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Trasloco con l’Ayurveda

lunedì, 30 agosto 2010

E tre…

Questa è la terza volta che affronto un trasloco: per il primo avevo 10 anni, e quando sei bambino tutto è più facile, ti diverti a spostare le cose e poi ci pensano i genitori.

Ma un trasloco dopo 20 anni dal precedente è un’altra cosa e un terzo dopo altri 20 anni un’altra cosa ancora: tu stesso sei diverso, hai degli anni in più, le tue reazioni agli eventi esterni sono cambiate e le tue risorse energetiche pure. E poi col trascorrere del tempo nel corso della vita cambiano anche le condizioni esterne:  le situazioni di lavoro, il rapporto con i colleghi, le amicizie, magari hai conosciuto persone nuove che in qualche modo hanno influenzato il tuo carattere, il tuo modo di pensare. Anche le situazioni familiari col tempo cambiano: hai perso un genitore o entrambi, i tuoi figli sono cresciuti, hanno studiato, hai dovuto affrontare i loro problemi, se sei sposato il rapporto con tuo marito o tua moglie può essere  migliorato o peggiorato, oppure sono subentrati problemi di salute più o meno gravi… Nel corso della vita possono cambiare anche la tua religione, la tua ideologia politica, il tuo stile di vita, puoi aver vissuto nascite e lutti, hai affrontato e cercato di risolvere disguidi e contrattempi, sei stato testimone più o meno partecipe degli eventi sociali, politici ed economici del tuo paese e – come no? – anche del mondo intero.

E secondo l’Ayurveda noi, essere umani, unione di corpo, mente e spirito, siamo in continua relazione con tutto ciò che ci circonda, con l’universo tutto in un continuo processo di adattamento – reazione e risposta-  a tutti gli stimoli esterni, vicini o lontani che siano. Quante volte questo continuo “ bilanciamento “ avviene nel corso della vita ?!  Innumerevoli volte, sempre. Le dune nel deserto possono rimodellarsi lentamente nel tempo  oppure trasformarsi rapidamente in pochi minuti durante una tempesta di sabbia. E come la natura, anche noi nel tempo cambiamo…

Così, mi sono detta, vediamo come io, sicuramente diversa da prima, affronto un altro trasloco: cambiare casa, paese e regione. Mi sono messa come uno spettatore in teatro ad osservare come io stessa – corpo, mente e spirito – mi adattavo al trasloco: e il trasloco è pur sempre uno sradicamento, se lasci le tue cose, la tua casa, il tuo paese dopo esserci stato per 20 anni. E’ come quando in un campo o in un viale viene rimosso un albero: non sempre tutte le radici restano attaccate all’albero rimosso, le più piccole, quelle meno importanti e vitali si rompono e restano a terra.

E’ comunque più facile traslocare per le popolazioni nomadi: sostando nelle oasi tra le sabbie infuocate del deserto o attraversando gli altopiani brulli ai piedi dell’Himalaya, le carovane si spostano smontando le tende e caricando sulle spalle e sul dorso degli animali le poche e semplici vettovaglie.

Per noi, che possediamo tante più  cose e tanti più oggetti, l’impresa è più complicata. Dobbiamo portare con noi i vestiti per il cambio di stagione, il computer con la stampante al laser, il servizio di porcellana della nonna, il televisore a cristalli liquidi acquistato come occasione da non perdere nel centro commerciale, la nostra poltrona preferita con lo schienale adattabile dove a volte quando leggiamo ci addormentiamo tranquillamente, il vaso in vetro di Murano souvenir dell’ultimo viaggio a Venezia, il vassoio in argento – classico regalo di nozze del vicino di casa.

E sono tutte cose…  In realtà, in occasione del trasloco, tutte le volte che ti capita tra le mani un oggetto ti dovresti chiedere: per non riempire di scatole e scatoloni un TIR intero, questa cosa mi serve davvero?  E’indispensabile?  Ha un valore affettivo importante, oppure no?  Così è più facile scegliere. E se poi ti ritrovi cose doppie o addirittura triple che non ricordavi di avere e che spuntano da chissà dove, perché non distribuire o regalare a chi ne può avere bisogno? Le coperte alla Caritas o alle strutture analoghe, le pentole vecchie anche se un  po’ sciupate al canile per le zuppe degli ospiti a quattro zampe… E se la lavatrice o il frigorifero sono vecchi ma ancora un po’ funzionanti e tu hai deciso di rinnovarli, basta portarli in discarica oppure passare parola ai vicini di casa per regalarli: qualcuno che ne ha bisogno salterà fuori.

E così un trasloco diventa un fatto di crescita e un’esperienza positiva: ci aiuta a dare il valore alle cose, ci aiuta a capire che possediamo tanti, forse troppi oggetti, a capire che le nostre case spesso contengono più di quello che ci servirebbe e che sicuramente ci basterebbe meno di quello che abbiamo. Condurre un trasloco passo a passo con l’Ayurveda diventa un’occasione per conoscerci meglio e – perché no ? – per metterci alla prova… Perché l’Ayurveda ci insegna che  uno degli  scopi da realizzare nella nostra vita è  artha, cioè il raggiungimento dei beni materiali, ma solo di ciò che ci serve per vivere e questo, se ci pensiamo bene, ci basta.

Giochiamo un po’ con i dosha…

sabato, 7 agosto 2010

22 luglio 2010 h.7.16

Stazione di Carrara-Avenza. Il treno proveniente da Pisa centrale e diretto a S. Stefano Magra è in perfetto orario. A quest’ora del mattino ancora pochi rumori e poca gente: qualcuno non è in ferie e va al lavoro, qualcuno invece è in ferie e parte con armi e bagagli. Il treno farà sosta a La Spezia, crocevia per i treni diretti in Liguria costeggiando la riviera di levante e per quelli diretti in Emilia, passando attraverso l’Appennino tosco-emiliano.

A La Spezia, salgo sul regionale per Sestri Levante fermo in attesa sul 1° binario: qui tante voci e molta gente che, con borse e zaini stracolmi di ogni cosa, andrà a raggiungere le spiaggette delle Cinque Terre e delle altre località della riviera di levante per una giornata di mare.

Accanto al finestrino sul treno in attesa della partenza, mi piace osservare il va e vieni delle persone in vacanza, tutte accomunate da un’irresistibile voglia di libertà e trasgressione.

Certo, i dosha Vata, Pitta, Kapha, i 3 principi energetici dell’Ayurveda che si assemblano secondo varie modalità a determinare la “prakriti “, cioè la nostra costituzione individuale, sono qualcosa di molto serio e di importanza essenziale; ma nel clima un po’ sfaccendato e scanzonato delle ferie estive, è divertente cercare di individuare, se pur grossolanamente ed esteriormente, la tipologia di ciascuno mettendola in relazione al dosha più evidente.

Qualche sedile più in là una signora sui 30-35 anni, capelli chiari e raccolti, occhi azzurro-grigi, carnagione chiara- rosata e un po’ lentigginosa, indossa un ampio abito accollato che la copre quasi del tutto : sicuramente non può esporsi al sole, si scotterebbe facilmente. Parla animatamente con i vicini, quasi a convincerli di qualcosa: parla solo lei. E penso: è Pitta?

Poi passa frettolosamente e con fatica un uomo sbuffando per il caldo, 50-55 anni, ampi bermuda sotto il ginocchio, ciabatte da mare, cappello con tesa da giocatore di rugby, qualche rotolo in più sui fianchi e sul giro vita che ingigantisce le verdi palme e gonfia le bianche vele stampate sulla camicia azzurra sbottonata per il caldo. Sembra una locomotiva ansimante. Avanzando, fa violentemente ondeggiare una bottiglia dalle pareti appannate, sicuramente gelida. Ha molto caldo, già alle 9 del mattino. E penso: è Pitta ?

Poi arrivano lei e lui, circa 25-30 anni a testa. Lei si siede ansiosa nel primo posto libero, lui resta in piedi, solleva e ripone nel portabagagli i 2 voluminosi sacchi a pelo: si vede che ha molta forza. Lui è gentile, la rassicura, è calmo e sorride a lei irritata che protesta vivacemente in tedesco. Lui è premuroso, parla poco, ha capelli folti e grossi, corporatura robusta e muscolosa, forse un po’ massiccia, carnagione chiara, un po’ pallida, il volto rotondo, indossa pantaloni corti e una camicia ben abbottonata: sembra non avere caldo e resta tranquillo a guardare fuori dal finestrino. E penso: è Kapha ?

Poi si avvicina una ragazza sui 15 anni, troppo magra e troppo alta, dinoccolata, cammina quasi dondolando, sembra buttare le gambe un po’ qua e un po’ là.  Si siede davanti a me: ha capelli lunghi e sottili, carnagione olivastra, lineamenti del viso irregolari, naso pronunciato e labbra sottili. Le cadono gli occhiali da sole; cerca svogliatamente il biglietto nell’ampia borsa piena di mille cose alla rinfusa, finalmente lo trova, sembra distratta e un po’ trasognata. E penso: è Vata ?

Il capotreno fischia e si chiudono le porte.  Il treno parte.

Anche a Giorgio Gaber piaceva la schiuma…

mercoledì, 5 maggio 2010

Infatti nella sua canzone “Lo shampoo” del 1972, sconosciuta ai piu’ giovani di oggi, il grande cantautore milanese giocava divertito con la schiuma dello shampoo, unico passatempo per rompere la noia di una brutta giornata chiuso in casa…

E la schiuma e’ spesso protagonista di tanti spot pubblicitari:

la vediamo rendere felice e soddisfatta la casalinga che usa il detersivo che riesce a vincere lo sporco piu’ ribelle e ostinato,

la vediamo rallegrare l’impiegato che, dopo la doccia del mattino con bagnoschiuma al mango, va in ufficio felice fischiettando,

la vediamo avvolgere la donna mollemente adagiata nella vasca per idromassaggio in un sensuale relax.

Bianca, morbida, leggera e seducente, vogliamo la schiuma un po’ dappertutto: ci piace, ci protegge, ci invita e ci sembra indispensabile tutte le volte che cerchiamo l’effetto pulente, dall’automobile alla lavatrice, dai pavimenti alla lavastoviglie e anche e soprattutto sotto la doccia, dove la schiuma ci piace tanto…

Forse non ci ricordiamo abbastanza che la schiuma, tranne quella del cappuccino, non e’ quasi mai di origine naturale ed e’ invece ottenuta con l’impiego dei tensioattivi di sintesi, sostanze chimiche detergenti e solubilizzanti, piu’o meno schiumogene, ottenute dal petrolio e quindi non completamente biodegradabili. Così montagne di schiuma, profumata o no, mescolata a conservanti, coloranti e sbiancanti, si riversano nelle nostre acque, inquinando fiumi e corsi d’acqua.

Fortunatamente, l’industria del biologico ci mette a disposizione una notevole varieta’di detersivi per uso domestico e detergenti per l’igiene personale completamente biodegradabili e quindi a minor impatto ambientale.

L’Ayurveda per l’igiene quotidiana ci propone polveri detergenti (naturalmente prive di conservanti, coloranti, additivi e sostanze chimiche di sintesi ) a base di erbe e farina di ceci: non c’e’ da stupirsi, la farina di ceci, gia’ nota dall’antichita’ per il suo potere di pulire dalle impurita’, ha tra l’altro un effetto rigenerante e tonico sulla cute per il suo elevato contenuto proteico e una qualita’ emolliente, che ammorbidisce la pelle e la rende più elastica. Si tratta di polveri adatte per tutti i tipi di pelle, indicate anche dopo trattamenti ayurvedici oleosi, in quanto l’effetto detergente delicato e “fisiologico” non altera i benefici dell’oleazione. L’uso e’ molto semplice: si prepara con la polvere una pastella con acqua tiepida e poi la si distribuisce sfregando leggermente: forse ci sara’ un po’ meno schiuma, ma la nostra pelle ci ringraziera’ e anche i mari e i fiumi.

Perche’ non provare?

Conosciamo meglio il Guru

martedì, 26 gennaio 2010

Nella nostra realtà occidentale i ritmi stressanti sul lavoro, le tensioni sociali, il degrado ambientale e i rapporti frettolosi all’interno della famiglia influenzano negativamente la nostra capacità di fronteggiare e di adattarci alle situazioni più difficili e dolorose della vita in modo equilibrato e costruttivo. Quando manca la parola sincera di un amico fidato oppure se la fede religiosa non è sufficientemente profonda e in grado di infonderci forza e coraggio, allora avremmo veramente bisogno di una guida saggia e illuminata capace di indicarci le soluzioni più appropriate nei vari momenti e di riuscire a parlare sia alla nostra mente che al nostro cuore.

Nella tradizione indiana, questa figura si realizza nel Guru, il maestro, colui che possiede esperienza di vita e saggezza. Il termine sanscrito Guru viene tradotto come pesante, ma con numerose accezioni, come spesso avviene nella lingua sanscrita. E pesante è il Guru nel senso di colui che ha autorevolezza, corposità e spessore nei suoi insegnamenti, di colui che, avendo la conoscenza profonda delle cose e delle loro ragioni, è importante e prezioso, di colui che, essendo in grado di trasmettere i precetti del giusto comportamento, ha quindi rilievo e valore, merita rispetto e si identifica con i concetti di coerenza, ponderatezza, equilibrio e stabilità nel tempo. E pesante è il Guru come un monumento di vita, come un pilastro del sapere, come una colonna di sostegno per chi si rivolge a lui e chiede il suo aiuto.

Conoscenza e discernimento
S’attingono in virtù della devozione al Maestro
Non c’è nulla che sia superiore al Maestro
Egli è colui sul quale devono meditare i seguaci del Maestro.

(Guru Gita – 81)

Odiata acquaragia…

giovedì, 20 agosto 2009

Approfittando dell’estate ho deciso di mettere l’impregnante sul tavolo in legno del giardino per evitare che con la pioggia si possano deteriorare.

Non essendo molto bravo nell’arte del dipingere, quando ho terminato ero ovviamente sporco di vernice dalla testa ai piedi. Come da manuale ho aperto il barattolo di acquaragia per rimuovere le indesiderate tracce dal pennello e dal mio corpo.

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