La percezione che ho sempre più marcata è che il culto contemporaneo dell’immagine e l’ossessione per la ricerca di un corpo perfetto, finisca in realtà per realizzare una sempre maggiore estraneità con la nostra persona. Cosa succede tra noi e il nostro corpo, da farci diventare come due estranei?
Certamente non pensiamo che a lui, non ci preoccupiamo che di lui, ma in realtà stiamo perdendo il più delle volte il contatto con la nostra fisicità che ci parla chiaramente e che ci fa intendere le sue ragioni più profonde, ma noi non siamo più in grado di intenderle, non le ascoltiamo, tutti presi come siamo dal nostro desiderio di corrispondere ad un format ideale. Ci affidiamo ad un esercito di specialisti che fanno da interfaccia tra noi e il nostro corpo, che si interpongono fra lui e noi. Ecco che allora ci affidiamo al personal trainer, al chirurgo estetico, al dietologo e così via….Tutte figure che cercano di appagare il nostro narcisismo insoddisfatto.
Anche splendide discipline come lo yoga, il pilates, il tai chi, l’aikido, o ancora il nuoto, la corsa, diventano dei pretesti per raggiungere ideali di prestanza fisica non sempre alla nostra portata. Ci mettiamo in competizione con noi stessi e non siamo soddisfatti fin tanto che non abbiamo raggiunto certi livelli di prestazione. Diventa una rincorsa ossessiva e senza fine di certi canoni puramente esteriori. Andare costantemente in palestra, passando sempre più tempo libero tra attrezzi e macchinari, oppure praticare costantemente attività sportive con l’intento di ritrovare lo stesso vigore e la stessa muscolatura dell’età giovanile, può alla lunga anche diventare pericoloso per la propria salute.
Ma il nostro corpo non è altro da noi, quindi non disconnettiamoci da noi stessi , ma ascoltiamo i messaggi e i segnali che ci manda e non affidiamone sempre più spesso l’interpretazione ad estranei da noi. Ricolleghiamoci con il nostro io più profondo ed entriamo in contatto con quanto vuole comunicarci.
Continuiamo pure ad affidarci, se necessario, ad adeguati specialisti, ma non rinunciamo a trovare dei momenti di pausa e di ascolto silenzioso di noi stessi.


