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Ayurveda e MNC, quando in Europa?

sabato, 31 maggio 2014

Le Medicine Complementari e Alternative CAM – per un Europa più sana!

Cari Soci e Simpatizzanti, come potrete leggere nel Manifesto dell’EUROCAM, è evidente che le Medicine Non Convenzionali sono una risorsa importante per la salute dei cittadini europei, ma le istituzioni europee si occupano di altro: macroeconomia, finanza, commercio, armi, chimica, potere.

Il tema della salute compare da ultimo!

Non ci rimane che farci sentire, nell’attesa ‘che venga quel giorno’ in cui la ‘verginità’ biochimica delle industrie farmaceuitiche venga smascherata e l’Europa si ricordi delle sue tradizioni salutiste e possa accogliere, senza pregiudizi, quanto di meglio ci arriva dal mondo intero.

Buona lettura!

MANIFESTO ita

Tutela della Salute e Medicine Non Convenzionali

mercoledì, 7 maggio 2014

E’ di recente stampa un testo importante scritto dal Prof. Domenico Vasapollo, medico legale, che riguarda la:

2150066

Tutela della Salute e Medicine Non Convenzionali. Profili clinico-giuridici e problematiche medico legali

 

ed: Giuffrè Editore, 2014

 

 

 

La spinta a scrivere il testo si basa su tre constatazioni:

il ricorso sempre più frequente del pubblico a questi trattamenti e la loro sempre maggiore diffusione. Questa prima constatazione è importante perché manifesta una ricerca, da parte della popolazione di soluzioni diverse da quelle proposte dal SSN e quindi una apertura mentale delle persone verso tradizioni antiche sia locali che provenienti da lontano, come l’Ayurveda, che hanno un punto in comune: il rispetto per la persona e per la natura. I dati statistici sono inequivocabili, in Italia e in Europa cresce la consapevolezza delle carenze del sistema sanitario tradizionale e della eccessiva medicalizzazione della vita.

il fondamento ancor oggi empirico, …  non avendo chiarito in maniera soddisfacente i meccanismi di azione. Questa seconda considerazione individua un problema che è necessario affrontare, ma che sarà di non facile soluzione fino a che l’università, la ricerca farmaceutica e l’organizzazione sanitaria continueranno a ostacolare gli sforzi di legittimazione sperimentale delle MNC. Sono implicate la disponibilità di risorse economiche e strutturali che potranno dimostrare un riscontro positivo solo in lasso di tempo lungo su cui la politica, l’industria e la ricerca universitaria non sono ancora disposte ad investire. Ulteriore difficoltà risiede nel necessario adattamento delle metodiche di ricerca alla specificità delle diverse MNC, che richiede la strutturazione di un nuovo linguaggio condiviso fra gli attori di questa innovazione. L’attuale struttura fisica dei laboratori e quella mentale dei ricercatori non sono idonee ad accogliere i concetti peculiari dell’Ayurveda o delle altre MNC.

– il fatto che l’esercizio di queste terapie avviene spesso ad opera di persone non dotate di requisiti di una seria preparazione professionale nel campo sanitario. La terza constatazione è la diretta conseguenza del fatto che le strutture didattiche, ovvero le Università, non offrono nessuna informazione agli studenti di Medicina, Infermieristica o Farmacia e, ancora meno, corsi universitari adeguati alla formazione in MNC. Tutto è delegato a strutture private, alla buona volontà dei singoli e alla disponibilità di docenti  non sempre all’altezza del compito. (altro…)

La Malattia; di Alberto Barrera Tyszka

domenica, 9 febbraio 2014

Un padre malato, un paziente che insegue, un figlio, un medico, una segretaria, una badante; personaggi e ruoli sociali si accavallano e si intersecano in questo breve romanzo-racconto-diario che ruota attorno alla malattia e alla morte. Il protagonosta principale della storia non è un personaggio in carne ed ossa, ma i personaggi incarnano la reale protagonista che èth l’incapacità di comunicare. L’incapacità di trovare le parole per dire ciò che, qualora fosse detto, si è sicuri che scatenerebbe una vampata di sentimenti e di emozioni incontrollabili. Il padre-malato che come tutti i pazienti “sospetta sempre che non gli venga detta la verità, o almeno non tutta la verità”, perchè in realtà già la sanno, tutta la verità, sono malati! Il medico-figlio “si sente rinchiso in un profondo nulla, una vertigine” da cui non riesce ad emergere se non per rigurgiti, subendo le inconciliabili pressioni interne. Il paziente improbabile, che insegue un medico spinto da chi sa da quali bisogni di rassicurazione. Una infermiera /segretaria che si impietosisce e dimentica i limiti delle sue funzioni, ma sortisce un effetto terapeutico. Nella scrittura di Barrera Tyszka emergono le aporie della medicina odierna: nessuno degli estremi di queste relazioni parentali e professionali sa in realtà cosa è lecito fare. Quale è il compito di un figlio medico? Quale quello di un padre infermo? Quale quello di chi è coinvolto per caso nel dramma altrui? Quale è il “momento buono per dire la verità” per comunicare? Appare chiaro che la salute è “un ideale immobile” e che la malattia è “un esercizio di vita”. Molto interessanti sono le citazioni dalla letteratura, medica e non, che offrono l’occasione per rivisitare i perchè della medicina. In fondo non è la malattia che uccide, ma il “silenzio“!!!

Commento ayurvedico

Tutte le menti e i cuori coinvolti, non sono capaci di accettare che “la vita è un caso?” Se lo fosse, morire, sarebbe facile. Ma “morire non è così facile come sembra” e la malattia “non permette di fare finta di non vedere la morte”. Ciò è valido per tutti! Pazienti e medici e assistenti! L’Ayurveda riconosce e stabilisce la responsabilità alla pari, di fronte al fatto ‘malattia’, fra tutti gli attori della situazione. I ruoli sono diversi, ma la Vita è la stessa per tutti. Tutti corrono un pericolo! Il paziente rischia la vita. Il medico che vuole sapere e capire di più rischia anche lui la vita; è citato il caso di Vesalio, condannato a morte per avere osato una autopsia a cuore battente (come accade oggi negli espianti degli organi da trapiantare! Ma questo è un altro discorso!). Gli assistenti rischiano di perdere la prorpia identificazione rassicurante e di non essere più se stessi fra i malati e i medici che non sanno cosa fare. La malattia possiamo intenderla ayurvedicamente come un ritorno alle origini, le sofferenze che le sono connaturate sono le tracce dei karma non ancora estiniti e che, proprio in quel dolore si stanno consumando. Nella cosmologia orientale , così come nella Bibbia, l’origine del Tutto è il suono primordiale. Tutto è evoluzione della vibrazione originaria. L’eco della parola è l’ultima vestigia dell’umano, prima che l’ahamkara nuovamante si dissolva nell’Atman o Chaos originario!

Ma la Vita “è un caso”?

Alberto Barrera Tyszka, La malattia, Einaudi, 2012, €13,50

Il mondo è solo complesso? O è ayurvedicamente vivibile? – 2

domenica, 26 gennaio 2014

Altre considerazioni sulla scia di Paolo Pendenza e Ignazio Licata

c) “Se cogliamo la complessità del processo in un’ottica ecologica,… I dati sperimentali possono essere messi in relazione fra loro in modi differenti: l’esperimento non determina la teoria, ma la sottodetermina, ed è la stessa teoria a selezionare i dati sperimentali da raccogliere e analizzare.” …

Commento: La consapevolezza della complessità determina l’apparente difficoltà dello studio della Medicina Ayurveda. Questa impressione è in parte vera, perché lo studio della medicina in occidente è impostata in modo riduzionistico e apparentemente semplice! Ma questo non corrisponde alla realtà della vita. I presidi terapeutici, i farmaci così detti ‘efficaci‘ lo sono spesso dopo una verifica poco attendibile. Su ‘JAMAJoseph Ross e Nic Downing hanno detto “Abbiamo scoperto che più di un terzo dei farmaci è stato approvato sulla base di un unico trial, senza repliche, e che molti altri studi erano limitati, e concentrati su valori di laboratorio o su qualche altro parametro piuttosto che su endpoints clinici come la morte“. Accade anche che siano svolte spesso sotto il dubbio di chiari conflitti di interessi.

d) “Emergono, così, più possibilità per descrivere un fenomeno, ed ognuna esprime un punto di vista e presupposti teorici differenti; non esiste una prospettiva che riesca a sintetizzare tutti i punti di vista parziali. Quindi non esiste una teoria del tutto, o, se esiste, ‘è in genere anche una teoria del quasi nulla, che lascia fuori un sacco di cose interessanti'”.

Commento: La ‘teoria del tutto‘ confina con la constatazione che non è possibile nel “linguaggio esternista” (ancora Chomski) descrivere la realtà del mondo. Solo se cominceremo a considerare il mondo, come ‘mondo vissuto ayurvedicamente‘ potremo avvicinarci, umilmente, a considerare i vari punti di vista, relativi, ma solo esperienzialmente conciliabili e vivibili come ‘scienza della vita’ e dell’esistenza, dell’uomo! del mondo! del multi-verso!

 

Il mondo è solo complesso? O è ayurvedicamente vivibile? -1

domenica, 26 gennaio 2014

Scrive infatti l’amico e fisico, Prof. Paolo Pendenza adon(www.asia.it) commentando il libro dal titolo,

 

 

IgnazioLicata

Complessità, un’introduzione semplice di Ignazio Licata; Duepunti edizioni €12,00

 

 

a) “Spesso, infatti, si identifica la scienza con il paradigma secondo cui un fenomeno può essere studiato analizzando i suoi componenti più elementari, che obbediscono a leggi capaci  di prevedere, in modo deterministicamente preciso o probabilistico, il loro comportamento futuro. Questa visione riduzionistica, che pure ha i suoi meriti, può forse applicarsi in modo efficace all’analisi del mondo microscopico della particelle o a quello macro della cosmologia, nei quali c’è bisogno di grandi semplificazioni, ma non funziona nella “terra di mezzo” dei sistemi biologici, cognitivi e socioeconomici.” ….

commento: La scienza ci insegna a guardare secondo criteri che necessariamente si adeguano alle nuove disponibilità tecnologiche, ma la scienza della medicina, che sia allopatica o ayurvedica non è un sistema fisico o cosmologico riducibile a leggi. L’Ayurveda si interesa della salute che è il risultato di una sommatoria quasi infinita di fattori; come può essere pensabile che la salute e la malattia siano trattate come un <meccanismo>? Gli scienziati seri riconoscono che più accumulano informazioni, meno sanno in realtà di cosa stanno parlando (vedi l’articolo ‘Senza spazio e senza tempo’ di Paolo Rovelli su Il Sole 24 Ore, 19 Gennaio 2014). In Ayurveda non esistono leggi, bensì “principi” e l’umiltà della ignoranza va di pari passo con la consapevolezza della infinita complessità della vita, anzi del suo mistero.

b) “La nostra osservazione del mondo implica una selezione delle informazioni, un’interpretazione dei dati, una costruzione dei significati: vedere è un processo molto diverso dall’impressionare un’immagine su una lastra fotografica. Non si può ridurre il fenomeno della visione a fotoni che colpiscono le cellule della retina e a neuroni che processano segnali elettrici, poiché bisogna prendere in considerazione anche la storia dell’individuo, le sue esperienze, la sua prospettiva.”….

Commento: Interpretare, non è solo la capacità degli attori sul palcoscenico, ma è la normale attività di tutti noi mentre viviamo, sia ad occhi aperti che ad occhi chiusi. Il nostro codice linguistico interno, il nostro “cervello internalista” come afferma Noam Chomski (Il nostro codice interno; Il Sole 24 Ore, 19 Gennaio 2014) è basato sulla nostra biologia, che si esprime in modo singolo in ogni soggetto. I criteri di Vata, Pitta e Kapha sono semplici, ma sempre diversi in ogniuno di noi. L’Ayurveda sa, da sempre, che le varianti in gioco sono regolate dalla quantità dalle qualità in continua interazione. Ma sembra per la scienza medica occidentale questo non sia degno di una riflessione filosofica. La filosofia, anzi nove scuole filosofiche, sono alla base della scienza medica Ayurvedica: una visione più ampia! Che conduce a una vivibilità ayurvedica della “terra di mezzo” della biologia e della società!