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Archivi per la categoria ‘Alimentazione’

E se ci concedessimo una piccola pausa?

domenica, 4 luglio 2010

… tutto il mondo è paese …

Era dicembre e in Europa non era ancora Natale.

Avevamo pernottato in un albergo storico a Casablanca e, dopo il trasferimento in aereo a Marrakech , io e mio marito avevamo noleggiato un’auto. Appena arrivati, a noi si era aggiunto Mohammed, forse 14 o 15 anni, che nel suo spigliato francese, si era offerto come guida, allegro e con tanta voglia di guadagnarsi un po’ di soldi. Così, abbiamo attraversato per sentieri tortuosi il passo del Tichka, passando per l’alto Atlante, e siamo arrivati a Ouarzazate, all’incrocio delle valli dei fiumi Draa e Dades, a ridosso del Sahara e sede delle riprese cinematografiche di celebri films, come Lawrence d’Arabia e  Il te’ nel deserto. La meta del viaggio era percorrere la strada delle kasbah, le affascinanti cittadelle fortificate in terra e pietra color ocra disseminate nel sud del Marocco: la prima kasbah doveva essere Ait Benhaddou, a 30 km da Ouarzazate. Era pomeriggio, il sole era a meta’ nel cielo, soffiava un vento molto caldo ed eravamo stanchi. Mohammed ci ha portato all’albergo dove si poteva alloggiare: una vecchia costruzione bassa, spoglia, sempre in terra e pietra, con poche piccole finestre senza vetri e una sola porta di accesso. All’ingresso, ci ha accolto il gestore, anche lui Mohammed, di poche parole, che con un semplice sorriso ci ha invitato a sederci sulla piccola veranda per farci riposare un po’ e ci ha offerto un profumatissimo e molto aromatico te’ caldo fumante. Ci hanno spiegato che da loro si fa così, sempre bevanda calda.

E così davvero fanno anche i Tuareg, i mitici e fieri uomini blu, i berberi nomadi del deserto, che attraversano con le loro carovane di dromedari il Sahara, sotto il sole infuocato, con 40-50 gradi di giorno. Quando sostano coi loro accampamenti, si raccolgono per riposarsi dalle fatiche del viaggio, discutere ed assaporare, quasi in un magico rito, te’ aromatico caldo.
In Europa, la vecchia signora Inghilterra mantiene la sua rinomata abitudine del te’ del pomeriggio, momento di sosta e di ritrovo durante la giornata, in cui fare quattro chiacchiere e perché no, qualche pettegolezzo…

In Austria e’ rimasta immutata la tradizione secolare dei caffè viennesi, gli eleganti e raffinati locali in cui, seduti al tavolo, davanti ad una fetta di torta o a qualche pasticcino e al quotidiano, si sorseggia tranquillamente caffè e ci si scambiano pareri, commenti e anche semplici chiacchiere.
Così a Venezia, negli storici caffè in piazza S. Marco, da sempre ritrovo di artisti, scrittori e intellettuali, fulcro della vita culturale della città e della laguna, si puo’ sostare bevendo e parlando di cose importanti oppure dei fatti di Venezia.

Nelle nostre frenetiche giornate, dove l’unica misura di riferimento è purtroppo l’orologio che imposta inesorabilmente i nostri ritmi, e’ pur sempre piacevole oltre che salutare e benefico ritagliarsi una piccola pausa, anche solo di 5-10 minuti, per gustarci con calma una bevanda e coccolarci un po’, meglio se in buona compagnia. E l’Ayurveda ci mette a disposizione tante tisane, tutte diverse a seconda della stagione e del clima, dei vari periodi del giorno, ciascuna più adatta di volta in volta al nostro stato d’animo e alle condizioni fisiche del momento: non c’è che l’imbarazzo della scelta… Una tisana da bere sempre calda, ci raccomanda l’Ayurveda, anche nelle assolate giornate estive: il caldo stimola Agni, il fuoco digestivo e poi produce vasodilatazione e quindi contribuisce alla dispersione del calore corporeo accumulato. Anche il sapore che percepiamo col gusto e’ importante per l’Ayurveda: se però quello della nostra tisana non ci piace del tutto, allora concediamoci un po’ di zucchero di canna…

Alloro (Laurus nobilis)

sabato, 19 giugno 2010

Perché si usa portare corone d’Alloro presso i monumenti nei giorni delle ricorrenze? Perché i neo-laureati si cingono la testa con una corona di foglie d’Alloro? Da dove nasce questa tradizione?

Nasce nell’antica Grecia che considerava la pianta d’Alloro sacra ad Apollo in quanto, secondo la mitologia, in essa fu trasformata la ninfa Dafne. Secondo alcuni narratori Dafne, il cui nome significa Laurus, Alloro, era figlia e sacerdotessa di Gea, la Madre Terra e del fiume Peneo che, per sfuggire impaurita dal dio Apollo perdutamente invaghito di lei, ma non corrisposto, chiese a sua madre Gea di aiutarla. La Madre Terra la trasformò in un leggiadro e forte albero. Alla vista di ciò, il dio Apollo, per onorarla, decise di rendere questa pianta sempreverde, di considerarla a lui sacra e che rappresentasse un segno di gloria se posta sul capo dei migliori fra gli uomini, capaci d’ imprese esaltanti. Per questo gli imperatori romani si cingevano la testa di Alloro durante i trionfi e le cerimonie. Questa usanza si protrasse fino al Medioevo e al Rinascimento, ma incoronati o laureati non furono più i sovrani, ma i poeti e i letterati. Il termine attuale di laurea deriva proprio da questo riconoscimento.

Da allora la pianta d’Alloro è considerata una pianta nobile per eccellenza da coltivare in tutti i giardini!

I pregi di questa pianta non sono solo di onorificenza, ma anche aromatici e curativi.

Le sue foglie coriacee contengono molti oli essenziali responsabili della sua particolare fragranza e per tale aroma sono utilizzate in cucina in moltissime ricette di: cereali, verdure, carni, legumi, salse ….

Secondo l’Ayurveda i suoi sapori (rasa) sono: pungente, amaro, astringente. Per questo l’Alloro stimola la digestione (Agni) se mescolato, durante la cottura, con il cibo o, se viene servito come tisana, soprattutto alla fine dei pasti.
Per preparare una tazza di tisana bisogna far bollire, per pochi minuti, una foglia fresca di media grandezza o 1 cucchiaino di foglia secca sminuzzata. Filtrare e bere calda.

L’Alloro, inoltre, per le sue qualità (guna), oltre ad avere un’azione aperitiva e digestiva, ha anche un’azione espettorante, antireumatica, sudorifere.

Nel passato era molto impiegato l‘olio di alloro che si prepara con le bacche di alloro colte a maturazione, seccate e tritate. Questa è la ricetta: polvere di bacche messe a macerare in olio vergine d’oliva nella proporzione di uno a tre (1 parte di polvere, 3 parti di olio). Dopo un mese di maturazione in ambiente caldo, il preparato può ritenersi pronto. Si filtra e si conserva in bottiglie di vetro scuro. Si applica esternamente sulle parti interessate del corpo con massaggi lenti e penetranti.

E Jivaka divenne il medico del signore Buddha…

lunedì, 7 giugno 2010

Rabarbaro CineseSecondo l’Ayurveda non esiste nessuna sostanza in natura che non possa avere un effetto terapeutico, cioe’ che non possa funzionare come medicina: oltre al cibo che introduciamo, ogni sostanza, dalle erbe alle piante con le loro radici e foglie, con i loro fiori e frutti, dai minerali ai metalli presenti nelle rocce, ogni sostanza appunto possiede delle sue qualita’ per le quali, se opportunamente dosata e sapientemente trattata, riesce ad esercitare un’azione curativa. A questo principio l’Ayurveda è giunta dopo una profonda osservazione della natura e di tutti i preziosi doni che il mondo naturale ci mette generosamente a disposizione: sta solo a noi fare tesoro di quanto l’ambiente naturale ci puo’ offrire ed averne cura e rispetto.

Ad esempio di questo principio, l’Ayurveda ci tramanda il racconto di una piacevole storia:

Tanto tempo fa, quando in India esistevano università di grande prestigio, a Jivaka, studente di medicina e ai suoi colleghi, fu assegnato dal loro maestro Atreya il compito di andare nella foresta per cercare una pianta, un’erba, una radice insomma qualcosa che non potesse essere una medicina. Gli studenti si recarono nella foresta e dopo un po’ fecero ritorno riportando chi una pianticella, chi una foglia, chi un pezzo di corteccia etc.
Jivaka invece tardava ad arrivare: dopo un po’ di tempo, tutti erano rientrati con il loro compito gia’ svolto, ma Jivaka no. I suoi colleghi allora si preoccuparono e temettero che gli fosse successo qualcosa.
Dopo qualche giorno Jivaka fece ritorno, ma a mani vuote, senza aver riportato nulla dalla foresta: nonostante avesse tanto cercato, non aveva trovato nulla che non avesse una qualche azione terapeutica, cioe’ che non potesse diventare una medicina.

La risposta di Jivaka fu molto apprezzata dal maestro e riconosciuta come saggia ed appropriata da parte dei suoi colleghi.
In seguito l’ottimo studente Jivaka divenne il medico del Buddha…

Storia di un vegetariano ancora vivo! (seconda parte)

sabato, 22 maggio 2010

<< Prima parte

In quegli anni in Italia i vegetariani erano rari, per cui si incontrava ogni genere di difficoltà e situazioni talvolta divertenti: una volta al ristorante chiesi un piatto senza carne e mi portarono del prosciutto. Davanti alle mie rimostranze il gestore mi spiegò che i salumi non sono bistecche, quindi non erano carne.  Qualche volta al ristorante poi cercavano di rifilarmi comunque la carne oppure la sfilavano da piatti già preparati. Capita l’antifona smisi di dichiararmi vegetariano spiegano invece di avere una terribile allergia che in caso di ingestione mi avrebbe causato morte immediata. Fine dei problemi al ristorante!

Ho incontrato anche qualche personaggio straordinario: una volta ero a cena con un tizio vegetariano. Gli chiesi se la sua dieta comprendeva uova e latte e lui rispose di no, anche un po’ risentito. Poco dopo si infilò con estrema soddisfazione un tortellone in bocca (n.b. fatto con pasta all’uovo e ricotta).

Talvolta vengo invitato a cena a casa di persone che quando vengono a conoscenza della mia scelta cadono nel panico. Spesso l’esito è di trovarmi davanti a una moltitudine di portate ben superiore al mio appetito, come se non mangiare la carne implichi automaticamente il dovere mangiare in quantità il resto. Immaginate l’imbarazzo nel cercare di mangiare il più possibile per non contrariare tante gentilezza.

Come dicevo la cucina Ayurvedica è stata la svolta. In ogni pasto cerco di inserire un cereale, un legume e più verdure in modo che l’equilibrio alimentare sia ottimale.  L’uso delle spezie aiuta la digeribilità dei legumi che forniscono il giusto apporto proteico e ne alleviano i ben noti effetti collaterali (penso che tutti abbiano fatto l’esperienza del giorno dopo i ceci).

Capita ancora di leggere titoli di giornali che additano vegetariani con problemi di salute. La cosa mi fa infuriare perché annegato nell’articolo ti viene spiegato che la persona si nutriva solo di insalata o altro, quindi con una alimentazione scorretta. Questo non è un problema di dieta vegetariana, questo è un problema di testa! Per contro credete che se una persona mangiasse solo carne tutti i giorni godrebbe di una encomiabile salute?

Dopo tutto questo tempo non mi sento di suggerire una dieta vegetariana, ognuno faccia quello che crede. Quello che mi sento di dire è che l’eccesso di consumo di carne è risaputo essere dannoso alle persone e all’ambiente. Iniziano a esserci fattorie che vendono la carne biologica (ergo l’animale mangia cose sane ed è trattato con un po’ più di rispetto) e spesso te la portano anche a casa. Sicuramente il prezzo è un po’ più alto, ma non è forse meglio privarsi di una bistecca in più e mangiare e vivere meglio?

Storia di un vegetariano ancora vivo! (prima parte)

mercoledì, 19 maggio 2010

Ebbene sì, ho superato i due lustri da vegetariano e, cosa incredibile per medici e media, sono ancora vivo. Dico questo perché spesso da televisioni e giornali risulta che i vegetariani siano personaggi votati al suicidio passando da incredibili sofferenze dovute a carenze alimentari.

Torniamo alle origini: anno 1999, scoppia lo scandalo dei polli alla diossina in Belgio. Onestamente devo dire che qualche dubbio in merito alla loro salute l’avevo anche prima: ricordo l’ultima coscia di pollo che mangiai, presi in mano l’osso e la carne si staccò da sola. Supposi che quel povero volatile non doveva certo avere camminato molto nella sua vita.  Sono sempre stato un amante degli animali e la vista di quei camion che trasportavano polli, maiali o mucche in condizioni terrificanti mi ricordavano un po’ quei filmati che vedevo sulla deportazione durante la seconda guerra mondiale.

Torniamo a noi. In televisione il povero pollo la faceva da padrone e ricordo un bel servizio che mostrava la macchina che li uccide in serie.  Vuoi un po’ i dubbi pregressi, vuoi che questo spettacolo è stato davvero impressionante, il mio amore per la carne scomparve all’istante.

Andai a cercare qualcuno che potesse aiutarmi nella transizione e una dietologa mi consigliò di farlo gradualmente, prescrivendomi una dieta con un progressivo decremento della carne preventivo allo stop definitivo. La sola idea di vedere una bistecca nel piatto mi faceva talmente schifo che decisi un approccio un po’ più … radicale . Stop immediato alla carne. Dopo qualche mese anche il pesce soccombette eliminando gli animali dalla mia dieta.

Vi lascio immaginare le reazioni di familiari e del mio medico curante: tutti contavano i giorni che mi rimanevano da vivere preannunciando ogni genere di malattia e terribili sofferenze.  Avevo questa immagine di me stesso in un letto di ospedale con la testa bendata, flebo al braccio, pallido ed emaciato. Passati gli anni mi chiedo perché poi dovessi avere delle bende sulla testa, ma questo credo sia uno di quei misteri che la nostra mente è restia a spiegarci.

Ovviamente potete immaginare i terribili problemi a cui sono andato incontro nelle successivi mesi: nessuno! A quei tempi frequentavo qualche circolo New Age e ricordo che vegetariani da lunga data mi descrivevano i portentosi effetti che la nuova dieta avrebbe sortito: mente luminosa, aggressività inesistente e persino totale assenza di odore della pelle. Bè devo ammettere che dopo tutto questo tempo ogni tanto mi incazzo ancora, se sudo esito a definire il mio odore propriamente floreale e, se mangio un bel piatto di fritto alla bolognese (solo verdure però),  definire il giorno dopo la mia mente sattvica è quantomeno un eufemismo.  Per contro quando vedo gli orribili camion della deportazione in autostrada continua a dispiacermi, ma la mia coscienza è quieta.

Il terrorismo dei media e dei medici comunque continuava a sortire il suo effetto: cercavo in ogni modo di sopperire alla mancanza di proteine. Caddi quindi tra le braccia della macrobiotica che proponeva ottimi sostituti: seitan e tofu, salsa tamari, soyu, etc… Ecco, quando dico ottimi mi riferisco alle proprietà nutritive, perché il sapore tuttora non riesco ancora a farmelo piacere. Nulla da eccepire in merito alla qualità della dieta, non ho mai avuto problemi. Gli annuali esami del sangue indirizzati proprio a verificare l’alimentazione erano perfetti, unica eccezione era, ironia della sorte, l’eccessiva presenza di proteine nel mio corpo. Vuoi la mia incompetenza in cucina, vuoi che tra le materie prime c’era poca scelta, ma quello che trovavo carente era il sapore e quando mi sedevo a tavola il mio più grande desiderio era finire di mangiare prima possibile. Dopo qualche anno incontrai l’Ayurveda e fu amore a primo … gusto: i piatti ripresero sapore e mangiare tornò ad essere un piacere.