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Il mondo è solo complesso? O è ayurvedicamente vivibile? – 2

domenica, 26 gennaio 2014

Altre considerazioni sulla scia di Paolo Pendenza e Ignazio Licata

c) “Se cogliamo la complessità del processo in un’ottica ecologica,… I dati sperimentali possono essere messi in relazione fra loro in modi differenti: l’esperimento non determina la teoria, ma la sottodetermina, ed è la stessa teoria a selezionare i dati sperimentali da raccogliere e analizzare.” …

Commento: La consapevolezza della complessità determina l’apparente difficoltà dello studio della Medicina Ayurveda. Questa impressione è in parte vera, perché lo studio della medicina in occidente è impostata in modo riduzionistico e apparentemente semplice! Ma questo non corrisponde alla realtà della vita. I presidi terapeutici, i farmaci così detti ‘efficaci‘ lo sono spesso dopo una verifica poco attendibile. Su ‘JAMAJoseph Ross e Nic Downing hanno detto “Abbiamo scoperto che più di un terzo dei farmaci è stato approvato sulla base di un unico trial, senza repliche, e che molti altri studi erano limitati, e concentrati su valori di laboratorio o su qualche altro parametro piuttosto che su endpoints clinici come la morte“. Accade anche che siano svolte spesso sotto il dubbio di chiari conflitti di interessi.

d) “Emergono, così, più possibilità per descrivere un fenomeno, ed ognuna esprime un punto di vista e presupposti teorici differenti; non esiste una prospettiva che riesca a sintetizzare tutti i punti di vista parziali. Quindi non esiste una teoria del tutto, o, se esiste, ‘è in genere anche una teoria del quasi nulla, che lascia fuori un sacco di cose interessanti'”.

Commento: La ‘teoria del tutto‘ confina con la constatazione che non è possibile nel “linguaggio esternista” (ancora Chomski) descrivere la realtà del mondo. Solo se cominceremo a considerare il mondo, come ‘mondo vissuto ayurvedicamente‘ potremo avvicinarci, umilmente, a considerare i vari punti di vista, relativi, ma solo esperienzialmente conciliabili e vivibili come ‘scienza della vita’ e dell’esistenza, dell’uomo! del mondo! del multi-verso!

 

Il mondo è solo complesso? O è ayurvedicamente vivibile? -1

domenica, 26 gennaio 2014

Scrive infatti l’amico e fisico, Prof. Paolo Pendenza adon(www.asia.it) commentando il libro dal titolo,

 

 

IgnazioLicata

Complessità, un’introduzione semplice di Ignazio Licata; Duepunti edizioni €12,00

 

 

a) “Spesso, infatti, si identifica la scienza con il paradigma secondo cui un fenomeno può essere studiato analizzando i suoi componenti più elementari, che obbediscono a leggi capaci  di prevedere, in modo deterministicamente preciso o probabilistico, il loro comportamento futuro. Questa visione riduzionistica, che pure ha i suoi meriti, può forse applicarsi in modo efficace all’analisi del mondo microscopico della particelle o a quello macro della cosmologia, nei quali c’è bisogno di grandi semplificazioni, ma non funziona nella “terra di mezzo” dei sistemi biologici, cognitivi e socioeconomici.” ….

commento: La scienza ci insegna a guardare secondo criteri che necessariamente si adeguano alle nuove disponibilità tecnologiche, ma la scienza della medicina, che sia allopatica o ayurvedica non è un sistema fisico o cosmologico riducibile a leggi. L’Ayurveda si interesa della salute che è il risultato di una sommatoria quasi infinita di fattori; come può essere pensabile che la salute e la malattia siano trattate come un <meccanismo>? Gli scienziati seri riconoscono che più accumulano informazioni, meno sanno in realtà di cosa stanno parlando (vedi l’articolo ‘Senza spazio e senza tempo’ di Paolo Rovelli su Il Sole 24 Ore, 19 Gennaio 2014). In Ayurveda non esistono leggi, bensì “principi” e l’umiltà della ignoranza va di pari passo con la consapevolezza della infinita complessità della vita, anzi del suo mistero.

b) “La nostra osservazione del mondo implica una selezione delle informazioni, un’interpretazione dei dati, una costruzione dei significati: vedere è un processo molto diverso dall’impressionare un’immagine su una lastra fotografica. Non si può ridurre il fenomeno della visione a fotoni che colpiscono le cellule della retina e a neuroni che processano segnali elettrici, poiché bisogna prendere in considerazione anche la storia dell’individuo, le sue esperienze, la sua prospettiva.”….

Commento: Interpretare, non è solo la capacità degli attori sul palcoscenico, ma è la normale attività di tutti noi mentre viviamo, sia ad occhi aperti che ad occhi chiusi. Il nostro codice linguistico interno, il nostro “cervello internalista” come afferma Noam Chomski (Il nostro codice interno; Il Sole 24 Ore, 19 Gennaio 2014) è basato sulla nostra biologia, che si esprime in modo singolo in ogni soggetto. I criteri di Vata, Pitta e Kapha sono semplici, ma sempre diversi in ogniuno di noi. L’Ayurveda sa, da sempre, che le varianti in gioco sono regolate dalla quantità dalle qualità in continua interazione. Ma sembra per la scienza medica occidentale questo non sia degno di una riflessione filosofica. La filosofia, anzi nove scuole filosofiche, sono alla base della scienza medica Ayurvedica: una visione più ampia! Che conduce a una vivibilità ayurvedica della “terra di mezzo” della biologia e della società!

 

RIFLESSIONE SULLA SOFFERENZA E LA MALATTIA nel nuovo libro dello psichiatra Eugenio Borgna

mercoledì, 11 dicembre 2013

Nel cuore del nuovo libro dell’illustre psichiatra Eugenio Borgna c’è una riflessione sulla sofferenza e la malattia, sulla loro significazione umana con un rimando alla lezione di Rilke : “il dolore riconduce nella interiorità la esteriorità della nostra esperienza del mondo”.

Il compito di un medico sarebbe dunque anche quello di riconoscere alla persona che “cade” nella malattia, la ricerca oscura di un “altro” destino, comunque l’esigenza e la via di una trasformazione.347580_WLXCQZ85IAWUD1VCZ6CNFXDXN667ZZ_rosa_H102518_L

In queste pagine appassionate e coinvolgenti si parla del corpo ferito dalla malattia come dell’espressione di una intimità dell’anima, oltraggiata dalla perdita della fiducia e della speranza.

Lo psichiatra cita alcuni personaggi tratti da testi  classici russi, come ad esempio in “Guerra e pace” di Tolstoj, la figura di Natascia, che con il suo profondo dolore, suggerisce che ogni malattia, non solo quella psichica, ha una sua propria forma legata a diversi stati d’animo, alle emozioni meno trasparenti e dicibili. Anche Thomas Mann, nei Buddenbrook, scrivendo del tifo che colpisce un adolescente, entra a pieno titolo nelle enigmatiche correlazioni tra anima e corpo, convinto già allora che ogni malattia somatica sempre si accompagna a risonanze psichiche decisive ad aiutarci a resistere o meno alla malattia.

Continua poi affermando che “…non sono cose dimostrabili ma il vivere e il morire sono intrecciati l’uno all’altro, e talora si muore quando non c’è più il desiderio di vivere e talora non si muore quando ci sia il desiderio di vivere…”. (altro…)

“Speranza di domani” del Dr. David Khayat

venerdì, 10 maggio 2013

La “Speranza di domani” è il titolo e l’argomento centrale del libro scritto dell’oncologo francese David Khayat a proposito del cancro. Nella prima parte del bel testo sono spiegate con precisione le attuali conoscenze sulla genesi ed evoluzione del cancro. I fattori di rischio, il funzionamento del DNA, l’ereditarietà ed anche l’influenza della psiche che impedisce di distinguere un ‘buon paziente’ (che guarirà!) da un ‘cattivo paziente’ (che morirà!) perchè quello che conta è la qualità della relazione che si crea fra medico e paziente. Se affiora un poco di serietà in chi scrive di medicina, si ricade sempre in questo aspetto fondamentale e non computabile ed ineliminabile della medicina! 229824Cioè la relazione medico-paziente! Nella seconda parte si passa alla terapia del tumore. La chirurgia fa la parte del leone; tolto il tumore però il problema non è risolto per sempre, il fattore tempo è difficile da calcolare, ci possono sempre essere delle ricadute. In soccorso giungono la chemioterapia e la radioterapia che si sa essere lesive e velenose, pur se ‘addomesticate’ negli ultimi anni, ma “non c’è altro di meglio a disposizione!” Questa è la sconsolate affermazione degli oncologi tradizionali. Il dott. Khayat ammette che la valutazione dei benfici e dei risultati non può riferirsi al singolo malato, ma che rischi e benefici sono valutbili solo in modo statistico! Anche agli ormoni sono usati come farmaci, quando c’è una ormonodipendenza ed alla fine del capitolo dice che “questi elementi lasciano sperare che verrà un giorno in cui i farmaci sconfiggeranno questa malatttia” che introduce la terza parte sulle “strade della speranza” che conducono alle “cure di domani”. (altro…)

Il “Mercato della Speranza”

mercoledì, 8 maggio 2013

Nell’articolo a firma e   (http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-09-09/staminali-mercato-speranza-081619.shtml?uuid=AbAzfjaG) che vi consiglio di leggere, perchè aveva già preso in considerazione l’argomento dell’uso delle cellule staminali, si fa riferimento al MERCATO della SPERANZA. tra-le-nuvoleAnche gli autori fanno notare come fra la cura Di Bella di alcuni anni fa e la Stamina di oggi la giurisprudenza (senza prudenza!) usi uno stesso argomento, ma in due direzioni diverse: proibendo e/o consentendo sempre in assenza di evidenze positive dicendo di perseguire lo scopo di tutelare la “salute dei cittadini”. Bianco e De Luca dicono che quattromila anni fa, senza conoscenze certe, si poteva solo ‘vendere speranza’ ai pazienti. Questo avrebbero fatto tutti i medici prima dell’avvento della scienza! – a proposito, quando poniamo l’ingresso nella ‘scienza’ in medicina? – Cosa fanno i medici oggi? Oggi non è cambiato molto, allo stesso modo si ‘vende speranza’ non più con pozioni varie, ma con le ‘staminali’ (in questo caso adulte!). Nel frattempo la scienza ha fatto passi da gigante: ha stabilito dei CRITERI di scientificità sperimentale condivisi da tutto il mondo accademico. La ‘pozione limone’ deve passare attraverso i vari gradi di indagine per stabilirne l’efficacia rispetto ad altri medicamenti o al placebo o nulla. L’Ayurveda è TOTALMENTE DACCORDO! I pazienti ayurvedici si accertano e desiderano sapere che ciò che assumono sia sicuro ed efficace; vivono nel mondo di oggi! Con gli strumenti di analisi di oggi! Questo si aggiunge ad una antica consapevolezza: che il medico persegue il bene del paziente con tutti gli strumenti che ha a disposizione e con la massima comprensione della natura e della fisiologia di cui dispone. Il ‘mndo scientifico’ da un lato afferma che la scienza fa ‘passi da gigante’ quando ci si riferisce al passato recente ed ai successi già assodati e dall’altro afferma che la ‘ricerca avanza a piccoli passi’ nei laboratori di tutto il mondo quando si affrontano le tante situazioni, vedi le cosidette ‘malattie rare’ (che poi tanto rare non sono), in cui non c’è una soluzione se non la ‘vendita di speranza’ nella ricerca che verrà. Come diceva l’eminente clinico Augusto Murri all’inizio del secolo scorso, è necessario “diffondere un retto uso del noto” per fare dei buoni medici pratici capaci di diagnosi e terapia, con intelligenza della malattia e considerazione del malato. Senza attendere 15 anni per avere i risultati, più o meno certi, della ricerca si potrebbe utilizzare la conoscenza, già a disposizione dei medici e dei pazienti, offerta dall’Ayurveda. Ma l’Ayurveda non viene considerata ‘scienza’ con la ‘S’ maiuscola (!) e quindi si rinuncia VOLONTARIAMENTE ad una reale possibilità di trattamento. Nel frattempo si studino pure le “staminali”. Il pensiero ayurvedico è aperto a tutte le innovazioni, Anna ed io abbiamo creato ciò che non c’era in Ayurveda: l’uso delle piante mediterranee, chi meno di noi è contro l’innovazione! Ma quanto tempo ci vorrà per dimostrare che le ‘staminali’ da un lato sono efficaci e dall’altro che sono innocue? Gli episodi, dal Talidomide al Vioxx, sono troppi per ipotizzare che, proprio le staminali, siano esenti da rischi!

Come giustamente fanno notare gli autori, l’ingresso a gamba tesa del ‘commercio’ è il reale problema! Un commercio basato sulla “speranza”, che gli stessi medici hanno accresiuto ed alimentato e di cui ora sono vittime! Su piante o preparazioni erboristiche non brevettabili NON si può fare commercio! Che interesse potrebbero avere la case farmaceutiche nel presentare piante comuni e conosciute da millenni per la cura delle malattie? Cosa c’è di più ‘basato sull’ efficacia’ che l’uso millenario delle piante?

Devo fare notare agli autori che la contrapposizione fra scienza ed Alchimia, come da loro posta non calza. Evidentemente hanno una idea errata su cosa sia l’Alchimia. L’Alchimia era esattamente ciò che è la ricerca oggi e meglio ancora, era studio e lavoro sulle evidenze della ricerca sulla vita in tuti i suoi aspetti. Con un fattore in più che è andato scomparendo nella modernità: il fattore umano e l’impegno personale del ricercatore a purificare sè stesso, il prorpio spirito, per potere sviluppare la ricerca! Questo era il fattore che teneva lontano il ‘commercio’ dagli alchimisti veri!