò che connota l’agopuntura cinese è una complessa rete di concetti (vedi avanti) dalla quale si può inferire che l’infissione verticale dell’ago nel punto IT1 (piccolo stagno, palude) 2 mm laterali e prossimali al sulcus matricis unguis esterno del mignolo, si otterranno effetti sulle difficoltà visive, sull’occhio velato, sulla rinite con naso ostruito, sull’epistassi, sulla rigidità nucale, sulle mastiti, sull’ipogalattia, sulla tosse e sul tinnito. Qui “secondo la tradizione avviene il passaggio dell’energia dal meridiano cardiaco al meridiano dell’intestino tenue” (Sembianti 1980, pag. 173). Analogamente, l’infissione verticale di un ago nel punto R2 (valle illuminante, sorgente del serpe) del meridiano del rene che sii trova sulla parte interna del piede, poco al di sotto della prima Tuberositas dell’osso naviculare in un piccolo avvallamento” (Sembianti 1980, pag. 228), regola la sudorazione ed è indicata nei disturbi della coagulazione, nella tumefazione e dolore dell’orofaringe, nel diabete mellito, nelle nefropatie, nelle uretriti, nella spermatorrea, nei dolori allo scroto, nelle vaginiti, nella sterilità, nei disturbi reumatici agli arti inferiori e negli ascessi cutanei di tutti i tipi. Il meridiano del rene era tradizionalmente considerato “l’organo di potenziamento della forza che controlla la volontà, il regolatore del sonno
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invernale e il fondamento della costituzione congenita” (Sembianti 1980, pag. 223). Attualmente viene considerato un meridiano catabolico (Sembianti 1980, pag. 223).
Poiché una trattazione anche superficialissima di tutte le ‘medicine alternative’ sarebbe un’impresa assolutamente impossibile, qui tratteremo alcuni gruppi di queste dottrine legate a una prassi terapeutica, riunite, dove possibile, sulla base delle loro affinità storiche e/o geografiche e/o teoriche.
Le Medicine dell’Asia
a) La Medicina tradizionale cinese
Questa prassi si presenta sotto due forme diverse: a) la medicina popolare, che è un misto di ricette e di tradizioni familiari e di pratiche magiche e religiose basate sul buddismo e sul taoismo (Huard 1981, pag. 97), b) la medicina classica che è costituita da un corpo imponente di trattati canonici, molti dei quali anteriori all’era cristiana, per i quali esistono rilevantissime difficoltà di traduzione e di comprensione nelle lingue occidentali.
Il cosmo, nel quale l’uomo è incluso,”procede ritmicamente da un principio immutabile ed eterno (tao) che si manifesta con due aspetti: lo Yin e lo Yang”. Lo Yin e lo Yang non sono definibili in sé, ma sono entità o concetti relativi l’uno all’altro: ad esempio, Yang è ciò che sta in alto in relazione a ciò che sta in basso; ciò che è più caldo, più asciutto, più vivo, più a destra, mentre lo Yin è ciò che è più freddo, meno asciutto, meno vivo, più a sinistra. Così, la cintola è Yang in rapporto ai piedi ma è Yin in rapporto al capo, e pertanto tutto è contemporaneamente Yin e Yang.
Il cosmo è percorso da un’energia universale che penetra l’organismo umano e lo attraversa percorrendo un sistema di particolarissimi canali non osservabili (i Tching o ‘meridiani’). Questi canali interni affiorano alla superficie cutanea in specifici punti che sono appunti i ‘punti’ utilizzati nell’agopuntura tradizionale cinese. L’energia che circola nell’organismo è solitamente in uno stato di equilibrio che corrisponde alla salute; ogni alterazione di questo equilibrio energetico dà origine ad uno stato patologico che corrisponde ad un eccesso o ad un difetto energetico di uno o più organi. L’agopuntore, che trae il suo giudizio diagnostico dall’esame dei polsi o dall’auricolo-diagnostica, si propone di ristabilire l’equilibrio dell’energia cosmica circolante mediante la puntura di specifici ‘punti’. Pertanto, egli pungerà questo o quel ‘punto’ allo scopo di disperdere (diminuire) o di tonificare (aumentare) l’energia che circola sul meridiano corrispondente e quindi su un organo specifico e sugli altri organi collegati a questo secondo due cicli: il ciclo creativo (o ciclo Cheng) e il ciclo distruttivo” (o ciclo K’eu).
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b) La medicina tibetana
La medicina tibetana o lamaista, diffusa nel Tibet e nell’Asia centrale, deriva principalmente dalla medicina buddista ed indiana ed è fondata sulla dottrina dei tre ‘umori’: la bile, l’aria e il flemma. Con questi nomi, però, non si indicano i tre composti così denominati in Occidente, ma tre principi fondamentali: la mente, l’energia e la materia inerte (Burang 1976, pag. 9). La sede principale della bile è collocata al centro del corpo, quella della flemma nella parte superiore e quella dell’aria nella parte inferiore. Le malattie sono provocate da un’espansione eccessiva di uno di questi tre principi ‘umori’. Mentre gli antichi indiani, essendo inclini alla spiritualizzazione e alla meditazione, erano esposti alle malattie da eccesso di aria, gli occidentali sono oggi esposti alle malattie dovute ad un eccesso di bile e/o di flemma. (Burang 1976, pag. 11). Le malattie si dividono anche in ‘calde’ e in ‘fredde’ e mentre le prime sarebbero dovute ad un’espansione del sangue le seconde sarebbero causate da un’espansione del flemma. La sede delle malattie è localizzata il più spesso all’interno o in prossimità di quattro organi: lo stomaco, il fegato, la parte superiore e la parte inferiore dell’intestino.
La diagnostica tibetana è piuttosto semplice: un’urina torbida indica un eccesso di bile , se il colore è giallo-rossiccio significa che si tratta di una malattia ‘calda’ dovuta alla bile. Un’urina molto schiumosa denota un eccesso di aria e se è del tutto inodore, di flemma. Infine, anche l’aspetto della lingua (giallastra, ruvida e secca, o bianchiccia) indica che l’alterazione è dovuta rispettivamente alla bile, o all’aria o al flemma (Burang 1976, pag.15).
Secondo la medicina tibetana, accanto al corpo materiale esiste “un secondo corpo” che è “il corrispondente sottile del grossolano guscio umano”, attraversato da un numero grandissimo di canali (secondo alcuni sarebbero 1.000, secondo altri, invece, sarebbero 10.000), che permettono la circolazione del “corrispondente sottile dell’aria” (Burang 1976, pag. 20).
Quelli esposti fin qui sono soltanto alcuni dei concetti-base della medicina tibetana. Su altri, come la connessione tra corpo materiale e secondo corpo, il sistema circolatorio della forza vitale, l’esame della pupilla, l’interpretazione diagnostica dei sogni, l’esame delle pulsazioni, la dottrina dei tre canali principali del secondo corpo i sette centri dell’energia vitale (khorlo) (Burang1976, pag. 21-22), la manipolazione del corpo da parte del guaritore dotato di prana, non è possibile trattenersi in questa sede.
Vale la pena di ricordare che lo studio della medicina tibetana viene considerato estremamente difficile e che prima di iniziare qualunque specifico corso medico sono richiesti tredici anni di studio dei fondamenti della materia (Burang 1976, pag.34); inoltre, il medico
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tibetano, prima di essere considerato un valido guaritore deve fare venti anni di apprendistato” (Burang 1976, pag.15).
I rimedi usati nella medicina dei Lama sono numerosissimi e vengono tratti in maggior parte dal regno animale e da quello vegetale; essi supererebbero i diecimila preparati (Burang 1976, pag. 39). Nelle malattie cardiache vengono impiegati l’oro in polvere, la noce moscata, l’asa foetida, e una mistura di zucchero, canfora, nying-sho-sha, e bile di orso e il chu-gang tibetano. Per le malattie epatiche vengono usati la rigginer di ferro, il chiodo di garofano, il cinabro e il rame in polvere.
Oltre ai farmaci il guaritore tibetano considera anche la necessità di rimuovere “l’orgoglio spirituale del malato” (Burang 1976, pag. 49), la prescrizione di esercizi fisici, il salasso (che viene praticato in 77 punti distinti) e la somministrazione di sostanze che provocano gli starnuti (Burang 1976, pag. 51). In particolare, a volte si ricorre all’agopuntura cinese o alla moxa, ma, a volte, anche a trattamenti estremamente crudeli come il versare olio bollente in un’incisione effettuata vicino alla zona malata (Burang 1976, pag. 54-55).
c) La medicina ayur-vedica
La medicina ayur-vedica è la medicina tradizionale dell’India, coltivata dai bramini, ed il suo nome sanscrito significa ‘scienza della vita’ o ‘scienza della longevità’. Essa è stata praticata nell’intero ambito di influenza della civiltà indiana, dalla Persia a Giava, da Ceylon alla Mongolia. Le prime tracce di una medicina vedica risalgono al periodo che va dal 1000 al 500 a.C. L’ayur-veda come sistema medico coerente si è costituito 700-800 anni prima della nascita di Cristo. Secondo la dottrina ayur-vedica l’arte medica sarebbe stata creata da Brahma; essa è contenuta in due trattati scritti rispettivamente da due grandi medici, Caraka e Susruta: la Carakasamhita e il Susrutasamhita.
Secondo la dottrina ayur-vedica ogni essere vivente è dotato di intelligenza ed ogni cosa esistente possiede un certo grado di spiritualità. La materia del corpo umano, come quella del mondo, è costituita da cinque elementi fondamentali, chiamati ‘dhatu’: il vento, il vuoto, il fuoco, l’acqua e la terra. Questi si combinano tra loro e formano così altri sette ‘dhatu’: il chilo, il sangue, la carne, il grasso, le ossa, il midollo e lo sperma. L’organismo è caratterizzato da tre categorie di condotti organici: i dhamani, i sira e gli srotas; i primi due partono dall’ombellico e sono rispettivamente in numero di 24 e di 700 (Huard 1981, pag. 21-22). Nell’organismo vi sono poi 107 ‘punti vulnerabili’ che sono considerati come le sedi dell’energia vitale.
Le varie funzioni del corpo e dello spirito sono regolate da alcuni principi che vengono chiamati Doshas. Il principale fra questi è il soffio vitale, o prana,; gli altri sono il pitta, che risiede nell’intestino tenue e presiede alla digestione e alla temperatura corporea, e il vata che si trova nel
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colon e fornisce l’energia necessaria per la volontà e la respirazione, il kapha rappresenta la coesione e l’equilibrio dei fluidi.
Le malattie sono dovute o a cause accidentali o a una perturbazione dell’equilibrio tra gli elementi responsabili del buon funzionamento dell’organismo (Huard 1981, pag. 27). L’alterazione di uno dei tre Doshas trascina con sé l’alterazione delle azioni degli altri due, dando così luogo a un gran numero di combinazioni patogene, che, secondo un noto testo, sarebbero 62 (Huard 1981, pag. 27). La diagnosi viene posta mediante un esame attento del malato che prevede d’annusarne gli odori, di assaggiarne l’urina e di ascoltare il rumore della respirazione, i borborigmi, gli scricchiolii delle articolazioni, le alterazioni della voce. Dall’esame dei polsi, che è differente da quello praticato nella medicina cinese, il medico indiano vuole riconoscere le perturbazioni nell’equilibrio del prana , della bile, e del flegma (Huard 1981, pag.31). La prognosi sul decorso delle malattie ha l’aspetto di un’arte divinatoria poiché ritiene di poter predire lo svolgimento di una malattia dai vestiti della persona venuta a chiedere del medico o dalla direzione del vento che soffiava al suo arrivo (Huard 1981, pag.33). Nell’Ayur-veda l’igiene e la profilassi sono particolarmente sviluppate: le unzioni, i massaggi, la pulizia orale, l’igiene sessuale sono raccomandati e descritti con cura. Anche la dieta ha ricevuto una grande attenzione: sono raccomandati l’orzo, il grano, il riso rosso, il fagiolo mango, le lenticchie (Huard 1981, pag.37), gli oli vegetali e le materie grasse di origine animale. Il latte, infine, avrebbe la caratteristica di placare i tre Doshas (Huard 1981, pag. 39).
Data l’unitarietà fondamentale della natura, la dottrina ayur-vedica ritiene che anche le piante possiedano un certo grado di coscienza attraverso la quale si mettono in comunicazione con l’intero universo. Nel corpo, poi, esisterebbe un principio organizzativo centrale, detto ‘Aghi’, che è presente anche nel resto della natura e soprattutto nelle piante; questo principio controlla la funzione digestiva ed il metabolismo e, attraverso queste funzioni, conferisce la salute del corpo. Quando il cibo non viene adeguatamente digerito per la presenza di un ‘Aghi’ debole, si formano tossine (Ama) che danno origine alle malattie. Le erbe medicinali curano l’organismo malato trasmettendogli il loro’Aghi’ e con questo la capacità di digerire le sostanze che prima non potevano venire interamente trasformate e assimilate.
Scopo principale della terapeutica ayurvedica è di ristabilire l’equilibrio fisiologico, ripristinando l’equilibrio dei doshas. Per raggiungere questo scopo i medici ayurvedici impiegano molti tipi di trattamenti: la dieta, l’esecuzione di esercizi, massaggi con olio medicamentoso, trattamenti di colore, la somministrazione di erbe e tecniche mentali, fra le quali la principale è la meditazione trascendentale.
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d) Reiki
Il Reiki è una tecnica di guarigione e di autoguarigione che si attua con l’imposizione delle mani su varie parti del corpo; essa sarebbe capace di guarire attivando ed amplificando l’energia vitale che è presente negli esseri viventi. Lo scopritore del Reiki è stato un monaco cristiano vissuto in Giappone nel XIX secolo che avrebbe ripreso un antichissimo sistema di guarigione naturale risalente a Buddha. Il Reiki viene appreso mediante un’iniziazione che si realizza l’acquisizione di tre diversi livelli di conoscenza.
Durante il trattamento del Reiki questo agirebbe sui quattro ‘corpi’ principali della nostra esistenza: il corpo fisico, il corpo emozionale, il corpo mentale e il corpo spirituale ”che è la parte di noi che ricerca il Divino ed è anche la capacità di amare se stessi e gli altri” (Ancona 1996). Durante il trattamento avverrebbe lo sblocco emozionale: infatti, secondo il Reiki “la vera causa dei nostri problemi fisici e psichici sarebbero carenze affettive antiche, che si somatizzano nel nostro corpo”. I trattamenti del Reiki si attuano applicando le mani sui luoghi dei sette chakra principali del corpo, attraverso i quali l’energia entra ed esce dalla nostra aura e dal nostro corpo fisico”(Ancona 1996).
Le Medicine Europee
a) L’Omeopatia
E’ la dottrina medica concepita da un medico nato a Meissen, Samuel Hahnemann (1755-1843). Questi concepì l’idea che i pazienti dovessero essere trattati con quei farmaci che nel soggetto sano producevano i sintomi che essi lamentavano. Il principio-base di questa medicina era quindi sintetizzato nel motto «similia similibus curentur» e si opponeva al principio sostenuto da Galeno «contraria contrariis curentur»; per questa ragione Hahnemann chiamò la propria medicina «omeopatia» e la contrappose alla terapeutica a quell’epoca in vigore, che chiamò «allopatia». A questo principio il medico sassone ne fece seguire un secondo: poiché l’azione dei farmaci aumentava con il diminuire della dose, i medicamenti dovevano venire diluiti fino a concentrazioni bassissime (principio delle diluizioni infinitesimali) e somministrate ai pazienti in quantità piccolissime. Nella preparazione dei rimedi la soluzione doveva venire agitata manualmente secondo certe regole specifiche perché queste scosse avrebbero ‘dinamizzato’ il rimedio risvegliando ad attività le forze dormienti e aumentando enormemente le capacità terapeutiche.
Secondo la dottrina omeopatica di Hahnemann l’organismo umano agisce in quanto è animato da ‘un’energia vitale immateriale’ che ne informa tutte le parti. La malattia, poi, sarebbe uno stato in cui “questa ‘forza vitale’ indipendente e presente ovunque nell’organismo e
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immateriale è perturbata dall’azione di qualche agente patogeno”,. In altre parole, “le malattie non sono alterazioni meccaniche o chimiche della materia vivente e non dipendono da un agente patogeno materiale, ma sono soltanto una perturbazione spirituale e dinamica della vita” (Organon pag. 30). “Ogni malattia è – insomma – l’effetto di una potenza immateriale, nemica, che disturba il principio vitale, dominante, misterioso in tutto l’organismo” (Organon, pag.99).
Quanto alle specie delle malattie, il medico tedesco rifiutò la nosografia allora esistente e ridusse le malattie croniche (i miasmi) a tre: la psora, la sicosi e la lue. Secondo la dottrina omeopatica “la psora è la causa fondamentale, vera determinante di quasi tutte le altre forme morbose, frequenti e innumerevoli, che figurano in patologia come entità proprie, chiuse, che vanno sotto il nome di nevrastenia, mania, melanconia, epilessia, convulsioni di ogni specie, scrofola, scoliosi e cifosi, cancro, varici, gotta, emorroidi, itterizia, cianosi, idropisia, amenorrea, emorragia gastrica, nasale, polmonare, emicrania, sordità calcolosi renale, ecc.” I farmaci, poi, non agirebbero in virtù delle loro caratteristiche chimiche, ma grazie ad una “forza spirituale” che è “insita nella loro intima essenza”. “La triturazione e la succussione, infatti, – ha scritto Hahnemann – sviluppano le energie terapeutiche interne e quasi spirituali delle sostanze grezze” (Organon, pag. 148). Così, “tutte le medicine guariscono senza eccezione le malattie che hanno i sintomi similari più vicini, e che nessuna di dette malattie lasciano non guarita”.
Dopo la morte di Hahnemann la sua dottrina medica subì fasi alterne di fortuna e la sua diffusione si associò ad accesi contrasti ed alla nascita di scuole diverse. Nonostante questi dissidi tutti gli omeopati hanno sempre riconosciuto la validità sostanziale dei principi enunciati dal fondatore: la legge dei simili, la diluizione infinitesimale, la dinamizzazione.
Per quanto non sia possibile seguire le numerose ramificazioni dottrinali dell’omeopatia, è opportuno ricordare James Tyler Kent, un medico statunitense, che ha approfondito la teoria del fondatore, sostenendo che “l’uomo, sarebbe formato da una triade di elementi: la volontà e l’intelletto, che costituiscono un’unità, la forza vitale [che è] ministra dell’anima, e infine, il corpo materiale” (pag. 49). Inoltre, “ogni vera malattia procede dall’interno dell’organismo verso l’esterno poiché l’uomo è immune da ciò che procede dall’esterno verso il centro e quindi il movimento centripeto è impossibile” (pag. 49).
Leo Vannier è stato invece il fondatore dell’indirizzo costituzionalistico omeopatico. A suo giudizio gli uomini sarebbero classificabili, sulla base delle loro proporzioni corporee e delle loro caratteristiche psichiche, in tre tipi fondamentali: a) la costituzione carbonica, b) la costituzione fosforica, c) la costituzione fluorica.
In tempi più recenti sono stati proposti altri indirizzi omeopatici: l’indirizzo di O.A. Julian ispirato al materialismo dialettico, la scuola argentina di T.P. Paschero e la scuola tomista di A.E.
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Masi. Altri hanno poi tentato di valorizzare, all’interno della medicina omeopatica, i concetti della medicina psicosomatica ed hanno invocato le recenti acquisizioni scientifiche della psico-neuro-immuno-endocrinologia per giustificare le teorie hanemanniane (Masci 1993). Altri ancora hanno cercato di trovare relazioni fra l’omeopatia e la psicoanalisi o hanno invocato nozioni delle scienze fisico-chimiche (la fisica quantistica, la nozione di complessità) o una supposta crisi teoretica della medicina per dare ragione delle teorie di Hahnemann.
Per quanto non sia questa la sede per un’analisi adeguata dell’omeopatia, è opportuno ricordare che, sul piano puramente scientifico, le teorie proposte da Samuel Hahnemann a cavallo fra XVIII e XIX secolo sono in evidente contrasto con le più consolidate conoscenze della chimica e con quelle della fisiologia, della patologia e della farmacologia attuali. Sul piano clinico, poi, i lavori presenti nella letteratura medica internazionale che mostrano una certa efficacia dei rimedi omeopatici sono in numero ridottissimo e molti di questi peccano di evidenti difetti metodologici. Una recente rivista dei lavori pubblicati, curata da un’azienda che produce medicamenti omeopatici (Guna S.r.l., Milano), ha elencato soltanto 98 studi clinici controllati che danno informazioni definite ‘valide ed inequivocabili’ sugli effetti dei rimedi omeopatici. Di questi studi ben 59 provengono da riviste pubblicate in ambiente omeopatico (riviste o abstracts di Congressi omeopatici) o da tesi di laurea non pubblicate, e solo 39 provengono da riviste accreditate dalla comunità medico-scientifica. Di questi 39, ben 12 riguardano situazioni patologiche di scarsissima rilevanza clinica, nelle quali è difficile obbiettivare reali risultati clinici, come riniti, sindromi influenzali, fibromiositi, distorsioni, colon irritabile, faringiti, diarree del bambino, vertigini. All’opposto, non viene riportato alcun lavoro negativo nei riguardi delle terapie omeopatiche (Milani 2002).
b) Omotossicologia
L’omotossicologia è una dottrina derivata dall’omeopatia e concepita negli anni 30 del XX secolo dal medico tedesco Hans Heinrich Reckeweg. Questi ha tentato di aggiornare la dottrina di Hahnemann rendendola compatibile con i concetti della biologia moderna, e in particolar modo dell’immunologia. Reckeweg è partito dal concetto di ‘omotossine’, intendendo con questo termine qualunque molecola capace di provocare un danno all’organismo.
Secondo i concetti di Reckeweg le malattie sono dovute all’accumularsi nei tessuti di sostanze tossiche della natura più varia, interne o esterne all’organismo (omotossine). In particolare, alcune di queste sostanze si legano con altre molecole prodotte dall’organismo formando macromolecole che si depositano nel tessuto connettivo determinando nel tempo danni tissutali o, a volte, la formazione di complessi antigene-anticorpo. Solitamente queste omotossine possono
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venire eliminate attraverso gli emuntori o grazie ad un insieme di fenomeni chiamati ‘sistema della grande difesa’. In questi casi è opportuno che il medico applichi il principio di Hahnemann e somministri la stessa omotossina o un omeoterapico ‘simile’ in forma diluita, anche se in misura inferiore a quanto prescritto dall’omeopatia classica. L’antiomotossico agirebbe come stimolo, privo però di ogni effetto tossico, e mobiliterebbe meccanismi difensivi addizionali che si rivolgono dapprima contro la nuova tossina e in seguito contro le omotossine naturali (John 1989).
La prescrizione dell’omotossina appropriata presuppone che il medico abbia formulata una diagnosi ed abbia giudicata la reattività del singolo individuo. Reckeweg ha anche prospettato un approccio semplificato proponendo sia medicamenti composti di più farmaci diluiti, sia l’uso contemporaneo in uno stesso preparato di più diluizioni associate di uno stesso rimedio.
Appare in modo evidente che l’omotossicologia ha voluto riprendere il pensiero di Hahnemann combinandolo con alcune nozioni scientifiche attuali e semplificando la prassi clinica. Tuttavia, appare altrettanto evidente che i concetti esposti da Reckeweg sono del tutto generici e non sono supportati da prove empiriche adeguate. Inoltre, i termini impiegati dal medico tedesco sono soltanto in apparenza sovrapponibili ai concetti scientifici (tossina, antigene, anticorpo, reazione di difesa, ecc.) che portano lo stesso nome; i processi a cui l’omotossicologia fa riferimento hanno solo una lontana analogia con i reali fenomeni di cui parlano la biochimica e l’immunologia. Infine, come per l’omeopatia, gli studi clinici effettuati finora sono carenti sul piano metodologico e sono stati pubblicati solo sulle riviste dedicate alle medicine alternative.
c) La Terapia con fiori di Bach
La ‘terapia con fiori di Bach’ è un sistema terapeutico derivato dal pensiero omeopatico e concepito nel 1930 dal medico britannico Edward Bach (1880-1936). Bach era un medico batteriologo ed omeopata che sulla base dell’ipotesi che tutti i disturbi sorgessero per uno squilibrio interiore che genera reazioni emotive negative, propose un sistema curativo basato sulla somministrazione di 38 fiori. La teoria patologica sulla quale si è basato Bach è strettamente spiritualista ed è stata esposta dal suo autore con queste parole: “La malattia non è né una crudeltà in sé, né una punizione, ma solo ed esclusivamente un correttivo, uno strumento di cui la nostra anima si serve per indicarci i nostri errori, per trattenerci da sbagli più gravi, per impedirci di suscitare maggiori ombre e per ricondurci sulla via della verità e della luce, dalla quale non avremmo mai dovuto scostarci”.
Per guarire le malattie non bisogna combatterne i sintomi, ma inondarle di vibrazioni energetiche, armoniche superiori, che avrebbero dissolto gli stati d’animo negativi come neve al sole. “Fiori cespugli e alberi di ordine superiore – ha scritto Bach – hanno grazie alla forza delle
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loro vibrazioni, la capacità di aumentare le nostre e di aprire i nostri canali di comunicazione col nostro Io Spirituale; di inondare la nostra spiritualità con le virtù di cui abbiamo bisogno e di purificare con ciò le carenze caratteriali che sono all’origine delle nostre sofferenze”. Bach identificò per via intuitiva 38 piante che corrispondevano a 38 concetti spirituali dell’uomo e che erano dotate di virtù guaritrici divine (Scheffer, 1997, pag. 17). Queste piante devono venire raccolte allo stato selvatico e in luoghi non contaminati dall’uomo, di mattina e in un giorno di sole. Dopo essere stati raccolti i fiori devono essere sottoposti a cottura , filtrati più volte e trasferiti in bottiglie con alcool dove saranno conservati.
d) La Medicina Antroposofica
La Medicina Antroposofica è una dottrina elaborata nel secolo scorso dal pensatore austriaco Rudolf Steiner (1861-1925). Per comprendere bene questa medicina è indispensabile possedere le nozioni principali della dottrina filosofica e pedagogica sulla quale questa si basa: l’Antroposofia. Per Steiner tutto ciò che esiste è in qualche misura spirituale: lo spirito, infatti, non si limita all’uomo o eventualmente agli animali, ma è presente anche nelle piante e nei minerali.
Nelle piante agiscono forze speciali, che l’antroposofia chiama ‘forze eteriche’ o ‘forze plasmatrici’, che non avrebbero nulla a che fare con la forza vitale’ dei vitalisti ottocenteschi e che si manifesterebbero soltanto in presenza di acqua. Queste forze formerebbero il ‘corpo eterico’ che non è accessibile ai nostri sensi ma che è intimamente unito al corpo fisico. Negli animali, poi, comparirebbe durante lo sviluppo embrionale, a partire dalla gastrulazione, una forza nuova – l’interiorizzazione – che costituisce un terzo elemento il ’corpo psichico’ o ‘corpo astrale’, che può agire solo per mezzo dell’elemento gassoso, cioè dell’aria. Infine, l’uomo, per la sua capacità di avere coscienza di sé stesso, è formato di un’altra entità che è lo ‘spirito umano’ legato materialmente a un substrato materiale che è ‘l’organismo di calore’. L’uomo, insomma, ha in comune con il regno minerale il corpo fisico, con il regno vegetale il corpo eterico, con il regno animale il corpo astrale, ma è il solo a possedere un Io o ‘spirito umano’ (Bott 2000, pag. 17). Il corpo fisico e il corpo eterico formano il complesso inferiore, mentre il corpo astrale e lo spirito umano formano il complesso superiore.
Nell’uomo si constata – secondo la medicina antroposofica – una tripartizione dell’organismo. Questo, infatti, mostra una polarità che va dall’alto in basso, che divide il corpo in un polo superiore o cefalico in cui si concentrano luce, suoni, aria, in un polo inferiore o degli arti e in una regione intermedia, costituita dal torace, che, per i movimenti degli organi che vi sono contenuti, prende il nome di ‘regione ritmica’ ed è lo strumento dei sentimenti e dell’affettività.
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Lo stato di salute implica l’equilibrio fra polo superiore e polo inferiore e, se uno dei due tende a prevalere, l’equilibrio viene ripristinato dal sistema ritmico e soprattutto dal cuore che “percepisce ciò che viene dall’alto e ciò che viene dal basso, e agisce come uno sbarramento che orienta e canalizza il flusso sanguigno al fine di armonizzare le due tendenze” (pag. 24).
Lo stato di malattia, secondo la medicina antroposofica, è sempre caratterizzato da modificazioni dello stato di conoscenza, mentre lo stato di salute è caratterizzato dall’assenza della coscienza di ciò che ha luogo negli organi. Le cause di malattia non possono essere individuate dallo studio dei cadaveri effettuato dall’anatomia patologica, poiché “la malattia appare come uno spostamento, come una preponderanza delle forze astrali sulle forze eteriche” (pag. 29). Quando questa azione del corpo astrale si prolunga e giunge a colpire il corpo fisico, vi produce delle ‘deformazioni’ che sono appunto le alterazioni rivelate dall’autopsia. Se, però, le forze eteriche restano inutilizzate possono provocare spinte vegetative anormali, proliferazioni, formazioni tumorali” (pag. 30).
Quanto, poi, alla terapia farmacologica, le sostanze introdotte non agiscono da se stesse, ma attraverso le forze di cui essere sono vettrici, alle quali l’organismo deve opporre le proprie forze. Affinché una sostanza agisca è necessario che l’organismo la faccia propria” (pag. 181); per giungere a ciò l’organismo deve opporre una reazione (pag. 181) ed “è proprio distruggendo le sostanze, opponendosi alle loro forze, che esso si fortifica” (pag. 184). Secondo le parole di Rudolf Steiner l’organismo omeopatizza il farmaco ed è solo nella misura in cui esso è capace di realizzare quest’omeopatizzazione che vi è azione terapeutica (pag. 185).
e) La Pranoterapia
Questa terapia è difficilmente classificabile e consiste nell’imposizione delle mani sulla parte del corpo in cui il malato percepisce dolore.
Coloro che praticano tale tecnica terapeutica vengono chiamati spesso guaritori o pranoterapeuti. Essi agirebbero “con mezzi personali, derivanti da facoltà congenite, naturali, attraverso l’imposizione delle mani e con altri sistemi, trasmettendo anche a distanza, un fluido terapeutico prodotto da radiazioni fisico-psichiche” (Racanelli 1973, pag. 35). In altre parole, la capacità di guarire attraverso l’imposizione delle mani sarebbe un dono che alcune persone possiedono e che non é in alcun modo comunicabile ad altri: esso esiste e non può essere insegnato né appreso.
Secondo un’interpretazione, “la terapia bioradiante“ sarebbe “un trasferimento di energia biofisica, biopsichica o biospirituale fra due stazioni umane” (Racanelli 1973, pag. 68) e potrebbe
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quindi essere fatta risalire al magnetismo animale invocato da Franz Anton Mesmer (1734-1815). Naturalmente nessuna di queste energie ha mai ricevuto la benché minima prova sperimentale.
Secondo un’interpretazione del tutto diversa, gli effetti descritti dai pranoterapeuti non sarebbero affatto dovuti ad un fluido magnetico, ma sarebbero attribuibili soltanto ad un effetto psicocinetico determinato dal rapporto interpersonale, inconscio che si viene a creare fra il guaritore e il malato (Pavese 1990, pag. 182).
Le Medicine Empiriche
a) La Fitoterapia
Secondo la definizione datane da Fabio Firenzuoli “la fitoterapia consiste nella cura delle malattie con le piante medicinali e loro derivati, considerando premessa necessaria e indispensabile la ricerca fitochimica e farmacologica” (Firenzuoli 1993, pag. 5).
In tesi generale, la fitoterapia non mostra caratteristiche tali da indurre a considerarla una ‘medicina alternativa’ come, ad esempio, l’omeopatia o la medicina tibetana’. Essa applica metodiche di studio e di controllo che non si discostano di molto da quelle della medicina scientifica e non fa uso di concetti privi di riscontro empirico. In effetti, in passato la medicina ha sempre adoperato prodotti naturali provenienti dal regno vegetale e solo nella prima metà dell’800 con gli studi di Francois Magendie e di Claude Bernard dalla fitoterapia si è staccata la farmacologia scientifica (Federspil e Berti 1998, pag. 299). Nella sua versione ortodossa la fitoterapia ritiene che “le piante medicinali agiscano in quanto contenenti sostanze chimiche naturali farmacologicamente attive”. Inoltre, molte ricerche biochimiche hanno chiarito la composizione chimica delle piante e in molti casi hanno mostrato l’attività farmacologica e clinica delle sostanze estratte dalle piante stesse. Naturalmente questo lavoro di ricerca e di progressiva spiegazione dei meccanismi d’azione dei prodotti vegetali è tutt’altro che completato e pertanto la fitoterapia mostra ancora in moltissimi casi di trovarsi ancora in una fase di sostanziale empirismo (Murray 2003).
E’ però necessario a questo punto dire chiaramente che, accanto a questa fitoterapia ortodossa, ne esiste un’altra di natura molto diversa, che fa appello sistematico pseudospiegazioni e/o a spiegazioni e a sistemi di pensiero che non hanno nulla in comune con il sapere scientifico. Ad esempio in una recente trattazione dedicata alla ‘Fitoterapia comparata’ si fa riferimento alla fitoterapia tradizionale cinese affermando che lo scopo generale della terapia è: a) riacquistare l’equilibrio nelle funzioni Zang Fu e b) riacquistare l’equilibrio dello Yin-Yang, e che ogni malattia manifesta una tendenza specifica: a) verso l’altro (singhiozzo, tosse), b) verso il basso (diarrea), c) verso l’esterno (sudorazioni), d) verso l’interno (sintomi di superficie) (pag. 83). In questa
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trattazione si suggerisce di integrare l’impostazione Costituzionalistica della Medicina Tradizionale Cinese e la Psiconeuroimmunoendocrinologia. Ciò permette di individuare cinque costituzioni fondamentali: Legno, Terra, Fuoco, Metallo, Acqua, che risponde a definite caratteristiche psiconeuroimmunoendocrine (pag. 99). Così, ad esempio, il soggetto Fuoco Yang “ha carattere passionale, emotivo, estroverso, è rosso in viso con sguardo fiero, dominante, è un idealista ispirato, nell’infanzia può aver sofferto di convulsioni, febbre, epistassi o epilessia; le sue malattie sono acute per non dire esplosive” (Di Stanislao et al. 2001. pag. 108).
Allo stesso modo, un’altra trattazione si prefigge di integrare le conoscenze delle piante medicinali di occidente con la medicina cinese e ayur-vedica. In base alla medicina cinese essa classifica le piante medicinali in base alle quattro nature, ai cinque sapori, alle quattro direzioni e ai meridiani coinvolti. In base all’ayur-veda, invece, essa classifica le piante in base all’energia (Virya), ai Sapori (Rasa), all’effetto post-digestivo (Vipaka) e alla Potenza Specifica (Prabbava) (Tierra. 1995. pag. 37).
Appare evidente che fino a che non si sia ben distinta la «fitoterapia» ortodossa da quelle che si mischiano con altre medicine alternative, sarà necessario mantenere un atteggiamento estremamente prudente nel valutare le varie prassi che adottano questa denominazione.
b) La Medicina manuale
Con questa espressione si indica un gruppo di tecniche diverse basate sostanzialmente sulla stimolazione dell’organismo dall’esterno per mezzo di modalità meccaniche, come il massaggio, la spinta, il rotolamento, la pressione, ecc. Molte tecniche terapeutiche vengono indicate con il nome di ‘lavoro sul corpo’ (bodywork) ed agiscono migliorando il tono muscolare, la circolazione dei liquidi, la postura. In linea di massima si tratta di tecniche non invasive e sicure che agiscono verosimilmente anche generando uno stato di rilassamento psichico che migliora l’umore del paziente. Dato il gran numero delle tecniche che vengono usate è difficile dare un giudizio analitico su ciascuna di esse. Merita però di essere sottolineato che molti cultori della medicina manuale lavorano con tecniche miste e che applicano insieme modalità diverse di terapie alternative: così, ad esempio, accade che una seduta di shiatsu venga completata con qualche minuto di cromopuntura, cioè di stimolazione con luci colorate dei punti riflessogeni (Speciani et al. 2001, pag. 90).
Inoltre, i medici che eseguono la terapia manuale tendono ad applicare l’una o l’altra tecnica sulla base dei principi delle medicine orientali. Lo shiatsu, ad esempio, è un massaggio giapponese che utilizza pressioni su centinaia di punti per stimolare “il flusso dell’energia lungo i meridiani allo scopo di accrescere i naturali poteri di autoguarigione del corpo umano” (Speciani et al. 2001, pag.91). L’automassaggio orientale è volto a riequilibrare l’energia vitale dell’organismo. Il
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massaggio cinese «tuina» viene effettuato in zone cutanee corrispondenti ai canali di agopuntura: così, per esemplificare, la manipolazione sul punto 20 BL Pishu agirebbe sul sistema milza-stomaco per elaborare e assimilare l’energia acquisita. Le indicazioni di queste tecniche sono vastissime: per dare un esempio il massaggio cinese agirebbe sui seguenti disturbi: nevrastenia, raffreddore, gastroptosi, ipertensione, depressione, diabete, diarrea, stipsi, enuresi, ernie, obesità, cefalea, vertigini, lombalgie, periartrite scapolo-omerale, amenorrea, mestruazioni irregolari, pertosse, vomito, orzaiolo, acufeni, epistassi, congiuntivite, mastiti, sterilità, distorsioni, emiplegia, ecc. (Corbellini 1999).
Altre tecniche che agiscono all’esterno dell’organismo sono la chiropratica e l’osteopatia. La chiropratica è una manipolazione che tende a correggere il malposizionamento dei muscoli e delle vertebre, poiché tale malposizionamento “può interferire con i normali impulsi nervosi e disturbare la trasmissione di energia dal cervello alle altre parti del corpo”. L’osteopatia è basata sull’ipotesi che “le posture scorrette aumentano la possibilità di creare squilibri alla colonna vertebrale e, attraverso le innervazioni che fuoriescono da questa, a tutti gli organi collegati”. L’opera dell’osteopata si prefigge perciò di ripristinare, con particolari tecniche manipolative, l’equilibrio strutturale perduto.
Queste ultime tecniche non fanno riferimento a teorie esoteriche o non controllabili e, pertanto, per quanto non abbiano ancora solidi fondamenti scientifici, sono da considerare pratiche empiriche.
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Relazione della SSIMA alla XII Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica

sabato, 2 maggio 2009

Roma 09/04/2009

AYURVEDA, LA MEDICINA TRADIZIONALE INDIANA

1. Le basi dell’Ayurveda: Modello di realtà, diagnosi e terapia
2. L’attività della Società Scientifica Italiana di Medicina Ayurvedica
3. La necessità formativa
4. Considerazioni per la futura legge sulle MNC
5. Punti qualificanti per la futura legge sulle MNC

AYURVEDA, LA MEDICINA TRADIZIONALE INDIANA

1. Le basi dell’Ayurveda: Modello di realtà, diagnosi e terapia

Il termine Ayurveda definisce la Medicina Tradizionale Indiana ed è un termine in sanscrito, antica lingua indiana, che deriva dall’unione di due parole: Ayus e Veda. Il termine Veda indica “conoscenza” mentre Ayus sta ad indicare “vita” nella sua durata, quindi Ayurveda significa “scienza della conoscenza della durata della vita” o “scienza della conoscenza della vita nella sua durata”.
In Ayurveda la vita viene intesa come una continua interazione tra corpo, organi di senso, mente, anima, ed un essere vivente come un continuo feedback fra percezione sensoriale, elaborazione mentale e risposta adattiva all’ambiente. La relazione tra corpo e mente, era già stata descritta migliaia di anni fa nei testi classici di Ayurveda.
L’Ayurveda come Medicina Tradizionale e come sistema filosofico e di conoscenza scientifica, si prefigge quattro scopi fondamentali: prevenire le malattie, curare la salute, mantenere la salute, promuovere la longevità.
Il termine salute/sano in sanscrito è Svastha che letteralmente significa “stabilizzarsi nel sè” o “nella condizione propria a sè stessi”, da cui si evince come il concetto di salute sia considerato come condizione naturale dell’uomo e la malattia un’allontanamento da una condizione di normalità.
Sushruta, grande medico ayurvedico (ca V sec. AC) così definisce lo stato di salute: “L’individuo sano è colui che ha umori, il fuoco digestivo, i componenti tissutali e le funzioni escretorie ognuno in buon equilibrio, e che ha lo spirito, i sensi e la mente sempre compiaciuti”. Questa definizione considera i tre principali aspetti della vita della persona: corpo mente e spirito e rappresenta la realtà in modo così completo che l’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha fatto letteralmente proprie questa parole nella sua descrizione dello stato di salute: “La salute è uno stato di pieno benessere fisico, psichico e sociale”.
Uno dei principi fondamentali dell’Ayurveda considera l’uomo come una miniatura della natura: la natura è il macrocosmo, l’uomo il microcosmo; e ciò semplicemente significa che i principi, gli elementi ed i processi presenti nella natura sono gli stessi presenti nell’uomo, quello che si trova fuori dall’uomo lo si ritrova anche dentro.

Secondo la visione Ayurvedica la molteplicità del reale e dell’Universo deriva dalla combinazione di Cinque Elementi di base: Spazio, Aria, Fuoco, Acqua e Terra. Questi elementi rappresentano stati diversi, percepibili, della densità della materia che, come tali, si esprimono con modalità e proprietà differenti e formano gli esseri viventi determinandone strutture e funzioni. Le varie combinazioni dei Cinque Elementi nell’espressione del reale, definiscono tre principi chiamati Dosha: Vata Dosha, Pitta Dosha e Kapha Dosha. Con una definizione molto semplice possiamo definire tali principi come espressioni articolate delle proprietà della materia che, per struttura e caratteristiche proprie, governano le funzioni psico-fisiologiche dell’individuo. Secondo l’Ayurveda individuo è l’espressione unica ed irripetibile della combinazione di questi tre Dosha, le cui varie prevalenze identificano varie tipologie costituzionali. Le espressioni dei Dosha nei vari tessuti e funzioni di un organismo sono individuabili in base alle proprietà espresse dagli elementi costitutivi gli stessi Dosha.
Vata Dosha, derivato dalla combinazione di Etere ed Aria, è il principio del movimento e in un organismo governa tutto ciò che si muove, si diffonde ed è sottile, freddo, instabile o irregolare.
Pitta Dosha derivato dalla combinazione di Fuoco ed Acqua, è il principio della mutazione ed è in relazione al concetto di trasformazione sequenziale, al calore ed alla sua produzione, ai processi digestivi e metabolici.
Kapha Dosha derivato dalla combinazione di Acqua e Terra, è il principio della coesione e stabilità, è in relazione alla struttura, alla densità, alla crescita volumetrica ed al mantenimento delle omeostasi.
Spesso solo uno o due Dosha predominano ed influenzano la nostra personalità e costituzione fisiologica. La costituzione individuale, Prakriti in sanscrito, è quindi determinata dalla composizione e prevalenza dei singoli Dosha ed individua non solo il nostro assetto psicofisico ma anche le predisposizioni individuali verso squilibri e malattie. L’Ayurveda è governata dal principio per cui il simile aumenta il simile ed il dissimile diminuisce il dissimile, per cui una costituzione che esprime un Dosha prevalente se viene esposta ad ambiente, situazioni o cibi che esprimono lo stesso Dosha questo viene aumentato fino all’eccesso, portando quindi al disturbo e poi alla malattia. La conoscenza della nostra costituzione, Prakriti, è quindi di primaria importanza per la prevenzione ed una gestione consapevole della nostra vita e quindi della nostra salute.

Errate abitudini, stile di vita, alimentazione, stress e repressione emozionale con le loro espressioni doshiche possono agire sbilanciando l’equilibrio dei Dosha di un’individuo producendo alterazioni del metabolismo e della fisiologia dei tessuti e quindi alla produzione ed accumulo di elementi anomali, dismetabolici, tossine chiamate in sanscrito Ama (cibo non cotto). Queste tossine entrano in circolo e si distribuiscono in tutto l’organismo bloccando i canali che secondo l’Ayurveda collegano funzionalmente tutti i tessuti corporei. L’intossicazione influenzerà progressivamente l’organismo a tutti i livelli, alterando le sue relazioni e comunicazioni, portando all’espressione dello stato di malattia. Ogni malattia è quindi l’espressione di un’accumulo di tossine – Ama.
In termini occidentali queste tossine – Ama, per le loro caratteristiche descritte nei testi classici ed in particolare per la loro lipofilia, presentano notevoli similarità con i radicali liberi, considerati dalla medicina moderna fra i principali responsabili di molte malattie e dei fenomeni degenerativi dell’invecchiamento. Alla luce di ciò é interessante considerare che sia i trattamenti disintossicanti ayurvedici, come il Panchakarma di cui parleremo in seguito, che molti rimedi farmacologici hanno una fortissima proprietà antiossidante documentata in diversi studi scientifici.
L’Ayurveda indica quindi come chiave alla prevenzione delle malattie ed alle manifestazioni degenerative dell’invecchiamento, l’eliminazione delle tossine accumulate ed la limitazione della loro formazione, attraverso l’adozione di appropriate abitudini alimentari, routine di vita, e particolari programmi di disintossicazione.
Oltre alla prevenzione primaria che deriva dall’analisi costituzionale, una delle caratteristiche salienti dell’Ayurveda è la possibilità, per il medico ayurvedico, di valutare un eventuale disequilibrio negli stadi iniziali, prima dell’espressione sintomatica conclamata, consentendo quindi un intervento terapeutico precoce e tempestivo.
La diagnosi medica in Ayurveda avviene attraverso la valutazione dei Panchanidana e cioè dei “cinque elementi della diagnosi”, che sono Nidana (Fattori Eziologici), Purvarupa (Segni Premonitori o Prodromi), Rupa (Segni e Sintomi), Upashaya (Diagnosi esplorativa o terapeutica), Samprapti (Definizione della Patogenesi), oltre all’adozione di manovre molto simili a quelle della semeiotica medica occidentale ed ad un’attenta raccolta dell’anamnesi sia individuale che familiare.

Una volta individuata l’origine doshica del disturbo o della malattia, il medico ayurvedico ha a disposizione due categorie generali di approcci terapeutici: Samana, ovvero le terapie tese alla riduzione ed alla pacificazione dei Dosha alterati, e Shodana, cioè le terapie eradicanti, che permettono l’espulsione dei Dosha alterati con le tossine generate. Il primo è utilizzato quando l’entità dell’alterazione del Tridosha è lieve, mentre il secondo si usa quando l’alterazione è grave e profondamente radicata nei tessuti. L’insieme di tecniche che costituiscono la procedura Shodana (letteralmente “pulire”) è quello che viene chiamato Panchakarma. Pancha in sanscrito vuol dire “cinque” e Karma rappresenta l’azione: Panchakarma, quindi, indica un insieme terapeutico formato da cinque azioni. Queste vengono descritte classicamente in: Vamana – emesi o vomito terapeutico, Virechana – uso terapeutico di lassativi, Vasti o Basti – enteroclisma con decotti di erbe e/o oli medicati, Nasya – instillazione di medicamenti nelle narici, Rakta Mokshana – salasso o induzione di emopoiesi. È fondamentale comprendere che il Panchakarma è definito dalla sequenza specifica delle tecniche effettuate in un tempo adeguato e non dalle sue singole parti. L’effetto terapeutico finale è infatti determinato proprio dalla successione cronologica delle pratiche. Tutto agisce in questa logica, così come in una formulazione farmaceutica ayurvedica è la sinergia dei componenti a determinarne l’efficacia terapeutica e non gli effetti delle singole erbe che, comunque, conservano la loro peculiarità se usate da sole. Così, anche le singole e specifiche “azioni” possono comunque essere applicate in modo indipendente e con diversa finalità in altri protocolli terapeutici proprio in virtù del loro specifico effetto su particolari disturbi e situazioni patologiche. E’ interessante notare come le pratiche singole del Panchakarma trovino radici storiche nelle medicine tradizionali di tutto il mondo e sono in uso da tempi immemorabili. Dal Sud America, all’Egitto, alla Mesopotamia fino ad arrivare alla Grecia attraverso le indicazioni terapeutiche della Scuola Ippocratica. Alcune di queste, ad esempio l’enteroclisma o la purga, si ritrovano tuttora anche se con finalità e modalità diverse, nella medicina moderna; mentre altre magari più ostiche alla nostra mentalità, come l’emesi od il salasso, erano d’uso fino a tutto il 19° e prima metà del 20° secolo. Si rammenti l’uso dell’emesi nel trattamento della melanconia, l’odierna depressione, o del salasso nelle malattie della pelle, indicazioni per queste tecniche non dissimili da quelle che ritroviamo nella medicina ayurvedica.
Sono state eseguite diverse ricerche scientifiche sul Panchakarma e sui suoi effetti benefici sull’organismo umano. Gli effetti riscontrati sono sia di natura fisica che psichica e vanno da una miglioramento dei parametri cardiocircolatori e dei valori di colesterolo nel sangue, alla normalizzazione del peso corporeo, ad una migliore qualità del sonno e ad una diminuzione della sintomatologia ansiosa e miglioramento generalizzato del tono dell’umore. Ma il dato più importante è la drastica riduzione dei livelli di radicali liberi nel sangue e nei tessuti.
Riassumendo, le tecniche di cura adottate dalla Medicina Ayurvedica sono svariate e comprendono azioni volte al riequilibrio sia del corpo che della mente e delle loro relazioni con l’ambiente. L’obiettivo finale è sempre teso a ritrovare un giusto equilibrio fra l’espressione dei Dosha dell’individuo e quelli dell’ambiente. In breve possiamo individuare una serie di azioni terapeutiche che vengono effettuate attraverso il corpo: attenta valutazione della nutrizione, utilizzo di piante o minerali con particolare azione farmacologica, trattamenti fisici esterni effettuati con manipolazioni e tecniche particolari utilizzando svariati materiali (olii medicati, polveri di piante ecc.),  terapie disintossicanti note genericamente con il termine Panchakarma.

sensi: secondo l’Ayurveda, lo squilibrio deriva da un’errato uso dei sensi, quindi così come I sensi possono essere veicolo di squilibrio possono essere veicolo anche di riequilibrio. Per cui vengono considerati tutti i trattamenti, quali aromi, musica, consapevolezza dei sapori dei cibi, spazi forme e colori, stimolazioni tattili e di contatto, mirati ad una sollecitazione sensoriale adeguata ad una precisa risposta terapeutica.comportamento: inteso come ciò che ci lega all’ambiente, privo di alcun riferimento morale, e comprendente per esempio i ritmi psicofisici legati agli orari giornalieri, alle modificazioni stagionali ed ai ritmi della natura in generale. E’ facile intuire come le variazioni ambientali legate all’ecosistema implichino una variazione dell’espressione dei Dosha che influenzano i Dosha degli esseri viventi.
mente: L’Ayurveda pone particolare accento sull’ecologia della mente e dei suoi processi come chiave dell’equilibrio individuale in quanto legata ai meccanismi adattogenici e suggerisce diversi metodi di riequilibrio basati su tecniche di meditazione e yoga.
ambiente: L’ambiente è la sorgente degli stimoli sensoriali che possono determinare il nostro equilibrio, e l’Ayurveda ne prevede quindi una analisi accurata attraverso la scienza vedica chiamata Vastu.

L’Ayurveda è quindi in realtà molto di più di una semplice medicina, essa indica piuttosto un’indirizzo di vita all’insegna della regolarità ed armonia, espresso nei suoi tre componenti fondamentali ossia: attività, nutrimento e riposo.

2. L’attività della Società Scientifica Italiana di Medicina Ayurvedica
Nonostante la complessità dell’Ayurveda sia evidente, la superficialità di un’informazione spesso legata a motivi commerciali ha reso problematica in Italia una seria formazione in Ayurveda che è stata spesso confusa con semplici tecniche di massaggio e non concepita come un reale sistema medico. Ciò ha portato la proliferazione di erronee interpretazioni sulle reali possibilità ed applicabilità dell’Ayurveda per cui molti operatori del settore hanno ritenuto sufficiente l’apprendimento di poche manualità e la maggioranza dei medici, limitandosi alla conoscenza dell’effetto sintomatico di alcune erbe, non ne hanno colto appieno la reale potenzialità terapeutica. La formazione quindi è stata per lungo tempo limitata a brevi e superficiali corsi che hanno ulteriormente contribuito a non dare ragione della realtà culturale dell’argomento. Negli ultimi dieci anni tuttavia grazie all’impegno culturale e didattico di professionisti esperti, al contributo di importanti associazioni professionali quali la “Società Scientifica Italiana di Medicina Ayurvedica” – SSIMA un’associazione no-profit punto di riferimento per medici praticanti o sostenitori della Ayurveda che si occupa di diffusione culturale e iniziative di ricerca, ed il “Comitato Permanente di Consenso per le Medicine Non Convenzionali in Italia” ed alle richieste stesse dei pazienti, si è affermata un’immagine più reale dell’Ayurveda e del suo sistema medico che ha permesso una maggiore legittimazione e visibilità.
Questo ha permesso il raggiungimento di importanti traguardi dal punto di vista medico/scientifico culminati con il riconoscimento da parte della FNOMCeO (Terni, 18 maggio 2002) dell’Ayurveda come atto medico. Da allora si sono andate affermandosi realtà didattiche più complesse e complete che propongono un’impostazione della formazione in Ayurveda sul tipo para-universitario o post-universitario. In questo contesto sono da segnalare le aperture collaborative che si sono verificate con le Università, culminate con il corso di Alta Formazione in Sociologia della Salute e Medicine Non Convenzionali dell’Università di Bologna che prevede un insegnamento di 15 ore in Ayurveda, ed con alcune ASL che hanno iniziato ad ospitare ambulatori di medicina Ayurvedica.

Di grande rilevanza è stato il “I° Congresso Internazionale di Medicina Ayurvedica”  organizzato dalla SSIMA ed Ayurvedic Point, svoltosi a Milano il 21 e 22 Marzo 2009 dedicato a medici e terapisti patrocinato dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano oltre che dagli Ordini dei Medici di Milano e Bologna e dalle ASL delle province di Brescia e Varese, che ha visto oltre 400 partecipanti provenienti da tutto il mondo.
Il Ministero della Salute e Welfare del Governo dell’India ha inviato una delegazione guidata dal Dr. S.K.Panda Joint Secretary del Dipartimento AYUSH (Ayurveda, Yoga, Unani, Siddha, Homoeopathy) incaricato da parte del Governo Indiano, della gestione delle Medicine Non Convenzionali ed in particolare modo delle attività dell’Ayurveda in India e della sua diffusione all’estero (vedi http://indianmedicine.nic.in/).
Il Dr.S.K.Panda ha espresso grande soddisfazione per il successo dell’evento che ha iniziato a tracciare la strada dell’integrazione tra moderna medicina occidentale ed antica scienza ayurvedica. In tale occasione il Dipartimento AYUSH ha appoggiato la costituzione in Europa, attraverso le scuole esistenti (per l’Italia la SSIMA ed Ayurvedic Point) dell’E.C.A – European Council for Ayurveda per il controllo della qualità della formazione e della ricerca in Ayurveda in Europa.
L’ European Council for Ayurveda gode anche del pieno supporto dell ESQH – European Society for Quality in Healthcare (Vienna office), del Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia e del Charité University Medical Centre di Berlino. Inoltre sempre in occasione del Congresso, è stato annunciato  l’avvio, in collaborazione con l’Università Charitè di Berlino, di uno studio clinico multicentrico europeo  per la validazione della modalità terapeutica multidimensionale dell’Ayurveda in Osteoartrosi e Dismenorrea, uno dei responsabili dello studio è il presidente della Societa Scientifica Italiana di Medicina Ayurvedica e Direttore della Scuola Ayurvedic Point, dott. Antonio Morandi, con la collaborazione del dott. Guido Sartori, vice presidente della SSIMA.
Il Dr.Morandi è stato inoltre nominato come componente rappresentante dell’Italia  nel Working Group on Education e nel Working Group on Research and Clinical Studies costituiti dall’AYUSH per il coordinamento dello sviluppo dell’Ayurveda in Europa.
In sintesi il Network collaborativo a livello europeo della SSIMA è rappresentato dalle seguenti associazioni:

VEAT Professional European Association for Ayurvedic Doctors and Therapists, Germania e Austria,
VSAMT/ASMTA Swiss Ayurveda Association, Svizzera
APA: Ayurveda Practional Association, Gran Bretagna
NAMA: National Ayurveda Medical Association, USA
DVÖAS: Austrian Ayurvedic School Umbrella Association, Austria
ANVAG: Netherlands Ayurveda Medical Association, Olanda
IAF: International Ayurveda Foundation, India/Gran Bretagna

e dalle seguenti Scuole:

Ayurvedic Point, Italia
European Academy of Ayurveda, Germania, Svizzera, Austria
College of Ayurveda, University of Middlesex, Gran Bretagna
SAMA Swiss Ayurveda Medical Academy, Svizzera
TAPOVAN Ayurveda Normandy/Parigi, Francia
EIVIS European Institute of Vedic Science, Sauve, Francia

3. La necessità formativa
Noi riteniamo che le necessità e complessità formative dell’Ayurveda, sia per i medici che per i terapisti, richiedano corsi di formazioni con un monte ore congruo, non inferiore alle 5-600 distribuite nell’arco di 3-4 anni, con adeguato tirocinio e pratica possibilmente in cliniche attrezzate. La diluizione del monte ore in un periodo di 3-4 anni è necessaria non solo per la complessità dell’argomento e dal conseguente bisogno di adeguata “digestione” e “sedimentazione” delle conoscenze ma anche dal cambiamento di paradigma che viene richiesto ai medici e terapisti per entrare nella logica ayurvedica. Un esempio di offerta formativa di standard elevato è quella offerta dalla Societa Scientifica Italiana di Medicina Ayurvedica (SSIMA) attraverso la Scuola Ayurvedic Point che prevede un corso quadriennale di 600 ore con tirocinio annuale pratico da effettuarsi presso strutture cliniche adeguate in India.  I corsi, distinti per medici e terapisti ma tesi a costruire una solida complementarità professionale ed umana fra le due figure, indirizzano verso una diversa maniera di osservare, percepire, ragionare, e quindi di fare diagnosi, prescrivere e somministrare terapie.

In Ayurveda i ruoli di medico e quello di terapista sono fortemente complementari, infatti il successo terapeutico è descritto come “chatushpada” e cioè definito da quattro elementi e dalla loro totale collaborazione: il medico (vaidya), le sostanze terapeutiche (dravyani), il terapista (upasthata) ed il paziente (rogi). La singolarità del ruolo del terapista sta nella sua funzione di interprete della prescrizione medica nella sua applicazione pratica ed in quella, delicatissima, di referente del medico per il feedback nei confronti del pazienti, in virtù del contatto continuo ed intimo che stabilisce con questi. Si rende quindi necessaria una formazione ad indirizzo sanitario dei terapisti dal carattere fortemente professionale e pari in impegno a quella del medico.
La formazione del terapista Ayurveda si esprime in un’istruzione teorica ed in una preparazione pratica che si attua con un monte ore non inferiore alle 600 ore frontali, distribuite in quattro anni accademici, con esami di profitto annuali sulle varie materie e discussione di tesi finale. Nei quattro anni è prevista una proporzione riservata alla pratica non inferiore al 50% e non superiore al 70%. Il programma prevede ovviamente nella parte teorica, un insegnamento dedicato in Anatomia Umana Normale. Il peculiare impianto filosofico dell’Ayurveda, che delinea un particolare rapporto del terapista con il medico e con il paziente, necessita di un’adeguata preparazione al fine di stabilire un costante impegno in una pratica di crescita personale che va anche oltre il periodo di formazione.

Sarebbe auspicabile che l’attività dei Terapisti si articolasse in tre tipologie d’intervento:
– Trattamenti in Autonomia professionale trattamenti che il terapista può svolgere in totale autonomia in quanto qualificato a farlo. Tali trattamenti sono quelli più semplici, che non richiedono una specifica valutazione diagnostica e che non rivestono una particolare caratteristica di invasività;

– Trattamenti su Prescrizione Medica trattamenti che richiedono una prescrizione del Medico esperto di Ayurveda riguardante la tecnica e/o i materiali da usarsi. Tali trattamenti sono quelli con specifica indicazione terapeutica e che per la loro natura tecnica necessitano per l’applicazione una giustificazione basata su una diagnosi medica che ne attesti l’opportunità terapeutica e la tollerabilità da parte del paziente;

– Trattamenti Supervisionati trattamenti che richiedono sia una prescrizione medica sia la supervisione diretta del medico stesso. Tali trattamenti sono quelli che per le loro specifiche tecniche ed applicative, sono caratterizzati da invasività e particolare intensità terapeutica, quali ad esempio quelli previsti dall’insieme terapeutico del Panchakarma.

La tutela del paziente innanzitutto ed il riconoscimento della figura professionale del terapista, come operatore sanitario non medico, (come già avviene da tempo in altri paesi della Comunità Europea) si rende indispensabile ed urgente. Assistiamo già da troppo tempo ad una continua e pericolosa banalizzazione e commercializzazione delle pratiche mediche di Ayurveda che vengono “offerte” al pubblico e scambiate per semplici “trattamenti fisici di benessere” là dove in realtà vengono usate ed abusate pratiche terapeutiche non prive di effetti collaterali.

4. Considerazioni per la futura legge sulle MNC
“Medicine Non Convenzionali” è la definizione che preferiamo e che scegliamo di mantenere nella attuale situazione italiana per almeno tre ragioni:
è quella che appare meno carica di valenza ideologiche  sia positive che negative e,    quindi, più scientificamente neutrale;
ha il pregio di ricordare, per converso, il carattere convenzionale della ortodossia medica ufficiale e del suo processo storico di legittimazione;
definisce in  modo dinamico e relativo una serie di medicine la cui identità non può che essere indicata in maniera negativa rispetto alla medicina convenzionale.
Si tratta infatti di medicine al momento escluse dall’organizzazione formale dei  servizi sanitari e dall’insegnamento delle facoltà di Medicina: e, in questo senso, il “non convenzionale” è sinonimo di “non ortodosso” e di “altre” rispetto all’identità della biomedicina. Ecco perchè l’OMS assume, espressamente, l’uso del termine “non convenzionale” in riferimento a  quei Paesi (come l’Italia) in cui queste medicine e i relativi sistemi di  salute da un lato non sono inseriti nel piano formativo curriculare  obbligatorio del corso di laurea in medicina e chirurgia, e dall’altro non  fanno parte del sistema sanitario nazionale dominante.
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Come richiede l’OMS è necessario ed etico tutelare, salvaguardare, promuovere, studiare, tramandare e applicare il patrimonio culturale dei saperi e dei sistemi medici e di salute antropologici sia occidentali sia orientali, nell’assoluto  rispetto dell’integrità originaria e tradizionale dei singoli paradigmi ed epistemi. Inoltre l’Organizzazione Mondiale della Sanità il giorno 8 novembre 2008, in occasione del Congresso Mondiale sulla Medicina Tradizionale tenutosi a Pechino, ha emanato la “Dichiarazione di Pechino sulla Medicina Tradizionale” in cui si richiede, tra l’altro, “la necessità di azione e cooperazione da parte della comunità internazionale, dei governi, nonchè dei professionisti e degli operatori sanitari al fine di assicurare un utilizzo corretto della medicina tradizionale come componente significativa per la salute di tutti i popoli, in conformità con le capacità, le priorità e le leggi attinenti dei singoli paesi”.

5. Punti qualificanti per la futura legge sulle MNC
A. Criteri generali
Il riconoscimento del pluralismo scientifico
Il riconoscimento delle MNC di area medica, odontoiatrica e veterinaria
Il riconoscimento della “doppia libertà”, di scelta terapeutica del singolo e di cura da parte dei medici
Il riconoscimento che la formazione post-laurea nelle MNC è stata condotta, in Italia, dagli istituti privati di formazione accreditati
L’inserimento dell’insegnamento delle MNC nelle università italiane
Il percorso formativo minimo obbligatorio deve essere uguale per tutte le discipline: triennale di almeno 500 ore di lezione frontale e 100 ore di pratica clinica supervisionata e certificata
Il percorso formativo post-laurea per conseguire il titolo di “esperto”, triennale per ogni singola disciplina, può essere svolto sia dalle università chiamate pertanto ad istituire i relativi corsi di formazione, col vincolo di avvalersi dei docenti degli istituti privati accreditati.
L’equipollenza del titolo formativo tra università e istituti privati di formazione
Il rigoroso processo di accreditamento, con verifiche annuali dei requisiti, delle associazioni sanitarie e società scientifiche di riferimento delle MNC che devono essere giuridicamente enti senza fine di lucro (Commissione permanente presso il Ministero della Salute)

Gli istituti privati di formazione accreditati devono provare assenza di conflitti di interesse
Revisione annuale dell’accreditamento degli istituti privati di formazione
La nomina di un esperto di MNC tra i componenti del Consiglio Superiore di Sanità, Comitato Nazionale per la Bioetica, Commissione Nazionale ECM
La rappresentatività delle MNC nelle istituzioni nazionali, regionali, locali
La promozione e vigilanza sulla corretta divulgazione delle tematiche mediche non convenzionali nell’ambito di più generali programmi di educazione alla salute, nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione
L’inserimento delle prestazioni sanitarie delle MNC all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, con modifica dei criteri dei LEA
L’istituzione di registri permanenti presso gli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri e presso gli Ordini dei Medici Veterinari.
L’apposita normativa per la medicina veterinaria e i medicinali non convenzionali ad uso animale
La disponibilità di fondi per la ricerca dedicati alle MNC utilizzando i criteri europei di assegnazione dei fondi (Settimo Programma Quadro), indipendentemente dal fatto che il richiedente sia un istituto privato di formazione o società scientifica di MNC accreditata o ente pubblico, basandosi solo su criteri di qualità del progetto.
La corretta informazione sulle MNC alla cittadinanza tramite apposito ufficio per le MNC istituito presso il Ministero della Salute.
L’istituzione per ogni disciplina di sottocommissioni tecniche di settore col compito di formulare i piani formativi, la ricerca, gli indirizzi metodologici, clinici e terapeutici non convenzionali, anche al fine del riconoscimento e dell’equiparazione di nuove discipline alle terapie ed alle medicine non convenzionali oggetto della presente legge, esprimono parere in materia di metodologia specifica per le prove di efficacia dei medicinali non convenzionali e la loro registrazione; esprimono il loro parere ai fini del rilascio dell’autorizzazione all’immissione in commercio di medicinali non convenzionali già registrati o autorizzati in uno Stato membro dell’Unione Europea e presenti sul mercato da almeno cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge.

B. Criteri specifici per la Medicina Ayurveda o Ayurvedica
Considerato che la Medicina Ayurveda si riconosce e si esprime in:
– un complesso di conoscenze teorico-pratiche aventi una propria ed articolata epistemologia;
– una specifica metodologia diagnostica;
– sistemi integrati di trattamenti terapeutici (per via interna ed esterna);
– una visione dell’uomo, del mondo e del rapporto con le fonti naturali di energia, sostentamento nutrizionale e disponibilità di sostanze ad uso curativo che si basa su princípi universalmente validi;
– il metodo d’indagine scientifico ha già cominciando a verificare l’efficacia e la sicurezza dei preparati ayurvedici, questa linea di ricerca richiederà adattamenti delle metodiche stesse ai parametri prettamente ayurvedici.

Si considerano punti necessari per una regolamentazione della pratica Ayurvedica:
Il recepimento a regime della direttiva europea sulla registrazione dei preparati della farmacologia ayurvedica, in quanto medicina tradizionale, al fine della piena disponibilità nel mercato italiano dei farmaci necessari ai pazienti
La registrazione dei preparati della farmacopea ufficiale ayurvedica del Governo Indiano, al fine della piena disponibilità nel mercato italiano dei presidi terapeutici necessari ai pazienti
Il riconoscimento della figura professionale di Terapista Ayurveda come Operatore Sanitario non Medico, per cui si richiede l’accreditamento di specifici criteri e percorsi di formazione professionale.
Dr. Antonio Morandi
Presidente S.S.I.M.A.
Società Scientifica Italiana di Medicina Ayurvedica