Bellissimo il mattino presto in questo piccolo paese sul mare. Sono da poco le 6 e, verso fine Settembre, ancora un po’ buio e aria fresca. C’è silenzio, adesso si sente solo il mare. Poi a poco a poco il cielo si schiarisce, mentre comincia a passare col suo frastuono il mezzo della nettezza urbana che pulisce le poche strade all’interno e il lungomare. Una riflessione: la gente qui, soprattutto se di passaggio, così come altrove e forse dappertutto, getta tutto a terra, con negligenza e indifferenza, come se vie, paese e città e il mondo intero non fossero un bene comune, di tutti.
Poi, mentre con un po’ di affanno ma tanto impegno, qualcuno con tuta e scarpe da ginnastica fa jogging, si alzano le serrande dei piccoli bar e dei caffè e si diffonde per tutto il borgo il profumo del pane e della focaccia appena cotti.
A
rriva anche il fornaio col suo piccolo furgone a distribuire i panini e i dolciumi per le prime colazioni e così dentro i bar si scambiano i primi saluti e le immancabili battute sul governo e sugli avvenimenti del giorno prima, in un dialetto dallo stretto accento spezzino.
Già si sentono i rintocchi della campana e, dalla vicina stazione ferroviaria che si affaccia sul lungomare, gli annunci dei treni in partenza e in arrivo. Qualcuno passa frettolosamente per andare a prendere il treno che lo condurrà al lavoro nella vicina città di provincia, mentre si riversano sul lungomare i turisti, quasi tutti stranieri, alcuni con le valigie stracolme per l’inizio del soggiorno nella località di mare, altri, infaticabili, con scarponi e corti pantaloni alla zuava per i chilometrici trekking da fare nei dintorni.
A bordo di un rumorosissimo ciclomotore arriva un tipo sui 50 anni, con sigaretta spenta in bocca: frena bruscamente, scende, apre l’edicola e scioglie il pacco di giornali ancora imballato a terra ed espone quotidiani e riviste. I titoli sono in diverse lingue, non solo italiano: bello questo senso di universalità, di tante realtà etniche, di tanta gente diversa, di tanto mondo diverso e vario intorno a noi…
Intanto, i bagnini sistemano le sedie a sdraio sulla spiaggia, aprono gli ombrelloni ancora chiusi, rastrellano la sabbia dei pochi stabilimenti balneari ed osservano mare e cielo: oggi dovrebbe essere una bella giornata, soleggiata, senza nuvole, il mare è liscio e tranquillo, quindi nessuna bandiera né rossa né gialla per il bagno in mare. Cominciano ad arrivare i bagnanti, muniti di stuoino, asciugamani colorati, materassino, zaini pieni di provviste e bambini irrequieti con secchielli, palette e salvagente dai colori abbaglianti. Direzione: la spiaggia. E per chi non vuole spendere e si è portato anche l’ombrellone, c’è la spiaggia libera.
Le voci si sommano e così pure i rumori: la gente in vacanza si siede ai tavolini dei bar sul lungomare, sorseggia il cappuccino tra un morso e l’altro della brioche, mentre sfoglia il quotidiano e assapora il piacere di un po’ di tanto desiderato ozio… Qualcuno pigramente sbadiglia. Il profumo del caffè si diffonde: per fortuna qui non possono circolare le auto, che vanno lasciate al parcheggio fuori dal borgo. Solo qualche Ape passa per caricare e scaricare merci e bagagli, come quello di Franco che da una vita fa la spola tra gli alberghi e la stazione ferroviaria per trasportare persone e valigie a destinazione.
Anche i negozi alzano la serranda: i gestori espongono le merci migliori e più attraenti, puliscono la vetrina e scopano il proprio tratto di marciapiede e di strada. Ma quel negozietto ricavato in un angolo della via con 2 tende accostate, aperto da metà maggio ad ottobre, che vende solo ciabatte di gomma, colorate, di tutte le misure e di diverse fogge, come mai farà a vendere quelle ceste stracolme di ciabatte da mare adesso che è ormai già fine settembre? Andranno ai turisti dell’anno prossimo…
Due anziane signore a passeggio immerse nelle loro chiacchiere vengono quasi investite dalla comitiva di giapponesi appena scesi dall’enorme autobus che l’autista è riuscito a parcheggiare con incredibile manovra. Poco lo spazio di questa terra stretta tra il mare e la collina: così è la Liguria, e questo è uno dei suoi aspetti più affascinanti.
Poi arriva l’ambulante: verso le 8.30, ormai da anni, tutte le mattine nella stagione balneare da giugno a settembre, con le verdure e la frutta di produzione locale. Intanto i vigili urbani passeggiano su e giù per le vie, controllando l’ormai iniziato e progressivo andirivieni di gente di ogni età, sesso e paese.
Tra le case, quasi nascosta, anche una chiesa ortodossa e qualcuno davanti all’ingresso che aspetta di entrare: in vacanza o no, quando sei in un paese straniero, poter frequentare il tuo luogo di culto ti fa sentire più vicino a casa e ai familiari lontani.
Così dal silenzio delle prime ore del mattino, in cui solo il mare e i gabbiani si fanno sentire, si passa poco a poco al vocio e ai rumori della gente e delle cose in un crescendo via via più intenso nelle ore successive: tutto il paese si anima e si muove.
Questo lento risveglio, graduale, questo movimento che inizia piano piano e va aumentando ci fa venire in mente Kapha, che con gli altri dosha Vata e Pitta costituisce i 3 principi energetici che, secondo l’Ayurveda, si combinano a determinare la nostra costituzione individuale. Kapha è calmo, lento, un po’ indolente e pigro, ma pesante, solido e stabile come una grande macchina, come un elefante, come una montagna: il movimento inizia piano piano, ma poi è difficile da fermare perché comunque procede e va avanti fino all’arrivo. Una partenza un po’ sonnecchiante come quella di un piccolo paese o di una grande città: un lento risveglio, che tarda a partire, ma poi procede, procede, procede inevitabile e progressivo, tutte le mattine, giorno dopo giorno.
Arrivati col treno a Sarzana, percorrendo a piedi il viale alberato dalla stazione ferroviaria verso il centro, si arriva alla piazza Firmafede : camminando lungo una stradicciola a ciotoli fiancheggiata da piccole case con balconi fioriti e con porte e finestre in elegante ferro battuto, si arriva alla fortezza Firmafede . I padiglioni, luogo di incontro – come riportato da un giornale in questi giorni -“ dei più bei cervelli italiani”, sono stati allestiti dentro e nelle immediate vicinanze della fortezza, imponente costruzione circondata da fossati, edificata per volontà di Lorenzo il Magnifico dopo la conquista della città di Sarzana strappata ai genovesi nel 1487. Così Sarzana è diventata per tre giorni un laboratorio culturale all’aperto: per le piccole strade del centro storico o davanti ai negozietti sempre aperti o seduti ai tavoli dei caffè nelle piazzette, dove il vocio della gente era rotto solo ogni tanto dal rintocco delle campane, si sono ritrovati saggisti, letterati, scrittori, poeti, giornalisti, uomini di cultura, intellettuali e gente comune, tutti riuniti da una gran voglia di fare cultura, di incontrarsi e discutere un po’…
E tutto nel filo conduttore di una speciale attenzione rivolta alla mente e ai suoi rapporti con l’arte, la musica, la letteratura, l’ambiente, le relazioni sociali, la storia, la filosofia e la psicoanalisi.
Nei 3 incontri dedicati alla psicoanalisi, è stato ribadito il concetto – ormai acquisito -che nel rapporto psicoanalista e paziente l’analista non è osservatore asettico ed esterno, ma partecipa sempre coinvolto, con i suoi ricordi, le sue emozioni e i suoi sentimenti. Mentre lavora col paziente, cercando di intuire, di capire, di dedurre e di provocare reazioni nel paziente, intanto lavora su se stesso.
Ma un trasloco dopo 20 anni dal precedente è un’altra cosa e un terzo dopo altri 20 anni un’altra cosa ancora: tu stesso sei diverso, hai degli anni in più, le tue reazioni agli eventi esterni sono cambiate e le tue risorse energetiche pure. E poi col trascorrere del tempo nel corso della vita cambiano anche le condizioni esterne: le situazioni di lavoro, il rapporto con i colleghi, le amicizie, magari hai conosciuto persone nuove che in qualche modo hanno influenzato il tuo carattere, il tuo modo di pensare. Anche le situazioni familiari col tempo cambiano: hai perso un genitore o entrambi, i tuoi figli sono cresciuti, hanno studiato, hai dovuto affrontare i loro problemi, se sei sposato il rapporto con tuo marito o tua moglie può essere migliorato o peggiorato, oppure sono subentrati problemi di salute più o meno gravi… Nel corso della vita possono cambiare anche la tua religione, la tua ideologia politica, il tuo stile di vita, puoi aver vissuto nascite e lutti, hai affrontato e cercato di risolvere disguidi e contrattempi, sei stato testimone più o meno partecipe degli eventi sociali, politici ed economici del tuo paese e – come no? – anche del mondo intero.


