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Il “Mercato della Speranza”

Nell’articolo a firma e   (http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-09-09/staminali-mercato-speranza-081619.shtml?uuid=AbAzfjaG) che vi consiglio di leggere, perchè aveva già preso in considerazione l’argomento dell’uso delle cellule staminali, si fa riferimento al MERCATO della SPERANZA. tra-le-nuvoleAnche gli autori fanno notare come fra la cura Di Bella di alcuni anni fa e la Stamina di oggi la giurisprudenza (senza prudenza!) usi uno stesso argomento, ma in due direzioni diverse: proibendo e/o consentendo sempre in assenza di evidenze positive dicendo di perseguire lo scopo di tutelare la “salute dei cittadini”. Bianco e De Luca dicono che quattromila anni fa, senza conoscenze certe, si poteva solo ‘vendere speranza’ ai pazienti. Questo avrebbero fatto tutti i medici prima dell’avvento della scienza! – a proposito, quando poniamo l’ingresso nella ‘scienza’ in medicina? – Cosa fanno i medici oggi? Oggi non è cambiato molto, allo stesso modo si ‘vende speranza’ non più con pozioni varie, ma con le ‘staminali’ (in questo caso adulte!). Nel frattempo la scienza ha fatto passi da gigante: ha stabilito dei CRITERI di scientificità sperimentale condivisi da tutto il mondo accademico. La ‘pozione limone’ deve passare attraverso i vari gradi di indagine per stabilirne l’efficacia rispetto ad altri medicamenti o al placebo o nulla. L’Ayurveda è TOTALMENTE DACCORDO! I pazienti ayurvedici si accertano e desiderano sapere che ciò che assumono sia sicuro ed efficace; vivono nel mondo di oggi! Con gli strumenti di analisi di oggi! Questo si aggiunge ad una antica consapevolezza: che il medico persegue il bene del paziente con tutti gli strumenti che ha a disposizione e con la massima comprensione della natura e della fisiologia di cui dispone. Il ‘mndo scientifico’ da un lato afferma che la scienza fa ‘passi da gigante’ quando ci si riferisce al passato recente ed ai successi già assodati e dall’altro afferma che la ‘ricerca avanza a piccoli passi’ nei laboratori di tutto il mondo quando si affrontano le tante situazioni, vedi le cosidette ‘malattie rare’ (che poi tanto rare non sono), in cui non c’è una soluzione se non la ‘vendita di speranza’ nella ricerca che verrà. Come diceva l’eminente clinico Augusto Murri all’inizio del secolo scorso, è necessario “diffondere un retto uso del noto” per fare dei buoni medici pratici capaci di diagnosi e terapia, con intelligenza della malattia e considerazione del malato. Senza attendere 15 anni per avere i risultati, più o meno certi, della ricerca si potrebbe utilizzare la conoscenza, già a disposizione dei medici e dei pazienti, offerta dall’Ayurveda. Ma l’Ayurveda non viene considerata ‘scienza’ con la ‘S’ maiuscola (!) e quindi si rinuncia VOLONTARIAMENTE ad una reale possibilità di trattamento. Nel frattempo si studino pure le “staminali”. Il pensiero ayurvedico è aperto a tutte le innovazioni, Anna ed io abbiamo creato ciò che non c’era in Ayurveda: l’uso delle piante mediterranee, chi meno di noi è contro l’innovazione! Ma quanto tempo ci vorrà per dimostrare che le ‘staminali’ da un lato sono efficaci e dall’altro che sono innocue? Gli episodi, dal Talidomide al Vioxx, sono troppi per ipotizzare che, proprio le staminali, siano esenti da rischi!

Come giustamente fanno notare gli autori, l’ingresso a gamba tesa del ‘commercio’ è il reale problema! Un commercio basato sulla “speranza”, che gli stessi medici hanno accresiuto ed alimentato e di cui ora sono vittime! Su piante o preparazioni erboristiche non brevettabili NON si può fare commercio! Che interesse potrebbero avere la case farmaceutiche nel presentare piante comuni e conosciute da millenni per la cura delle malattie? Cosa c’è di più ‘basato sull’ efficacia’ che l’uso millenario delle piante?

Devo fare notare agli autori che la contrapposizione fra scienza ed Alchimia, come da loro posta non calza. Evidentemente hanno una idea errata su cosa sia l’Alchimia. L’Alchimia era esattamente ciò che è la ricerca oggi e meglio ancora, era studio e lavoro sulle evidenze della ricerca sulla vita in tuti i suoi aspetti. Con un fattore in più che è andato scomparendo nella modernità: il fattore umano e l’impegno personale del ricercatore a purificare sè stesso, il prorpio spirito, per potere sviluppare la ricerca! Questo era il fattore che teneva lontano il ‘commercio’ dagli alchimisti veri!

 

 

Articolo di

Dott. Guido Sartori, medico, laurea con lode presso Università di Bologna, tesi sperimentale sull'Ayurveda; pratica a Bologna la Medicina Tradizionale Ayurveda; come presidente Associazione Pazienti Ayurvedici ATAH Ayurveda ha sottoscritto il Documento di Consenso per le M.N.C.; membro della Commissione Medicine Non Convenzionali dell'Ordine dei Medici di Bologna, docente Master Universitari in M.N.C., già docente alla scuola Ayurvedic Point; socio fondatore Ass. ASIA, insegnante di Yoga e 2° dan Ki-Aikido Yushinkai; consulente farmacologo e formulatore di preparati ayurvedici innovativi con piante italiane; socio fondatore Ass. Medicina Centrata sulla Persona ONLUS; ha studiato con Vaidya Bhagwan Dash, Asthavaidya Narayanan Nambi, Madhu Bhajra Bajracharya

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