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4 – il coraggio di crescere

4 – IL CORAGGIO DI CRESCERE

Da ragazzi è necessario mettersi alla prova per crescere, in età universitaria misurarsi sfrecciando con il motorino aveva già esaurito le sue potenzialità catartiche e non era possibile darsi alle competizioni per crescere ulteriormente puntando ad un altro traguardo. Così fu anche per la montagna, a me piace la montagna, camminare e percorrere sentieri attrezzati, però arrampicare è una sfida maggiore. L’arrampicata su roccia fu naturalmente l’ulteriore sfida che affrontai. Sono necessari: allenamento, concentrazione, collaborazione con i compagni di cordata, rispetto della natura e, condizione ineliminabile, c’è il pericolo! Pericolo di farsi male e di morire.

Il momento della prova vera si presentò al ritorno da una estate esaltante di sali-scendi sulle Dolomiti, rientrai a casa per essere testimone della morte di mio nonno, che aveva avuto la forza di attendermi per mostrarmi come si possa affrontare la malattia ed il momento estremo con dignità umana. Eravamo soli lui ed io, in un quieto ospedale di provincia, in una gradevole mattina di fine Agosto, la mia prestanza fisica contrastava con la sua cachessia, il suo respiro si era fatto rapido e superficiale, lo chiamai dolcemente, si scosse e con un filo di voce, muovendo il braccio sinistro, con calma e decisione, disse: “andan” (in dialetto bolognese: andiamo) e spirò.

 

Come deve porsi il medico di fronte alla sofferenza ed alla morte? In quei giorni stavo leggendo il libro di Dobzhansky sull’evoluzione, mi chiesi se l’evoluzione mi avesse fornito di strumenti adeguati ad affrontare la morte. I neanderthaliani morivano in modi diversi da mio nonno? Più giovani, certo non a novantaquattro anni. Più o meno spaventati? Forse, chi può saperlo! Ma l’inevitabile ci accomuna.

Ero in quella che viene definita una: crisi esistenziale. Che fare? La nostra cultura offre ben poco ai giovani in queste situazioni, qualche rassicurazione religiosa non troppo convincente, la protesta per principio, la droga per non sentire, la poesia di Pavese e poco altro.

Nel corso di arrampicata sportiva mi erano stati presentati degli esercizi di yoga e di respirazione, che si erano rivelati utili in alcuni momenti rischiosi delle ascensioni.

La solitudine in cui mi trovai fu l’ultima spinta a farmi approdare alla pratica dello yoga, della meditazione e del ki-aikido. Per mia fortuna a soli pochi centinaia di metri da casa trovai il luogo in cui praticare yoga e ki-akido con insegnanti qualificati. Il mio maestro seguiva la scuola di raja-yoga di Gerard Blitz che è innovativa rispetto alla tradizione indiana, perché rivissuta da un europeo che mantiene i principi di base di asana e pranayama, ma li rende efficaci per gli europei. L’insegnamento comprendeva una cosa totalmente nuova per me, la meditazione in posizione seduta, cha da allora non ho mai smesso di praticare. Così come il ki-aikido di Koichi Tohei che aggiorna la pratica delle arti marziali in una disciplina non competitiva e non violenta, ne conserva l’efficacia potenziale, ma la sviluppa come studio di sé e propedeutica alla vita quotidiana. Yoga e ki-akido devono servire quando si ‘esce’ dalla sala di pratica o si scende dal tatami. Questa è l’indicazione dei maestri. Se valgono solo nel tempo della pratica nel dojo, sono solo un passatempo esotico.

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Dott. Guido Sartori, medico, laurea con lode presso Università di Bologna, tesi sperimentale sull'Ayurveda; pratica a Bologna la Medicina Tradizionale Ayurveda; come presidente Associazione Pazienti Ayurvedici ATAH Ayurveda ha sottoscritto il Documento di Consenso per le M.N.C.; membro della Commissione Medicine Non Convenzionali dell'Ordine dei Medici di Bologna, docente Master Universitari in M.N.C., docente alla scuola Ayurvedic Point; socio fondatore Ass. ASIA, praticante di Yoga e Ki-Aikido; consulente farmacologo e formulatore di preparati ayurvedici innovativi con piante italiane; socio fondatore Ass. Medicina Centrata sulla Persona ONLUS; ha studiato con Vaidya Baghwan Dash, Asthavaidya Narayanan Nambi, Madhu Bhajra Bajracharya

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