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Articoli marcati con tag ‘Alimentazione’

La tradizione in cucina e l’Ayurveda

sabato, 21 marzo 2009

Lavorando alla mia tesi per il diploma di Terapista Ayurveico, ho analizzato alcune ricette tradizionali italiane guardandole “ayurvedicamente”. Potrete restare sorpresi ma nelle tradizioni italiane si ritrova spesso l’Ayurveda che è la cura del benessere.
L’idea di questa ricerca viene dalla considerazione che l’Ayurveda ha dell’alimentazione. Mangiamo per fame, per abitudine, per insoddisfazione, non siamo abituati ad alimentarci pensando a far stare bene il nostro corpo.
L’Ayurveda invece prescrive quello che dobbiamo o non dobbiamo mangiare e come mangiare perché il cibo è la nostra prima medicina, se assumiamo quella giusta staremo bene, se assumiamo quella sbagliata i sintomi si aggraveranno.

Nel mio studio ho ricercato le ricette tradizionali nella loro versione originaria, cioè non modificate dai vari autori di libri di cucina o dai grandi cuochi; mi interessava ciò che veniva dalla tradizione più semplice.
La cosa che ho notato subito è il fatto che in tutte le ricette ho trovato prodotti locali e verdure di stagione, niente alimenti esotici o prodotti che hanno fatto viaggi assurdi per arrivare da noi.
Di ciascuna ricetta ho fatto un elenco dei componenti analizzando per ciascuno i guna – le qualità, i rasa – i gusti, il virya – energia o potenza di una sostanza ed infine il vipaka – effetto postdigestivo.
Vi riassumo ora l’analisi relativa ad un piatto tipico della mia regione “i Pizzoccheri della Valtellina”

E’ un piatto tipico invernale, per la pasta si utilizzano due farine diverse, quella di grano saraceno e quella di grano tenero, già qui abbiamo un mix di virya caldo per il primo ed un virya freddo per la seconda. Ci sono poi le verze e/o le coste, le patate, e due tipi di formaggi, il casera e il grana. Si utilizzano infine l’aglio ed il burro.
E’ sicuramente un piatto che ha qualità di pesante, morbido ed oleoso e gusti dolce, amaro, astringente e salato. E’ pesante per una costuzione Kapha ed un poco rinfrescante per una Vata, va bene per una Pitta perché al Pitta giovano il pesante, il rinfrescante, l’amaro ed il dolce.

Dobbiamo considerare però che è un piatto che deve fornire molte energie: “inverno e montagna = lavori pesanti” e che d’inverno il nostro “agni–fuoco digestivo” è più forte ed in grado quindi di digerire cibi pesanti.
Se si aggiunge alla ricetta un po di pepe nero si riduce il pesante dei formaggi e il gas delle patate; se si aggiunge dello zenzero il Kapha viene meno aggravato dalla presenza di burro e grano. Il burro poi è posibile sostituirlo col ghee.

Questi semplici accorgimenti ayurvedici, senza cambiare il sapore al piatto, lo rendono più digeribile per tutti, anche per chi non vive e lavora in montagna. Un piatto unico nutriente, semplice e gustoso.

Vai alla ricetta.

Ayurveda e alimentazione

mercoledì, 18 marzo 2009

Viene spontaneo chiedersi cosa centri l’Ayurveda con l’alimentazione visto che l’Ayurveda è considerata la medicina indiana; questa domanda ce la poniamo perché siamo abituati con la medicina occidentale che non si preoccupa della nostra alimentazione. Il nostro medico ci ha mai chiesto come ci alimentiamo?

L’Ayurveda al contrario mette al primo posto l’alimentazione come sistema per non ammalarsi e come sistema di cura. Caraka scrive nella Caraka Samhità, il più autorevole trattato di Ayurveda piu o meno 3000 anni fa che:

il cibo sostiene la vita degli esseri viventi. Tutti gli esseri viventi dell’Universo richiedono cibo. Carnagione, chiarezza, bella voce,longevità, genialità, felicità, soddisfazione, nutrimento, forza e intelletto sono tutti condizionati dal cibo

Vi rendete conto che 3000 anni addietro questo uomo ha messo per iscritto questa frase in cui c’è tutta l’importanza del cibo?

Anche Ippocrate, padre (dimenticato) della medicina occidentale, confermò l’importanza del cibo quando disse:

fai che il cibo sia la tua medicina, fai che la tua medicina sia il cibo

Ecco, in queste due affermazioni si comprende quanto sia importante ciò che mangiamo e come mangiamo. Questa indicazioni ce le da l’Ayurveda. Infatti l’Ayurveda non è solamente un sistema medico ma è un sistema che porta l’individuo al benessere, infatti la traduzione è “scienza della vita” non, cura delle malattie, ma scienza del benessere intendendendo vita come “vivere bene”.

Essa si prende cura dell’individuo nella sua interezza e ne cura tutti gli aspetti, dalla routine giornaliera all’alimentazione, dalle terapie per il benessere psico fisico alla prevenzione ed alla cura delle malattie. E’ l’interazione dinamica di ogni momento della vita, non tratta malattie ma persone, è una scienza dinamica. La medicina occidentale invece cataloga gli individui per cui definisce “normale” ciò che è comune ad una maggioranza di persone. L’Ayurveda invice definisce l’individualità della persona perché ogni costituzione umana è unica e non può e non deve rientrare, a forza, in un concetto di medie o tabelle cliniche che derivano da medie statistiche espresse sulla maggioranza delle persone.

melaLa dieta giornaliera deve essere adatta alla nostra costituzione, ci sono alimenti che per noi sono indigeribili e pesanti e per altri sono digeribilissimi e leggeri, questo dipende da vari fattori ma il principale è che quel determinato cibo è più o meno adatto alla nostra costituzione. Quindi possiamo capire che se impariamo a conoscerci e impariamo a conoscere le qualità dei cibi possiamo capire di cosa abbiamo bisogno e di cosa è meglio fare a meno. Altrettanto importante è ascoltare il nostro corpo che ci da segnali al riguardo, quando mangiamo senza avere fame ma solo perché è l’ora solita, oppure non abbiamo digerito il pranzo e ci risediamo a tavola per una bella cena. L’Ayurveda ci dice anche quando e come dobbiamo mangiare.

Ad esempio ci viene sconsigliato di mangiare se:

  • non abbiamo digerito il pasto precedente, siamo arrabbiati o in preda a forti emozioni
  • il desiderio di mangiare deve venire dal corpo e non dalla mente
  • non mangiare troppo ma nemmeno poco e neppure saltare i pasti
  • evitare di mangiare in luoghi troppo rumorosi, guardando la televisione
  • evitare discussioni a tavola, si dovrebbe mangiare in silenzio
  • il pranzo dovrebbe essere il pasto principale e la sera un pasto più leggero
  • mangiare cibi sani, e gradevoli ai sensi, consumare frutta e verdura di stagione
  • evitare i cibi conservati, inscatolati, precotti o riscaldati, troppo o poco cotti.

Questo ci insegna l’Ayurveda per migliorare la nostra salute e il nostro benessere, sono regole semplici se ci pensiamo, quasi ovvie; ci è mai capitato di avere una discussione a tavola? Poi ci è rimasto tutto sullo stomaco e ci abbiamo messo il doppio del tempo per digerire o ci è venuto mal di testa.

Per stare bene ci vuole poco, dobbiamo imparare ad avere più attenzione a noi stessi.

Bollire l’acqua

giovedì, 12 marzo 2009

(La riscoperta dell’acqua bollita!!!)

Scrivere un articolo che tratta la bollitura dell’acqua sembra veramente banale, però vorrei focalizzare alcuni punti.

Premetto che io uso l’acqua dell’acquedotto al posto di quella minerale, un po’ perché sono scettico sulla proliferazione di marche, un po’ perché quando vedo le bottiglie di plastica al sole mi viene la pelle d’oca, un po’ perché bevendo molto è più economico. In più ho visto in molti articoli analisi dell’acqua domestica migliore di quella in bottiglia, ma non ho mai visto il contrario.

Una cosa però è evidente: l’acqua dell’acquedotto, sopratutto nella zona di Bologna contiene molto calcare (calcio non biodisponibile), questo la rende pesante e non fa sicuramente bene ai reni. Cosa si può fare quindi?

Io bevo un the bancha a colazione, una tisana e un litro di acqua calda durante la giornata, infine un bicchiere di latte caldo o una tisana prima di andare a letto. Non bevo mai durante i pasti perché ho notato che questo può creare difficoltà alla digestione. Il comune denominatore è che tutta l’acqua che bevo è bollita.

Qualche anno fa comperai un bollitore di metallo che ho usato per lungo tempo. Dopo circa un mese di utilizzo quotidiano ho visto che sulle pareti iniziava ad accumularsi il calcare. Ho pensato quindi di non rimuoverlo o toglierne solo una piccola parte quando questo, per eccesso, tendeva a staccarsi. Non ho idea di quale sia il processo chimico, ma da quel momento il calcare dell’acqua rimaneva magicamente calamitato dalle pareti. Questo funziona però solo se l’acqua viene fatta bollire per circa 10 minuti (con il gas non troppo altro, basta che faccia le bolle).

Ho fatto una prova che dovrebbe essere indicativa: ho bollito la stessa acqua nel bollitore e in un tegame senza calcare. Mettendo in due bicchieri diversi le due acque già ad occhio si vede la differenza. Non parliamo poi del sapore! E’ percepibile anche una certa differenza tra l’acqua bollita e decalcificata persino con l’acqua minerale in bottiglia dovuta al fatto che durante l’ebollizione questa si energizza a contatto con l’aria.

Anche l’Ayurveda suggerisce di bere sempre bevande calde che aiutano la digestione, calmano il Vata Dosha, riequilibrano e sono depuranti. E’ meglio mantenere l’ebollizione dell’acqua per dieci minuti prima dell’infuso o del decotto per energizzarla e, se si utilizza il bollitore, contemporaneamente si elimina anche il calcare. Per economizzare il gas si può coprire il bollitore o il tegame sino all’inizio della ebollizione, quindi aprire per mettere l’acqua a contatto con l’aria, abbassare un po’ il gas e calcolare i dieci minuti.

Il mio consiglio invece è di non credere ad una parola e di andare a provare!!!

Noi e il lavoro

giovedì, 12 febbraio 2009

Abbiamo mai pensato che la nostra attività lavorativa e il luogo in cui si svolge condiziona fortemente la nostra vita e la nostra salute?

traffico1Se siamo fortunati spendiamo poco tempo per recarci al lavoro, molto spesso trascorriamo ore in autobus, treno, automobile. Sin dal primo momento della giornata siamo in lotta col tempo! Guai agli ingorghi del traffico, ai ritardi dei mezzi pubblici, al loro sovraffollamento, ci procurano subito nervosismo, ansia.

Arriviamo sul posto del lavoro che siamo già stanchi per il tragitto percorso.  Apriamo la serranda del nostro negozio, varchiamo la porta dell’ufficio o della fabbrica e,  si schiude il luogo dove trascorreremo 8 ore di lavoro più pausa pranzo:  più di un terzo della nostra giornata! Alla sera,  il ritorno a casa è simile a quello del mattino! Alcuni riescono, sempre di corsa, a fare la spesa, a ritirare i vestiti in lavanderia ……

Come possiamo attuare piccoli accorgimenti per interrompere questo ritmo incalzante, non potendo fare rivoluzioni totali di stile di vita?

L’Ayurveda indica alcuni principi e modalità che possono essere applicati con piccoli gesti.

Prima di tutto bisogna RISPETTARCI!

Cosa significa? Bisogna iniziare a considerarci PERSONE e NON MACCHINE.

Pur essendo incalzati dagli eventi del giorno, possiamo interromperli e ‘considerarci’, fermandoci per pochi secondi o un minuto per compiere un profondo respiro o semplicemente osservare il respiro che abbiamo in quel momento e lasciarlo libero, se ci accorgiamo che è contratto. Questo lo possiamo svolgere davanti al computer, mentre camminiamo passando da un ufficio all’altro, davanti alla catena di montaggio, mentre ci rechiamo a prendere i figli a scuola. Ognuno di noi può trovare più momenti brevi durante il giorno. Questo permette di non alterare due dei nostri equilibri che ci costituiscono Vata e Pitta. Un semplice ‘stop’ di dieci secondi del ritmo intrapreso permette di essere più calmi, più precisi nelle azioni come nei pensieri.

Se accanto a questo esercizio mettiamo una prima colazione fatta in casa, seduti a tavola, con fette di pane spalmate di burro chiarificato (ghee), con 2 o 3 mandorle, 1 fico secco, una tazza di tisana calda o caffè d’orzo, 1 cucchiaino di frutti di finocchio ben masticati, forniamo al nostro corpo corrette energie per affrontare la giornata.

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Sarebbe fantastico, poi, riuscire a portare sul lavoro un thermos con una tisana calda da bere. Rimarremmo idratati e il calore ci “coccola” un pochino. Bevendo poco e solo bevande nervine roviniamo i reni e le mucose dello stomaco e dell’intestino.

La maggior parte di noi, inoltre, svolge una vita sedentaria e per sedentaria si intendono anche le persone che stanno in piedi dietro un banco del bar o davanti a una pressa. In questo caso sono molto utili piccoli esercizi con i piedi. Si porta il peso del corpo sulle punte dei piedi sollevando i talloni e poi si sposta il peso sui talloni sollevando le punte dei piedi. Questo esercizio può essere eseguito da seduti o stando in piedi, si ripetute almeno per cinque volte e, poi, più volte al giorno. In questo modo si riattiva la circolazione degli arti inferiori, prevenendo gonfiori e dolori. Ottimo, alla sera anche davanti alla televisione, farsi un pediluvio con polvere di erbe specifiche per la nostra costituzione. Ottimo per riequilibrarci e prepararci ad un sonno ristoratore!

Se stiamo meglio, possiamo affrontare più sereni tutti gli eventi della giornata.

Alimentazione Ayurvedica e tradizione italiana

lunedì, 22 dicembre 2008

Vorrei partire da una domanda: l’alimentazione Ayurvedica è qualcosa di lontano dalla nostra cultura?

Per affrontare questo problema vorrei paragonare l’Ayurveda allo stile di vita che seguiva mia nonna quando era giovane. Mi sono spesso trovato a parlare con lei delle abitudini alimentari che aveva nel periodo precedente al dopo guerra nel contesto di una piccola cittadina. In questo periodo la tradizione alimentare non era ancora globalizzata, per cui sicuramente più vicina alla nostra cultura originaria.
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