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I pazienti i cui medici di famiglia conoscono le medicine complementari, vivono più a lungo e affrontano minori spese

lunedì, 20 febbraio 2012

Sulla rivista”Il granulo”, edita dalla Federazione Italiana delle Associazioni e dei Medici Omeopatici, è comparso un articolo del dott. Nunzio Chiaramida , che fa riferimento ad un interessante  studio pubblicato recentemente.

La ricerca, condotta dal Dipartimento di Economia dell’Università di Tilburg in Olanda, riguarda i pazienti di oltre 2000 medici di medicina generale. Scopo dello studio è stato valutare il costo/efficacia delle Medicine non convenzionali, in confronto alla Medicina convenzionale. Sono stati analizzati i dati forniti da una compagnia assicurativa sanitaria olandese, riferiti agli anni 2006-2009 .Questi riguardavano 150.000 assicurati, assistiti da 1913 medici convenzionali e 79 medici con formazione anche in MNC , in particolare agopuntura, omeopatia ed antroposofia. Si sono considerate spese relative a :  cure prescritte da medici  di medicina generale, assistenza ospedaliera, assistenza infermieristica e farmaceutica. Dalla analisi dei dati è emerso che i pazienti dei medici che avevano studiato anche medicine complementari, producevano costi sanitari inferiori per la collettività e che a questo risparmio si accompagnava anche un tasso di mortalità inferiore.

I pazienti dei medici di famiglia con esperienza nelle MNC avevano bisogno di un minor numero di ricoveri ospedalieri e di minor consumo di farmaci e questo determinava la riduzione dei costi. La validità dello studio è rinforzata dall’aver preso in considerazione i dati ufficiali sui rischi legati alla salute su cui si basano le compagnie assicurative.
Le conclusioni a cui arriva l’autore è che la maggior attitudine alla prevenzione  e alla promozione della salute, aggiunta ad una minore prescrizione di farmaci, da parte dei medici esperti in MNC, possa aver contribuito al raggiungimento degli importanti risultati registrati.

I dati confortanti relativi all’indagine sopra riportata mi inducono ad augurarmi, in qualità di socia dell’Associazione Atah Ayurveda, che ricerche analoghe possano essere impostate e portate avanti anche in ambito della millenaria medicina tradizionale Ayurvedica  il cui radicamento sul nostro territorio nazionale procede ormai da parecchi anni con buoni risultati.

Salutogenesi e Ayurveda

giovedì, 12 gennaio 2012

Recentemente è comparso sulla rivista internazionale  “EPMA journal” un articolo intitolato: “Salutogenesi e Ayurveda: indicazioni per la gestione della salute pubblica”.

I quattro autori: A. Morandi, C. Tosto, P. Roberti Di Sarsina, D. Dalla Libera,  danno una importante definizione del concetto di salute, secondo l’Ayurveda, antica medicina tradizionale indiana:

“UNO STATO DI COMPLETO BENESSERE FISICO , MENTALE E SPIRITUALE”

Il raggiungimento e il mantenimento di tale stato richiedono  un impegno ed una attenzione costante da parte di tutti gli attori coinvolti nel processo.

L’obiettivo importante da raggiungere è che questi tre fattori interdipendenti, siano in armonia tra di loro, in modo tale da realizzare uno stato di equilibrio.

Si afferma inoltre che il punto focale dell’Ayurveda, è di essere una medicina predittiva, preventiva e personalizzata (centrata sulla persona). Questo si ottiene attraverso una consulenza personalizzata, da parte del medico, relativamente a certe caratteristiche dello stile di vita, dell’alimentazione, dei comportamenti e delle relazioni, coinvolgendo direttamente il paziente nel processo di guarigione,  aumentando la sua consapevolezza , i buoni scambi interpersonali  e il rapporto con la natura e l’ambiente circostante.  

La strategia di prevenzione che l’approccio ayurverdico pragmaticamente suggerisce, quale la promozione dell’educazione alla salute,  la guida alla consapevolezza individuale, la integrazione della spiritualità e dell’etica nell’organizzazione del Sistema Sanitario, potrebbero essere utilmente applicate nella gestione della salute pubblica. Tutto questo al fine di incrementare la qualità di vita percepita ed oggettiva,  di promuovere uno stato di  invecchiamento  in stato di benessere, di limitare l’uso di droghe e farmaci, evitando costosi effetti collaterali e riducendo i costi.

In tale ottica l’Ayurveda, in quanto medicina centrata sulla persona, viene ad assumere un carattere interculturale, che la rende applicabile universalmente.

 

 

LEZIONE MAGISTRALE del prof. HAROLD WALACH

mercoledì, 26 ottobre 2011

L’ASSOCIAZIONE PER LA MEDICINA CENTRATA SULLA PERSONA  -ONLUS  – presenta la Lezione Magistrale del Prof. Harold Walach dal titolo:

“Metodi di Ricerca per la Medicina Centrata sulla Persona”

che si terrà sabato 5 novembre alle ore 9, presso l’Aula Magna dell’Istituto di Anatomia Umana Normale, Università di Bologna, via Irnerio 48.

Tale lezione  ha ottenuto il patrocinio  anche dall’Università di Firenze.

Non disconnettiamoci da noi stessi

lunedì, 10 ottobre 2011

La percezione che ho sempre più marcata è che il culto contemporaneo dell’immagine e l’ossessione per la ricerca di un corpo perfetto, finisca in realtà per realizzare una sempre maggiore estraneità con la nostra persona. Cosa succede tra noi e il nostro corpo,  da farci diventare come due estranei?

Certamente non pensiamo che a lui, non ci preoccupiamo che di lui, ma in realtà stiamo perdendo il più delle volte  il contatto con la nostra fisicità che ci parla chiaramente e che ci fa intendere le sue ragioni più profonde, ma noi non siamo più in grado di intenderle, non le ascoltiamo, tutti presi come siamo dal nostro desiderio di corrispondere ad un format ideale. Ci affidiamo  ad un esercito di specialisti che fanno da interfaccia tra noi e il nostro corpo, che si interpongono fra lui e noi. Ecco che allora ci affidiamo al personal trainer, al chirurgo estetico, al dietologo e così via….Tutte figure che cercano di appagare il nostro narcisismo insoddisfatto.

Anche splendide discipline come lo yoga, il pilates, il tai chi, l’aikido, o ancora il nuoto, la corsa, diventano dei pretesti per  raggiungere ideali di prestanza fisica non sempre alla nostra portata. Ci mettiamo in competizione con noi stessi e non siamo soddisfatti fin tanto che non abbiamo raggiunto certi livelli di  prestazione. Diventa una rincorsa ossessiva e senza fine di certi canoni puramente esteriori. Andare costantemente in palestra, passando sempre più tempo libero tra attrezzi e macchinari, oppure praticare costantemente attività sportive con l’intento di ritrovare lo stesso vigore  e la stessa muscolatura dell’età giovanile, può alla lunga anche diventare pericoloso per la propria salute.

Ma il nostro corpo non è altro da noi, quindi non disconnettiamoci da noi stessi , ma ascoltiamo i messaggi e i segnali che ci manda e non affidiamone sempre più spesso l’interpretazione ad estranei da noi. Ricolleghiamoci con il nostro io più profondo ed entriamo in contatto con quanto vuole comunicarci.

Continuiamo pure ad affidarci,  se necessario, ad adeguati specialisti, ma non rinunciamo a trovare dei momenti di pausa e di ascolto silenzioso di noi stessi.

Amare riflessioni

venerdì, 22 luglio 2011

Alla luce della sentenza di condanna emessa dalla Magistratura a carico del dott. Guido Sartori, medico ayurvedico,  ci sentiamo di fare alcune osservazioni che non vogliono entrare nel merito della delicata questione giudiziaria, pur nella nostra piena fiducia e stima nella correttezza  del suo operato.

Ancora una volta rimaniamo interdetti e stupiti, a seguito della lettura dei quotidiani nei giorni successivi all’emissione della condanna, per l’attacco, a volte soltanto sfumato  e indiretto e  altre volte pungente e sarcastico,  alle medicine non  convenzionali. Sembra che ci sia la volontà  di gettare discredito su quanto in questi ultimi anni sta avanzando a passi da gigante. Stiamo facendo riferimento all’aumentato avvicinamento dei cittadini alle millenarie esperienze mediche tradizionali. E’ risaputo ormai che gli italiani che si servono di prodotti fitoterapici sono in continuo aumento e hanno raggiunto già i sei milioni e mezzo, a cui vanno aggiunti gli oltre 5 milioni che hanno scelto l’omeopatia.

Il pregiudizio e la discriminazione, fino ad arrivare a veri e propri attacchi, sembrano ancora assai presenti in molti ambiti, e in casi estremi come questo, la meta di una medicina integrata che riesca a far convivere diversi approcci medici, nell’interesse del benessere della persona, sembra paradossalmente allontanarsi.

Auguriamoci dunque, per il bene di tutti, che venga superato il clima di ostilità e contrapposizione che ostacola , in ogni ambito, la libera e proficua convivenza di diversi  punti di vista.