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USA +300% avvelenamento da farmaci

martedì, 19 novembre 2013

USA, +300% avvelenamenti da farmaci in 30 anni
Nel 1999 solo il 3% contee aveva numeri preoccupanti, nel 2008 si sale a 54%

Aumentano i tassi di mortalità per avvelenamento da farmaci sia nei centri urbani che nelle zone rurali degli Stati Uniti. Un nuovo studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine dà una nuova visione della variazione geografica del fenomeno.
Finora, infatti, gli studi avevano esaminato a grandi linee il fenomeno, mentre questa è la prima indagine che analizza il trend attraverso tutti gli Usa, contea per contea.USA Map Only
Oltreoceano l’avvelenamento da medicinali è oggi la principale causa di morte per incidente e le dimensioni del fenomeno sono aumentate di oltre il 300% negli ultimi tre decenni.

Cari soci, lettori, ayurvedici e non, se questa è la realtà, perchè non si vuole vederla? E quindi comportarsi di conseguenza! I farmaci sono ‘potenti’ ed ‘efficaci’, ma sono ‘tossici’. Tutti i farmacologi del mondo lo sanno! Anche il farmacologo per eccellenza, il Prof. Silvio (sarà un caso!) Garattini ha scritto tuonando contro l’uso indiscriminato dei farmacie e della chemioterapia! Evidentemente altre forze conducono in irezione diversa  e contraria alle evidenze e alla logica.

Per l’Ayurveda la soluzione delle malattie è primariamente nell’uomo, perché è lui che si ammala, nel cibo, nello stile di vita e poi nelle piante e nei loro doni biochimici. Sta a noi sentire e pensare la vita in modo corretto

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2° incontro Atah “il fiato ci respira”

mercoledì, 20 marzo 2013

Si è svolto il giorno 16 di marzo un incontro-seminario sul “respiro”, tenuto dal dott. Guido Sartori. Un buon numero di soci dell’Associazione ATHA  AYURVEDA  ha ascoltato con attenzione la prima  parte teorica e introduttiva e  partecipato successivamente ai numerosi esercizi di respirazione che riguardavano tutte le parti del nostro corpo coinvolte attivamente in essa. Le ultime pratiche fatte in coppia hanno contribuito poi a realizzare una piacevole e costruttiva atmosfera tra di noi. Posso senz’altro dire, in quanto socia e partecipante, che si è manifestata una bella energia e un costruttivo coinvolgimento emotivo tra tutti i presenti. Visto il successo di questa esperienza si è deciso di indire un secondo incontro il giorno 6 di Aprile, per approfondire queste ed altre tematiche inerenti alle pratiche di purificazione. In particolare si parlerà di dieta, pulizia dei canali, automassaggio e di altre pratiche quotidiane salutari e benefiche per il nostro equilibrio fisico e mentale.

Sicura che anche questa volta i soci e magari qualche nuovo simpatizzante pronto a diventarlo, accorreranno numerosi, invito tutti a preparci al prossimo incontro mantenendo, soprattutto qualche giorno prima, uno stile di vita sano e una alimentazione sobria e salutare.

Il lento risveglio di …Kapha

venerdì, 1 ottobre 2010

Bellissimo il mattino presto in questo piccolo paese sul mare. Sono da poco le 6 e, verso fine Settembre, ancora un po’ buio e aria fresca. C’è silenzio, adesso si sente solo il mare. Poi a poco a poco il cielo si schiarisce, mentre comincia a passare col suo frastuono il mezzo della nettezza urbana che pulisce le poche strade all’interno e il lungomare. Una riflessione: la gente qui, soprattutto se di passaggio, così come altrove e forse dappertutto, getta tutto a terra, con negligenza e indifferenza, come se vie, paese e città e il mondo intero non fossero un bene comune, di tutti.

Poi, mentre con un po’ di affanno ma tanto impegno, qualcuno con tuta e scarpe da ginnastica fa jogging, si alzano le serrande dei piccoli bar e dei caffè e si diffonde per tutto il borgo il profumo del pane e della focaccia appena cotti.

Arriva anche il fornaio col suo piccolo furgone a distribuire i panini e i dolciumi per le prime colazioni e così dentro i bar si scambiano i primi saluti e le immancabili battute sul governo e sugli avvenimenti del giorno prima, in un dialetto dallo stretto accento spezzino.

Già si sentono i rintocchi della campana e, dalla vicina stazione ferroviaria che si affaccia sul lungomare, gli annunci dei treni in partenza e in arrivo. Qualcuno passa frettolosamente per andare a prendere il treno che lo condurrà al lavoro nella vicina città di provincia, mentre si riversano sul lungomare i turisti, quasi tutti stranieri, alcuni con le valigie stracolme per l’inizio del soggiorno nella località di mare, altri, infaticabili, con scarponi e corti pantaloni alla zuava per i chilometrici trekking da fare nei dintorni.

A bordo di un rumorosissimo ciclomotore arriva un tipo sui 50 anni, con sigaretta spenta in bocca: frena bruscamente, scende, apre l’edicola e scioglie il pacco di giornali ancora imballato a terra ed espone quotidiani e riviste. I titoli sono in diverse lingue, non solo italiano: bello questo senso di universalità, di tante realtà etniche, di tanta gente diversa, di tanto mondo diverso e vario intorno a noi…

Intanto, i bagnini sistemano le sedie a sdraio sulla spiaggia, aprono gli ombrelloni ancora chiusi, rastrellano la sabbia dei pochi stabilimenti balneari ed osservano mare e cielo: oggi dovrebbe essere una bella giornata, soleggiata, senza nuvole, il mare è liscio e tranquillo, quindi nessuna bandiera né rossa né gialla per il bagno in mare. Cominciano ad arrivare i bagnanti, muniti di stuoino, asciugamani colorati, materassino, zaini pieni di provviste e bambini irrequieti con secchielli, palette e salvagente dai colori abbaglianti. Direzione: la spiaggia. E per chi non vuole spendere e si è portato anche l’ombrellone, c’è la spiaggia libera.

Le voci si sommano e così pure i rumori: la gente in vacanza si siede ai tavolini dei bar sul lungomare, sorseggia il cappuccino tra un morso e l’altro della brioche, mentre sfoglia il quotidiano e assapora il piacere di un po’ di tanto desiderato ozio… Qualcuno pigramente sbadiglia. Il profumo del caffè si diffonde: per fortuna qui non possono circolare le auto, che vanno lasciate al parcheggio fuori dal borgo. Solo qualche Ape passa per caricare e scaricare merci e bagagli, come quello di Franco che da una vita fa la spola tra gli alberghi e la stazione ferroviaria per trasportare persone e valigie a destinazione.

Anche i negozi alzano la serranda: i gestori espongono le merci migliori e più attraenti, puliscono la vetrina e scopano il proprio tratto di marciapiede e di strada. Ma quel negozietto ricavato in un angolo della via con 2 tende accostate, aperto da metà maggio ad ottobre, che vende solo ciabatte di gomma, colorate, di tutte le misure e di diverse fogge, come mai farà a vendere quelle ceste stracolme di ciabatte da mare adesso che è ormai già fine settembre? Andranno ai turisti dell’anno prossimo…

Due anziane signore a passeggio immerse nelle loro chiacchiere vengono quasi investite dalla comitiva di giapponesi appena scesi dall’enorme autobus che l’autista è riuscito a parcheggiare con incredibile manovra. Poco lo spazio di questa terra stretta tra il mare e la collina: così è la Liguria, e questo è uno dei suoi aspetti più affascinanti.

Poi arriva l’ambulante: verso le 8.30, ormai da anni, tutte le mattine nella stagione balneare da giugno a settembre, con le verdure e la frutta di produzione locale. Intanto i vigili urbani passeggiano su e giù per le vie, controllando l’ormai iniziato e progressivo andirivieni di gente di ogni età, sesso e paese.

Tra le case, quasi nascosta, anche una chiesa ortodossa e qualcuno davanti all’ingresso che aspetta di entrare: in vacanza o no, quando sei in un paese straniero, poter frequentare il tuo luogo di culto ti fa sentire più vicino a casa e ai familiari lontani.

Così dal silenzio delle prime ore del mattino, in cui solo il mare e i gabbiani si fanno sentire, si passa poco a poco al vocio e ai rumori della gente e delle cose in un crescendo via via più intenso nelle ore successive: tutto il paese si anima e si muove.

Questo lento risveglio, graduale, questo movimento che inizia piano piano e va aumentando ci fa venire in mente Kapha, che con gli altri dosha Vata e Pitta costituisce i 3 principi energetici che, secondo l’Ayurveda, si combinano a determinare la nostra costituzione individuale. Kapha è calmo, lento, un po’ indolente e pigro, ma pesante, solido e stabile come una grande macchina, come un elefante, come una montagna: il movimento inizia piano piano, ma poi è difficile da fermare perché comunque procede e va avanti fino all’arrivo. Una partenza un po’ sonnecchiante come quella di un piccolo paese o di una grande città: un lento risveglio, che tarda a partire, ma poi procede, procede, procede inevitabile e progressivo, tutte le mattine, giorno dopo giorno.

Il Festival della mente e… l’Ayurveda

venerdì, 17 settembre 2010

Si è svolta il 3-4-5 settembre 2010 la 7° edizione del Festival della mente di Sarzana, graziosa cittadina della provincia di La Spezia,nella Val di magra, in Lunigiana, terra di antiche vestigia romane. Sede del Festival la Cittadella di Firmafede , rafforzamento difensivo degli avamposti del dominio mediceo: un ampio recinto rafforzato da quattro rotondi torrioni agli spigoli con cortile quadrangolare, destinato agli alloggi dei soldati e alle stalle.
Arrivati col treno a Sarzana, percorrendo a piedi il viale alberato dalla stazione ferroviaria verso il centro, si arriva alla piazza Firmafede : camminando lungo una stradicciola a ciotoli fiancheggiata da piccole case con balconi fioriti e con porte e finestre in elegante ferro battuto, si arriva alla fortezza Firmafede . I padiglioni, luogo di incontro – come riportato da un giornale in questi giorni -“ dei più bei cervelli italiani”, sono stati allestiti dentro e nelle immediate vicinanze della fortezza, imponente costruzione circondata da fossati, edificata per volontà di Lorenzo il Magnifico dopo la conquista della città di Sarzana strappata ai genovesi nel 1487. Così Sarzana è diventata per tre giorni un laboratorio culturale all’aperto: per le piccole strade del centro storico o davanti ai negozietti sempre aperti o seduti ai tavoli dei caffè nelle piazzette, dove il vocio della gente era rotto solo ogni tanto dal rintocco delle campane, si sono ritrovati saggisti, letterati, scrittori, poeti, giornalisti, uomini di cultura, intellettuali e gente comune, tutti riuniti da una gran voglia di fare cultura, di incontrarsi e discutere un po’…
Piacevolissimo osservare il caleidoscopio di persone in giro per le strade e le piazze: dal tipo in camicia, cravatta, valigetta ventiquattro ore e occhiali in policarbonato, al “ dandy” elegantemente vestito con cappello Panama, giacca color avorio e occhiali scuri, dal ventenne con maglietta, jeans e scarpe da ginnastica, alla signora non più giovane con lunga sciarpa, tacchi a spillo e occhiali alla Lina Wertmuller, alla giovane signora con bambini per mano nella continua ricerca di una toilette per le emergenze improvvise …
Numerosi gli incontri tenuti dalla mattinata di sabato e domenica fino a tarda sera e un programma speciale con spettacoli didattici ed esperienze in laboratorio per bambini e ragazzi fino a 14 anni.
E tutto nel filo conduttore di una speciale attenzione rivolta alla mente e ai suoi rapporti con l’arte, la musica, la letteratura, l’ambiente, le relazioni sociali, la storia, la filosofia e la psicoanalisi.
Impossibile seguire tutto ( molti incontri in contemporanea ): una vera e propria fucina di lavoro rivolto alla mente.
Negli incontri dedicati all’arte ( contemporanea ), è emerso – come ormai già punto fermo – che nel triangolo artista, opera d’arte e pubblico che osserva, chi guarda l’opera d’arte finisce di crearla, la completa. Solo attraverso il pubblico che la guarda e che ne viene coinvolto, l’opera d’arte è vissuta. Quindi, l’arte vive soprattutto attraverso l’interazione col pubblico e cioè attraverso una relazione.
E da sempre l’Ayurveda ci dice che tutto è un sistema di relazioni: noi, esseri viventi umani, unione di corpo, mente e spirito, siamo in continua relazione con gli altri, con il mondo intero, con ciò che ci circonda e con l’ambiente. Un continuo flusso di informazioni che arrivano attraverso i sensi a “manas” , la mente cognitiva, centro di coordinamento delle reazioni di risposta adattativa agli stimoli esterni.
Nei 3 incontri dedicati alla psicoanalisi, è stato ribadito il concetto – ormai acquisito -che nel rapporto psicoanalista e paziente l’analista non è osservatore asettico ed esterno, ma partecipa sempre coinvolto, con i suoi ricordi, le sue emozioni e i suoi sentimenti. Mentre lavora col paziente, cercando di intuire, di capire, di dedurre e di provocare reazioni nel paziente, intanto lavora su se stesso.
Altro importante concetto sottolineato è che, nella via della psicoanalisi e del percorso verso la guarigione nei disturbi del comportamento e nelle cosiddette “nevrosi da stress”, la soluzione è la presa di coscienza, è intraprendere un processo di individuazione di sé, delle proprie qualità. E questo è quello che l’Ayurveda e i grandi saggi da sempre ci insegnano: la conoscenza di sé, la consapevolezza di se stessi, del proprio esistere, delle proprie attitudini personali e dei propri attributi (“guna”). E questo è ciò cui si deve tendere, è il percorso da seguire per la tutela del nostro benessere, del nostro star bene. Perché secondo l’Ayurveda non ci sono la salute mentale e la salute fisica: c’è la salute, la nostra condizione originaria, per noi, unione di corpo, mente e spirito.

Trasloco con l’Ayurveda

lunedì, 30 agosto 2010

E tre…

Questa è la terza volta che affronto un trasloco: per il primo avevo 10 anni, e quando sei bambino tutto è più facile, ti diverti a spostare le cose e poi ci pensano i genitori.

Ma un trasloco dopo 20 anni dal precedente è un’altra cosa e un terzo dopo altri 20 anni un’altra cosa ancora: tu stesso sei diverso, hai degli anni in più, le tue reazioni agli eventi esterni sono cambiate e le tue risorse energetiche pure. E poi col trascorrere del tempo nel corso della vita cambiano anche le condizioni esterne:  le situazioni di lavoro, il rapporto con i colleghi, le amicizie, magari hai conosciuto persone nuove che in qualche modo hanno influenzato il tuo carattere, il tuo modo di pensare. Anche le situazioni familiari col tempo cambiano: hai perso un genitore o entrambi, i tuoi figli sono cresciuti, hanno studiato, hai dovuto affrontare i loro problemi, se sei sposato il rapporto con tuo marito o tua moglie può essere  migliorato o peggiorato, oppure sono subentrati problemi di salute più o meno gravi… Nel corso della vita possono cambiare anche la tua religione, la tua ideologia politica, il tuo stile di vita, puoi aver vissuto nascite e lutti, hai affrontato e cercato di risolvere disguidi e contrattempi, sei stato testimone più o meno partecipe degli eventi sociali, politici ed economici del tuo paese e – come no? – anche del mondo intero.

E secondo l’Ayurveda noi, essere umani, unione di corpo, mente e spirito, siamo in continua relazione con tutto ciò che ci circonda, con l’universo tutto in un continuo processo di adattamento – reazione e risposta-  a tutti gli stimoli esterni, vicini o lontani che siano. Quante volte questo continuo “ bilanciamento “ avviene nel corso della vita ?!  Innumerevoli volte, sempre. Le dune nel deserto possono rimodellarsi lentamente nel tempo  oppure trasformarsi rapidamente in pochi minuti durante una tempesta di sabbia. E come la natura, anche noi nel tempo cambiamo…

Così, mi sono detta, vediamo come io, sicuramente diversa da prima, affronto un altro trasloco: cambiare casa, paese e regione. Mi sono messa come uno spettatore in teatro ad osservare come io stessa – corpo, mente e spirito – mi adattavo al trasloco: e il trasloco è pur sempre uno sradicamento, se lasci le tue cose, la tua casa, il tuo paese dopo esserci stato per 20 anni. E’ come quando in un campo o in un viale viene rimosso un albero: non sempre tutte le radici restano attaccate all’albero rimosso, le più piccole, quelle meno importanti e vitali si rompono e restano a terra.

E’ comunque più facile traslocare per le popolazioni nomadi: sostando nelle oasi tra le sabbie infuocate del deserto o attraversando gli altopiani brulli ai piedi dell’Himalaya, le carovane si spostano smontando le tende e caricando sulle spalle e sul dorso degli animali le poche e semplici vettovaglie.

Per noi, che possediamo tante più  cose e tanti più oggetti, l’impresa è più complicata. Dobbiamo portare con noi i vestiti per il cambio di stagione, il computer con la stampante al laser, il servizio di porcellana della nonna, il televisore a cristalli liquidi acquistato come occasione da non perdere nel centro commerciale, la nostra poltrona preferita con lo schienale adattabile dove a volte quando leggiamo ci addormentiamo tranquillamente, il vaso in vetro di Murano souvenir dell’ultimo viaggio a Venezia, il vassoio in argento – classico regalo di nozze del vicino di casa.

E sono tutte cose…  In realtà, in occasione del trasloco, tutte le volte che ti capita tra le mani un oggetto ti dovresti chiedere: per non riempire di scatole e scatoloni un TIR intero, questa cosa mi serve davvero?  E’indispensabile?  Ha un valore affettivo importante, oppure no?  Così è più facile scegliere. E se poi ti ritrovi cose doppie o addirittura triple che non ricordavi di avere e che spuntano da chissà dove, perché non distribuire o regalare a chi ne può avere bisogno? Le coperte alla Caritas o alle strutture analoghe, le pentole vecchie anche se un  po’ sciupate al canile per le zuppe degli ospiti a quattro zampe… E se la lavatrice o il frigorifero sono vecchi ma ancora un po’ funzionanti e tu hai deciso di rinnovarli, basta portarli in discarica oppure passare parola ai vicini di casa per regalarli: qualcuno che ne ha bisogno salterà fuori.

E così un trasloco diventa un fatto di crescita e un’esperienza positiva: ci aiuta a dare il valore alle cose, ci aiuta a capire che possediamo tanti, forse troppi oggetti, a capire che le nostre case spesso contengono più di quello che ci servirebbe e che sicuramente ci basterebbe meno di quello che abbiamo. Condurre un trasloco passo a passo con l’Ayurveda diventa un’occasione per conoscerci meglio e – perché no ? – per metterci alla prova… Perché l’Ayurveda ci insegna che  uno degli  scopi da realizzare nella nostra vita è  artha, cioè il raggiungimento dei beni materiali, ma solo di ciò che ci serve per vivere e questo, se ci pensiamo bene, ci basta.