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1 – il coraggio di Ippocrate

1 – IL CORAGGIO DI IPPOCRATE

Quale fu il coraggio di Ippocrate? Cosa lo pose fuori dall’ordinario? Che cosa Ippocrate sovvertì, in modo da rimanere nella storia?

Fece uscire la medicina dal recinto esclusivo del mondo magico.

Nello scritto “De morbo sacro” sfatò la credenza nella possessione da parte di una divinità delle persone con epilessia. Dimostrò che l’epilessia era una malattia, non una possessione ed anche individuò nel cervello l’organo responsabile delle manifestazioni da curarsi con ciò che è di qualità opposta.

Nel trattato “Arie, acque e luoghi” mise in relazione la costituzione dell’individuo e le patologie di cui è più facilmente affetto, con il clima, l’acqua, il cibo e tutto l’ambiente, non solo con i malefici altrui o i castighi divini.

Nell’opera “Prognostico” richiamò all’uso accorto dell’osservazione di segni e sintomi per trarre precise indicazioni sull’evoluzione della malattia, non bisognava solo affidarsi al fato. Solo il seguito degli eventi morbosi verso il miglioramento o la guarigione testimonia della correttezza della diagnosi e della terapia attuata.

Dopo duemilacinquecento anni che necessità c’è, per un medico di essere coraggioso?

È cambiato così poco, da quel tempo, che ancora la medicina vive del coraggio di singoli medici? Forse che la scienza e la tecnologia, che si sono evolute così mirabilmente, hanno bisogno di essere affrontate con coraggio?

Purtroppo, pare di sì!!! O perlomeno, è quello che mi è capitato e che ancora mi capita!

Ippocrate, o il suo tempo, rese la medicina una ‘techne’, un’arte che, pur non dimentica dell’essenza sconosciuta della vita, era degna dello studio attento del medico. Il “sacro” rimaneva per il medico la fonte della sua arte. Rimaneva l’impegno morale ed etico del medico. Il medico è un uomo, e la sua opera non ha sfumature soprannaturali, mistiche, astratte o ideologiche. La medicina deve essere una ricerca continua, serena e disinteressata alla quale bisogna dedicarsi solo per amore di essa e della natura umana.

Un capitolo della mia tesi sperimentale di laurea sull’Ayurveda, prima tesi italiana sull’argomento, è dedicato ad un confronto riga/sloka fra il Giuramento di Ippocrate ed il cap.VIII del libro Vimanasthana del Caraka Samhita, due testi quasi contemporanei, uno greco l’altro indiano. Il testo di Caraka, che è il principale ed il più antico fra quelli pervenutici, analizza nel dettaglio il comportamento che il medico deve tenere nella sua professione. Certamente sono molti i collegamenti con la condotta etica della civiltà indiana, ma si rivelano utili anche per l’occidente.

C’è una tale corrispondenza punto a punto, argomento per argomento fra i due testi che, essendo partigiano dell’Ayurveda, vedrei come una filiazione del Giuramento dal Caraka. O seguendo la tesi del Tilak, il passaggio dei cultori dei Veda nella regione balcanica, ha lasciato come memoria ai medici greci un riassunto della formulazione più ampia e dettagliata del testo sanscrito. Storici e glottologi potranno smentirmi, ma coltivo la mia idea come una suggestione di sprone alla mia professione di medico ayurvedico.

Perché questo sono: un medico che pratica la Medicina Ayurveda!

Articolo di

Dott. Guido Sartori, medico, laurea con lode presso Università di Bologna, tesi sperimentale sull'Ayurveda; pratica a Bologna la Medicina Tradizionale Ayurveda; come presidente Associazione Pazienti Ayurvedici ATAH Ayurveda ha sottoscritto il Documento di Consenso per le M.N.C.; membro della Commissione Medicine Non Convenzionali dell'Ordine dei Medici di Bologna, docente Master Universitari in M.N.C., già docente alla scuola Ayurvedic Point; socio fondatore Ass. ASIA, insegnante di Yoga e 2° dan Ki-Aikido Yushinkai; consulente farmacologo e formulatore di preparati ayurvedici innovativi con piante italiane; socio fondatore Ass. Medicina Centrata sulla Persona ONLUS; ha studiato con Vaidya Bhagwan Dash, Asthavaidya Narayanan Nambi, Madhu Bhajra Bajracharya

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