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Storia di un vegetariano ancora vivo! (seconda parte)

sabato, 22 maggio 2010

<< Prima parte

In quegli anni in Italia i vegetariani erano rari, per cui si incontrava ogni genere di difficoltà e situazioni talvolta divertenti: una volta al ristorante chiesi un piatto senza carne e mi portarono del prosciutto. Davanti alle mie rimostranze il gestore mi spiegò che i salumi non sono bistecche, quindi non erano carne.  Qualche volta al ristorante poi cercavano di rifilarmi comunque la carne oppure la sfilavano da piatti già preparati. Capita l’antifona smisi di dichiararmi vegetariano spiegano invece di avere una terribile allergia che in caso di ingestione mi avrebbe causato morte immediata. Fine dei problemi al ristorante!

Ho incontrato anche qualche personaggio straordinario: una volta ero a cena con un tizio vegetariano. Gli chiesi se la sua dieta comprendeva uova e latte e lui rispose di no, anche un po’ risentito. Poco dopo si infilò con estrema soddisfazione un tortellone in bocca (n.b. fatto con pasta all’uovo e ricotta).

Talvolta vengo invitato a cena a casa di persone che quando vengono a conoscenza della mia scelta cadono nel panico. Spesso l’esito è di trovarmi davanti a una moltitudine di portate ben superiore al mio appetito, come se non mangiare la carne implichi automaticamente il dovere mangiare in quantità il resto. Immaginate l’imbarazzo nel cercare di mangiare il più possibile per non contrariare tante gentilezza.

Come dicevo la cucina Ayurvedica è stata la svolta. In ogni pasto cerco di inserire un cereale, un legume e più verdure in modo che l’equilibrio alimentare sia ottimale.  L’uso delle spezie aiuta la digeribilità dei legumi che forniscono il giusto apporto proteico e ne alleviano i ben noti effetti collaterali (penso che tutti abbiano fatto l’esperienza del giorno dopo i ceci).

Capita ancora di leggere titoli di giornali che additano vegetariani con problemi di salute. La cosa mi fa infuriare perché annegato nell’articolo ti viene spiegato che la persona si nutriva solo di insalata o altro, quindi con una alimentazione scorretta. Questo non è un problema di dieta vegetariana, questo è un problema di testa! Per contro credete che se una persona mangiasse solo carne tutti i giorni godrebbe di una encomiabile salute?

Dopo tutto questo tempo non mi sento di suggerire una dieta vegetariana, ognuno faccia quello che crede. Quello che mi sento di dire è che l’eccesso di consumo di carne è risaputo essere dannoso alle persone e all’ambiente. Iniziano a esserci fattorie che vendono la carne biologica (ergo l’animale mangia cose sane ed è trattato con un po’ più di rispetto) e spesso te la portano anche a casa. Sicuramente il prezzo è un po’ più alto, ma non è forse meglio privarsi di una bistecca in più e mangiare e vivere meglio?

Storia di un vegetariano ancora vivo! (prima parte)

mercoledì, 19 maggio 2010

Ebbene sì, ho superato i due lustri da vegetariano e, cosa incredibile per medici e media, sono ancora vivo. Dico questo perché spesso da televisioni e giornali risulta che i vegetariani siano personaggi votati al suicidio passando da incredibili sofferenze dovute a carenze alimentari.

Torniamo alle origini: anno 1999, scoppia lo scandalo dei polli alla diossina in Belgio. Onestamente devo dire che qualche dubbio in merito alla loro salute l’avevo anche prima: ricordo l’ultima coscia di pollo che mangiai, presi in mano l’osso e la carne si staccò da sola. Supposi che quel povero volatile non doveva certo avere camminato molto nella sua vita.  Sono sempre stato un amante degli animali e la vista di quei camion che trasportavano polli, maiali o mucche in condizioni terrificanti mi ricordavano un po’ quei filmati che vedevo sulla deportazione durante la seconda guerra mondiale.

Torniamo a noi. In televisione il povero pollo la faceva da padrone e ricordo un bel servizio che mostrava la macchina che li uccide in serie.  Vuoi un po’ i dubbi pregressi, vuoi che questo spettacolo è stato davvero impressionante, il mio amore per la carne scomparve all’istante.

Andai a cercare qualcuno che potesse aiutarmi nella transizione e una dietologa mi consigliò di farlo gradualmente, prescrivendomi una dieta con un progressivo decremento della carne preventivo allo stop definitivo. La sola idea di vedere una bistecca nel piatto mi faceva talmente schifo che decisi un approccio un po’ più … radicale . Stop immediato alla carne. Dopo qualche mese anche il pesce soccombette eliminando gli animali dalla mia dieta.

Vi lascio immaginare le reazioni di familiari e del mio medico curante: tutti contavano i giorni che mi rimanevano da vivere preannunciando ogni genere di malattia e terribili sofferenze.  Avevo questa immagine di me stesso in un letto di ospedale con la testa bendata, flebo al braccio, pallido ed emaciato. Passati gli anni mi chiedo perché poi dovessi avere delle bende sulla testa, ma questo credo sia uno di quei misteri che la nostra mente è restia a spiegarci.

Ovviamente potete immaginare i terribili problemi a cui sono andato incontro nelle successivi mesi: nessuno! A quei tempi frequentavo qualche circolo New Age e ricordo che vegetariani da lunga data mi descrivevano i portentosi effetti che la nuova dieta avrebbe sortito: mente luminosa, aggressività inesistente e persino totale assenza di odore della pelle. Bè devo ammettere che dopo tutto questo tempo ogni tanto mi incazzo ancora, se sudo esito a definire il mio odore propriamente floreale e, se mangio un bel piatto di fritto alla bolognese (solo verdure però),  definire il giorno dopo la mia mente sattvica è quantomeno un eufemismo.  Per contro quando vedo gli orribili camion della deportazione in autostrada continua a dispiacermi, ma la mia coscienza è quieta.

Il terrorismo dei media e dei medici comunque continuava a sortire il suo effetto: cercavo in ogni modo di sopperire alla mancanza di proteine. Caddi quindi tra le braccia della macrobiotica che proponeva ottimi sostituti: seitan e tofu, salsa tamari, soyu, etc… Ecco, quando dico ottimi mi riferisco alle proprietà nutritive, perché il sapore tuttora non riesco ancora a farmelo piacere. Nulla da eccepire in merito alla qualità della dieta, non ho mai avuto problemi. Gli annuali esami del sangue indirizzati proprio a verificare l’alimentazione erano perfetti, unica eccezione era, ironia della sorte, l’eccessiva presenza di proteine nel mio corpo. Vuoi la mia incompetenza in cucina, vuoi che tra le materie prime c’era poca scelta, ma quello che trovavo carente era il sapore e quando mi sedevo a tavola il mio più grande desiderio era finire di mangiare prima possibile. Dopo qualche anno incontrai l’Ayurveda e fu amore a primo … gusto: i piatti ripresero sapore e mangiare tornò ad essere un piacere.

Alium: togliamo un tabù

mercoledì, 12 maggio 2010

Nella nostra società l’uso abituale in cucina o per preparare oli composti per uso esterno dei bulbi della famiglia Liliaceae come Alium cepa L. (cipolla), Alium sativum L. (aglio), Alium fistulosum (cipollotto), Alium porrum (porro) è andato in disuso perché creano alitosi e hanno odore forte non gradito per stare in mezzo alle persone!

Questo è vero in quanto il loro forte aroma proviene dalla presenza di molti composti solforati tra cui l’olio volatile di solfuro d’allile che dona la caratteristica fragranza. Perché rinunciare a questi ortaggi che sin dall’antichità erano considerati gustosi come cibo e come prevenzione di alcuni disturbi della salute?

Secondo l’Ayurveda l’aglio contiene 5 sapori su sei che sono: pungente, salato, dolce, astringente, amaro, manca l’acido , mentre la cipolla contiene 4 sapori, cioè sono delle piante che hanno in sé quasi tutto quello che serve all’uomo per mantenere in equilibrio il proprio metabolismo.

Oggi, buona parte delle persone a causa della vita sedentaria e per il cibo raffinato o conservato di cui si alimenta, oltre avere poco fuoco digestivo provocato anche dallo stress, ha più o meno gravi problemi di costipazione, di allergie, di ipertensione, di digestione, perché non aiutare il nostro corpo e mente a stare in salute con piccoli gesti quotidiani come l’uso di cipolle e aglio nella nostra dieta?

Vi possono essere alcuni accorgimenti per eliminare la fastidiosa alitosi. Prima di tutto, quando si tagliano finemente aglio e cipolla togliere l’eventuale germoglio, molto indigesto, poi “soffriggere” in poca acqua e non in olio, in quanto è l’olio soffritto che appesantisce la digestione oltre ad essere “tossico” per il nostro organismo. Se insieme all’aglio e cipolla si addiziona 1 o 2 cucchiaini di zenzero fresco o in polvere si favorisce la digestione e di conseguenza si elimina l’alitosi.

Se questi espedienti non sono sufficienti per non avere “alito pesante” si possono masticare 3 o 4 semi di cardammomo verde dopo i pasti oppure assumere un cucchiaio di cocco grattugiato sul quale si è spremuto del succo di limone. Oltre ad essere molto buono, toglie in breve tempo l’alitosi.

VIRTU’ DELL’ORTICA II

lunedì, 3 agosto 2009

I parte dell’articolo

Può essere usata come alimento ed è voce comune che i germogli siano ottimi nei risotti o nei minestroni. Contiene vitamina C, azoto e ferro.

Nomi regionali
Basilicata: r’ddìca
Calabria: ardicàra, ardìca
Campania: ardica
Lombardia: urtiga
Molise: r’ddich
Piemonte: urtìa
Puglia: virdìcula
Sardegna: pitzulenti, pitzianti, pistiddori
Sicilia: lardica
Veneto: ortiga

Curiosità
Viene citata anche nei racconti popolari Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno.
Re: “Qual è quell’erba che fin i ciechi la conoscono?”
Bertoldo: “L’ortica”

In un quadro di Albrecht Durer, famoso pittore e incisore tedesco della fine del Quattrocento, è rappresentato un angelo che offre al Creatore niente meno che un’ortica. Quale migliore testimonianza potremmo desiderare del prestigio che già allora circondava quest’erba?

Castore Durante, ad esempio, nel suo “Herbario Nuovo” (1585), dopo aver detto: “E’ così notissima pianta l’ortica, che si conosce da ciascuno fino nella notte oscura”, elencò una tale quantità di “virtù di dentro” e di “virtù di fuori” da far venire il capogiro.

Attorno a questa pianta strana che punge e cresce in mezzo ai ruderi sono nate anche molte leggende: credenze popolari antiche, che attribuivano all’ortica virtù magiche, come il potere di allontanare i fulmini se si buttavano le sue foglie in mezzo ad un fuoco. Chi poi ne portava addosso un’intera pianta, sarebbe stato al riparo da qualsiasi maleficio. Sempre una pianta intera, tenuta con la radice verso l’alto, in una notte di luna piena, avrebbe fatto passare la febbre all’ammalato di cui si fosse detto il nome a voce alta. Si riteneva anche che trasmettesse molto coraggio a chi la teneva in mano: in effetti, non è difficile immaginare una certa dose di aggressività in un individuo che stringe un mazzo di ortiche con le mani nude. Ed infine, se vogliamo credere ai pronostici tratti dai sogni, ci sarà di buon auspicio sognare di essere “punti” da un’ortica, è sicura previsione di successo.

Salute
Utilizzata come pianta medicinale anche dai Greci con proprietà antidiarroiche, diuretiche, cardiotoniche e antianemiche.

Viene anche impiegata per arrestare la caduta dei capelli.

Nel Medioevo veniva battuta e sfibrata per essere usata per tessere stoffe simili alla canapa o al lino.

Nella medicina popolare si usava percuotere con un mazzo di ortiche le parti del corpo colpite da paralisi o affezioni reumatiche.

L’Ortica, grazie alla clorofilla che è contenuta in quantità eccezionale nelle foglie costituisce un valido e del tutto innocuo colorante per medicinali, cosmetici, prodotti igienici e liquori. Veniva usata anche come colorante per i tessuti delicati: le foglie tingono di un bel verde, mentre le radici di giallo.

Un altro aspetto dell’ortica è l’azione rivitalizzante che ha, esattamente come la camomilla, sulle piante che le crescono vicino, ed è interessante osservare che la esplica in modo particolare sulle aromatiche (specialmente sulla menta), delle quali pare faccia aumentare il contenuto in olio essenziale. Inoltre, il macerato d’ortica, ottenuto facendo macerare la pianta intera in acqua per 12 ore, se spruzzato sulla pianta infestata dagli afidi, la libera da questi parassiti senza dover ricorrere a prodotti tossici.

L’ortica è una buona fonte di proteine: quando è fresca ne contiene da 6 a 8 g ogni 100 g, essiccata ne contiene da 30 a 35 g (percentuale vicina a quella della soia, uno dei legumi più ricchi di proteine).

Nelle epistassi si consiglia di introdurre nel naso batuffolini di cotone idrofilo imbevuti di succo fresco di ortica.

In veterinaria si considera giustamente l’ortica un’ottima pianta foraggera e pare che, oltre che trasmettere agli animali gli indubbi valori nutrizionali e salutari che possiede, essa rende i bovini particolarmente resistenti alle malattie infettive, aumenta notevolmente la produzione di latte delle vacche e conferisce ai cavalli un manto più lucente. E’ vivamente consigliabile nell’allevamento dei conigli e di tutto il pollame: in particolare si è visto che i tacchini, nutriti con un pastone addizionato di ortica tritata, ingrassano di più e che le galline aumentano la quantità e migliorano la qualità delle loro uova.

Alimentazione
Ed ora passiamo al lato forse più trascurato, ma a mio avviso importantissimo, dell’ortica: quello di ottima pianta alimentare. Essendo ricca di vitamine (A, C, K, B2 e acido folico), sali minerali, proteine e aminoacidi essenziali, essa costituisce un alimento di alto valore nutrizionale. In più, possiede un sapore delicatamente aromatico che la rende adatta alla preparazione di piatti appetitosi. Gli inconvenienti che presenta sono solo apparenti: basta tener presente che i peli urticanti delle foglie vengono neutralizzati sia da una bella lavata, che da una cottura anche brevissima, e che per cogliere e maneggiare tranquillamente l’ortica è sufficiente munirsi di un paio di guanti di pelle o di gomma. Per contro, le utilizzazioni di queste foglie saporite e salutari sono parecchie: dall’ottima zuppa di ortica, specialità della bassa Lombardia, al risotto verde, alla frittata con cime di ortica, al minestrone, ai ravioli di magro, ai raffinati vol-au-vent. Senza contare che le cime di ortica si possono far lessare e poi condire a piacere esattamente come gli spinaci, fornendo una squisita verdura nutriente, mentre l’acqua di cottura (una tazza al mattino a digiuno), depura e disintossica l’organismo. Con le foglioline più tenere, tritate finemente, si possono aromatizzare le insalate e le salsine alle erbe.

Succo fresco
E’ il modo migliore di utilizzare l’ortica per sfruttarne le proprietà medicinali, soprattutto l’effetto depurativo; si ottiene schiacciando le foglie o centrifugandole; generalmente se ne prende un bicchiere al mattino e uno a mezzogiorno.

Infuso
Si prepara con 50g in 1 litro d’acqua; si lascia in infusione per 15 minuti e se ne prendono 3 o 4 tazze al giorno.

Decotto di ortica
Fate bollire 1 cucchiaio di ortica essiccata in 2,5 dlitro d’acqua per 2-3 minuti. Trascorso questo periodo lasciate riposare per 5 minuti, quindi filtrate.
Consumatene 2 tazze al giorno per depurare il sangue.

Lozioni
Si applica il succo sulla zona ammalata della pelle.

Impacchi
Si imbevono nel succo, si applicano sulla zona malata e si cambiano 3 o 4 volte al giorno. .

Urticazioni
Con un mazzo di ortica appena tagliata si batte leggermente l’articolazione affetta da un processo infiammatorio o reumatico (ginocchio, spalla ecc.); questo produce un effetto revulsivo per il quale il sangue viene attratto in superficie decongestionando i tessuti interni.

LE VIRTU’ DELL’ ORTICA

giovedì, 16 luglio 2009

Urtica dioica (Urticacee)

Noi tutti, penso, abbiamo fatto almeno una volta, e a nostre spese, la conoscenza più o meno “bruciante” di questa erbacea, alla quale ben si addice l’appellativo di “burbero-benefica“. Foglie e fusti sono ricoperti da peli contenenti una sostanza urticante. Quando si sfiora la pianta, l’apice dei peli si rompe e ne fuoriesce un liquido irritante formato principalmente da acetilcolina, istamina, serotonina e acido formico.

OrticaDettaglio dei peli urticanti che provoca, per contatto, arrossamento e bruciore cutaneo: ciò forse ha determinato il disprezzo che attualmente circonda questa pianta in realtà benefica. Dove son presenti le ortiche infatti il terreno viene arricchito e le piante vicine prosperano, inoltre se delle ortiche vengono aggiunte al cumulo del concime ne accelerano la maturazione. Infatti, è aggressiva soltanto nel difendersi da nemici voraci, per il resto è una pianta che potrebbe essere utile all’uomo in molti modi. Dico potrebbe perché, pur essendo comunissima e, quindi, facilmente reperibile, l’ortica viene utilizzata meno di quanto meriti. Il nome deriva dal latino urere (bruciare) e dioica (in quanto porta su di un individuo solo fiori maschili o solo fiori femminili). L’ortica cresce spontanea nei luoghi incolti in genere: lungo le strade, i fossi, le siepi, vicino alle case e nei boschi, dal mare fino ad un’altitudine di 2.500 metri. E’ una pianta erbacea perenne. Non è necessario coltivare le ortiche: esse da millenni seguono l’uomo nei suoi spostamenti e se tagliate rivegetano prontamente dai rizomi. Chi però lo desidera può piantarne un ciuffo vicino ai cespugli di ribes, che ne trarranno vigore, o in un angolo dell’orto, per averne sempre una piccola, ma comoda scorta a disposizione.

RACCOLTA

I getti giovani freschi sono i migliori in cucina, in quanto più teneri e anche in campo medico, perché il loro potere curativo è massimo: il momento migliore per coglierli è dopo una pioggia, il periodo più adatto è la primavera (quando conviene anche farne una buona scorta per l’inverno), o l’autunno quando, dopo il taglio del fieno, crescono i nuovi getti. Naturalmente data la caratteristica di queste piante è necessario munirsi di forbici e guanti. Una volta secche perdono il loro potere irritante.

PROPRIETA’

Uso interno (principalmente tisane): diuretico , depurativa, antireumatico, leggero effetto anti-allergico (allergia da fieno ), cura le infezioni delle vie urinarie, la cistite, la gotta, previene la formazione dei calcoli urinari e renali. La radice migliora le manifestazioni legate all’ ipertrofia prostatica, limitando le dimensioni della prostata, forse per una interazione tra sostanze presenti nell’ ortica e le proteine sieriche che legano normalmente gli androgeni.
Ipoglicemizzante, allevia la tensione da sindrome pre mestruale. Indicata anche nelle diete dimagranti.
Essa contiene ferro per cui esercita una funzione antianemica ed è particolarmente indicata per una cura primaverile consistente nel bere una tisana di germogli alla mattina prima di colazione e un’altra tazza, sempre a piccoli sorsi, durante il giorno. Per mantenere intatti i principi attivi della pianta è bene solo scottare i germogli, senza farli bollire a lungo. Un cucchiaino di germogli d’ortica è sufficiente per un quarto di litro d’acqua: dopo una breve infusione si può bere senza zuccherare, chi lo desidera può aggiungere nell’acqua dell’infuso un po’ di camomilla per migliorare il sapore. Oltre a curare stanchezza e mal di testa l’ortica possiede virtù emostatica, come si può vedere facilmente se, in caso di epistassi, si introduce nella narice sanguinante un batuffolo di cotone imbevuto del suo succo.

Uso esterno da applicare in lozione o altra soluzione: cura cosmetica per esempio sui capelli, trattamento contro la caduta dei capelli, favorisce la ricrescita e previene contro la forfora e i capelli grassi,
Reumatismi: artrite, artrosi, gotta.

EFFETTI COLLATERALI / CONTRO INDICAZIONI / INTERAZIONI

Effetti collaterali : nessuno a conoscenza
Contro Indicazioni: come tutti i diuretici riduce le riserve di potassio ed è bene quindi mangiare molta verdura e frutta, non eccedere nelle quantità di infuso che potrebbe causare irritazione gastrica, se si stanno assumendo contemporaneamente diuretici di sintesi fare attenzione nel suo uso, può causare un leggero abbassamento della pressione sistolica, alle dosi indicate è una pianta sicura. Per tutte le domande che riguardano la diagnosi bisogna chiedere consiglio al vostro medico ayurveda.

La prossima settimana vi descriverò tutte le curiosità che riuscirò a raccogliere sull’ortica e di nuovo un brevissimo ripasso sul loro utilizzo in cucina e altri rimedi ancora…

Per ora vi consiglio un infuso tutte le mattine di ortica almeno per dieci giorni e spero ne trarrete giovamento!

Seconda parte dell’articolo