… tutto il mondo è paese …
Era dicembre e in Europa non era ancora Natale.
Avevamo pernottato in un albergo storico a Casablanca e, dopo il trasferimento in aereo a Marrakech , io e mio marito avevamo noleggiato un’auto. Appena arrivati, a noi si era aggiunto Mohammed, forse 14 o 15 anni, che nel suo spigliato francese, si era offerto come guida, allegro e con tanta voglia di guadagnarsi un po’ di soldi. Così, abbiamo attraversato per sentieri tortuosi il passo del Tichka, passando per l’alto Atlante, e siamo arrivati a Ouarzazate, all’incrocio delle valli dei fiumi Draa e Dades, a ridosso del Sahara e sede delle riprese cinematografiche di celebri films, come Lawrence d’Arabia e Il te’ nel deserto. La meta del viaggio era percorrere la strada delle kasbah, le affascinanti cittadelle fortificate in terra e pietra color ocra disseminate nel sud del Marocco: la prima kasbah doveva essere Ait Benhaddou, a 30 km da Ouarzazate. Era pomeriggio, il sole era a meta’ nel cielo, soffiava un vento molto caldo ed eravamo stanchi. Mohammed ci ha portato all’albergo dove si poteva alloggiare: una vecchia costruzione bassa, spoglia, sempre in terra e pietra, con poche piccole finestre senza vetri e una sola porta di accesso. All’ingresso, ci ha accolto il gestore, anche lui Mohammed, di poche parole, che con un semplice sorriso ci ha invitato a sederci sulla piccola veranda per farci riposare un po’ e ci ha offerto un profumatissimo e molto aromatico te’ caldo fumante. Ci hanno spiegato che da loro si fa così, sempre bevanda calda.
E così davvero fanno anche i Tuareg, i mitici e fieri uomini blu, i berberi nomadi del deserto, che attraversano con le loro carovane di dromedari il Sahara, sotto il sole infuocato, con 40-50 gradi di giorno. Quando sostano coi loro accampamenti, si raccolgono per riposarsi dalle fatiche del viaggio, discutere ed assaporare, quasi in un magico rito, te’ aromatico caldo.
In Europa, la vecchia signora Inghilterra mantiene la sua rinomata abitudine del te’ del pomeriggio, momento di sosta e di ritrovo durante la giornata, in cui fare quattro chiacchiere e perché no, qualche pettegolezzo…
In Austria e’ rimasta immutata la tradizione secolare dei caffè viennesi, gli eleganti e raffinati locali in cui, seduti al tavolo, davanti ad una fetta di torta o a qualche pasticcino e al quotidiano, si sorseggia tranquillamente caffè e ci si scambiano pareri, commenti e anche semplici chiacchiere.
Così a Venezia, negli storici caffè in piazza S. Marco, da sempre ritrovo di artisti, scrittori e intellettuali, fulcro della vita culturale della città e della laguna, si puo’ sostare bevendo e parlando di cose importanti oppure dei fatti di Venezia.
Nelle nostre frenetiche giornate, dove l’unica misura di riferimento è purtroppo l’orologio che imposta inesorabilmente i nostri ritmi, e’ pur sempre piacevole oltre che salutare e benefico ritagliarsi una piccola pausa, anche solo di 5-10 minuti, per gustarci con calma una bevanda e coccolarci un po’, meglio se in buona compagnia. E l’Ayurveda ci mette a disposizione tante tisane, tutte diverse a seconda della stagione e del clima, dei vari periodi del giorno, ciascuna più adatta di volta in volta al nostro stato d’animo e alle condizioni fisiche del momento: non c’è che l’imbarazzo della scelta… Una tisana da bere sempre calda, ci raccomanda l’Ayurveda, anche nelle assolate giornate estive: il caldo stimola Agni, il fuoco digestivo e poi produce vasodilatazione e quindi contribuisce alla dispersione del calore corporeo accumulato. Anche il sapore che percepiamo col gusto e’ importante per l’Ayurveda: se però quello della nostra tisana non ci piace del tutto, allora concediamoci un po’ di zucchero di canna…
Nasce nell’antica Grecia che considerava la pianta d’Alloro sacra ad Apollo in quanto, secondo la mitologia, in essa fu trasformata la ninfa Dafne. Secondo alcuni narratori Dafne, il cui nome significa Laurus, Alloro, era figlia e sacerdotessa di Gea, la Madre Terra e del fiume Peneo che, per sfuggire impaurita dal dio Apollo perdutamente invaghito di lei, ma non corrisposto, chiese a sua madre Gea di aiutarla. La Madre Terra la trasformò in un leggiadro e forte albero. Alla vista di ciò, il dio Apollo, per onorarla, decise di rendere questa pianta sempreverde, di considerarla a lui sacra e che rappresentasse un segno di gloria se posta sul capo dei migliori fra gli uomini, capaci d’ imprese esaltanti. Per questo gli imperatori romani si cingevano la testa di Alloro durante i trionfi e le cerimonie. Questa usanza si protrasse fino al Medioevo e al Rinascimento, ma incoronati o laureati non furono più i sovrani, ma i poeti e i letterati. Il termine attuale di laurea deriva proprio da questo riconoscimento.
L’Alloro, inoltre, per le sue qualità (guna), oltre ad avere un’azione aperitiva e digestiva, ha anche un’azione espettorante, antireumatica, sudorifere.



