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Archivi per la categoria ‘Ambiente’

Conosciamo meglio il Guru

martedì, 26 gennaio 2010

Nella nostra realtà occidentale i ritmi stressanti sul lavoro, le tensioni sociali, il degrado ambientale e i rapporti frettolosi all’interno della famiglia influenzano negativamente la nostra capacità di fronteggiare e di adattarci alle situazioni più difficili e dolorose della vita in modo equilibrato e costruttivo. Quando manca la parola sincera di un amico fidato oppure se la fede religiosa non è sufficientemente profonda e in grado di infonderci forza e coraggio, allora avremmo veramente bisogno di una guida saggia e illuminata capace di indicarci le soluzioni più appropriate nei vari momenti e di riuscire a parlare sia alla nostra mente che al nostro cuore.

Nella tradizione indiana, questa figura si realizza nel Guru, il maestro, colui che possiede esperienza di vita e saggezza. Il termine sanscrito Guru viene tradotto come pesante, ma con numerose accezioni, come spesso avviene nella lingua sanscrita. E pesante è il Guru nel senso di colui che ha autorevolezza, corposità e spessore nei suoi insegnamenti, di colui che, avendo la conoscenza profonda delle cose e delle loro ragioni, è importante e prezioso, di colui che, essendo in grado di trasmettere i precetti del giusto comportamento, ha quindi rilievo e valore, merita rispetto e si identifica con i concetti di coerenza, ponderatezza, equilibrio e stabilità nel tempo. E pesante è il Guru come un monumento di vita, come un pilastro del sapere, come una colonna di sostegno per chi si rivolge a lui e chiede il suo aiuto.

Conoscenza e discernimento
S’attingono in virtù della devozione al Maestro
Non c’è nulla che sia superiore al Maestro
Egli è colui sul quale devono meditare i seguaci del Maestro.

(Guru Gita – 81)

Odiata acquaragia…

giovedì, 20 agosto 2009

Approfittando dell’estate ho deciso di mettere l’impregnante sul tavolo in legno del giardino per evitare che con la pioggia si possano deteriorare.

Non essendo molto bravo nell’arte del dipingere, quando ho terminato ero ovviamente sporco di vernice dalla testa ai piedi. Come da manuale ho aperto il barattolo di acquaragia per rimuovere le indesiderate tracce dal pennello e dal mio corpo.

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Noi e il lavoro

giovedì, 12 febbraio 2009

Abbiamo mai pensato che la nostra attività lavorativa e il luogo in cui si svolge condiziona fortemente la nostra vita e la nostra salute?

traffico1Se siamo fortunati spendiamo poco tempo per recarci al lavoro, molto spesso trascorriamo ore in autobus, treno, automobile. Sin dal primo momento della giornata siamo in lotta col tempo! Guai agli ingorghi del traffico, ai ritardi dei mezzi pubblici, al loro sovraffollamento, ci procurano subito nervosismo, ansia.

Arriviamo sul posto del lavoro che siamo già stanchi per il tragitto percorso.  Apriamo la serranda del nostro negozio, varchiamo la porta dell’ufficio o della fabbrica e,  si schiude il luogo dove trascorreremo 8 ore di lavoro più pausa pranzo:  più di un terzo della nostra giornata! Alla sera,  il ritorno a casa è simile a quello del mattino! Alcuni riescono, sempre di corsa, a fare la spesa, a ritirare i vestiti in lavanderia ……

Come possiamo attuare piccoli accorgimenti per interrompere questo ritmo incalzante, non potendo fare rivoluzioni totali di stile di vita?

L’Ayurveda indica alcuni principi e modalità che possono essere applicati con piccoli gesti.

Prima di tutto bisogna RISPETTARCI!

Cosa significa? Bisogna iniziare a considerarci PERSONE e NON MACCHINE.

Pur essendo incalzati dagli eventi del giorno, possiamo interromperli e ‘considerarci’, fermandoci per pochi secondi o un minuto per compiere un profondo respiro o semplicemente osservare il respiro che abbiamo in quel momento e lasciarlo libero, se ci accorgiamo che è contratto. Questo lo possiamo svolgere davanti al computer, mentre camminiamo passando da un ufficio all’altro, davanti alla catena di montaggio, mentre ci rechiamo a prendere i figli a scuola. Ognuno di noi può trovare più momenti brevi durante il giorno. Questo permette di non alterare due dei nostri equilibri che ci costituiscono Vata e Pitta. Un semplice ‘stop’ di dieci secondi del ritmo intrapreso permette di essere più calmi, più precisi nelle azioni come nei pensieri.

Se accanto a questo esercizio mettiamo una prima colazione fatta in casa, seduti a tavola, con fette di pane spalmate di burro chiarificato (ghee), con 2 o 3 mandorle, 1 fico secco, una tazza di tisana calda o caffè d’orzo, 1 cucchiaino di frutti di finocchio ben masticati, forniamo al nostro corpo corrette energie per affrontare la giornata.

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Sarebbe fantastico, poi, riuscire a portare sul lavoro un thermos con una tisana calda da bere. Rimarremmo idratati e il calore ci “coccola” un pochino. Bevendo poco e solo bevande nervine roviniamo i reni e le mucose dello stomaco e dell’intestino.

La maggior parte di noi, inoltre, svolge una vita sedentaria e per sedentaria si intendono anche le persone che stanno in piedi dietro un banco del bar o davanti a una pressa. In questo caso sono molto utili piccoli esercizi con i piedi. Si porta il peso del corpo sulle punte dei piedi sollevando i talloni e poi si sposta il peso sui talloni sollevando le punte dei piedi. Questo esercizio può essere eseguito da seduti o stando in piedi, si ripetute almeno per cinque volte e, poi, più volte al giorno. In questo modo si riattiva la circolazione degli arti inferiori, prevenendo gonfiori e dolori. Ottimo, alla sera anche davanti alla televisione, farsi un pediluvio con polvere di erbe specifiche per la nostra costituzione. Ottimo per riequilibrarci e prepararci ad un sonno ristoratore!

Se stiamo meglio, possiamo affrontare più sereni tutti gli eventi della giornata.

Alimentazione Ayurvedica e tradizione italiana

lunedì, 22 dicembre 2008

Vorrei partire da una domanda: l’alimentazione Ayurvedica è qualcosa di lontano dalla nostra cultura?

Per affrontare questo problema vorrei paragonare l’Ayurveda allo stile di vita che seguiva mia nonna quando era giovane. Mi sono spesso trovato a parlare con lei delle abitudini alimentari che aveva nel periodo precedente al dopo guerra nel contesto di una piccola cittadina. In questo periodo la tradizione alimentare non era ancora globalizzata, per cui sicuramente più vicina alla nostra cultura originaria.
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Nascita della botanica farmaceutica

lunedì, 15 dicembre 2008

La botanica farmaceutica è nata dall’esperienza empirica, dal momento in cui l’uomo primitivo assaggiò le piante e cominciò a riconoscerle e quindi distinguere categorie diverse: piante innocue, velenose, dolci, amare, per mitigare i sintomi di malattie, piante allucinogene, ecc.

In ogni caso questa conoscenza era molto riservata, tanto che nei villaggi o tribù la persona che la deteneva aveva anche molto potere perché poteva diventare un’arma di ricatto; le piante potevano essere utilizzate per credenze religiose, magiche, superstizioni, rituali propiziatori o di difesa da demoni.

Nel corso dei secoli le società primitive cominciarono a cercare dei criteri di utilizzo, ossia inizia la medicina per similarità per es. la resina rossa usata per le malattie del sangue; le foglie a forma di cuore per curare le disfunzioni cardiache ecc.

Il primo testo di medicina botanica, in occidente, nasce tra gli Egiziani, studi non ancora metodici ma con molti spunti interessanti. La svolta vera avverrà nel Medioevo con Paracelso che classificò più o meno sistematicamente le erbe fino alla genesi dei concetti di fitoterapia nel XVI sec., con la creazione dei primi erbari.