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Storia di un vegetariano ancora vivo! (prima parte)

Ebbene sì, ho superato i due lustri da vegetariano e, cosa incredibile per medici e media, sono ancora vivo. Dico questo perché spesso da televisioni e giornali risulta che i vegetariani siano personaggi votati al suicidio passando da incredibili sofferenze dovute a carenze alimentari.

Torniamo alle origini: anno 1999, scoppia lo scandalo dei polli alla diossina in Belgio. Onestamente devo dire che qualche dubbio in merito alla loro salute l’avevo anche prima: ricordo l’ultima coscia di pollo che mangiai, presi in mano l’osso e la carne si staccò da sola. Supposi che quel povero volatile non doveva certo avere camminato molto nella sua vita.  Sono sempre stato un amante degli animali e la vista di quei camion che trasportavano polli, maiali o mucche in condizioni terrificanti mi ricordavano un po’ quei filmati che vedevo sulla deportazione durante la seconda guerra mondiale.

Torniamo a noi. In televisione il povero pollo la faceva da padrone e ricordo un bel servizio che mostrava la macchina che li uccide in serie.  Vuoi un po’ i dubbi pregressi, vuoi che questo spettacolo è stato davvero impressionante, il mio amore per la carne scomparve all’istante.

Andai a cercare qualcuno che potesse aiutarmi nella transizione e una dietologa mi consigliò di farlo gradualmente, prescrivendomi una dieta con un progressivo decremento della carne preventivo allo stop definitivo. La sola idea di vedere una bistecca nel piatto mi faceva talmente schifo che decisi un approccio un po’ più … radicale . Stop immediato alla carne. Dopo qualche mese anche il pesce soccombette eliminando gli animali dalla mia dieta.

Vi lascio immaginare le reazioni di familiari e del mio medico curante: tutti contavano i giorni che mi rimanevano da vivere preannunciando ogni genere di malattia e terribili sofferenze.  Avevo questa immagine di me stesso in un letto di ospedale con la testa bendata, flebo al braccio, pallido ed emaciato. Passati gli anni mi chiedo perché poi dovessi avere delle bende sulla testa, ma questo credo sia uno di quei misteri che la nostra mente è restia a spiegarci.

Ovviamente potete immaginare i terribili problemi a cui sono andato incontro nelle successivi mesi: nessuno! A quei tempi frequentavo qualche circolo New Age e ricordo che vegetariani da lunga data mi descrivevano i portentosi effetti che la nuova dieta avrebbe sortito: mente luminosa, aggressività inesistente e persino totale assenza di odore della pelle. Bè devo ammettere che dopo tutto questo tempo ogni tanto mi incazzo ancora, se sudo esito a definire il mio odore propriamente floreale e, se mangio un bel piatto di fritto alla bolognese (solo verdure però),  definire il giorno dopo la mia mente sattvica è quantomeno un eufemismo.  Per contro quando vedo gli orribili camion della deportazione in autostrada continua a dispiacermi, ma la mia coscienza è quieta.

Il terrorismo dei media e dei medici comunque continuava a sortire il suo effetto: cercavo in ogni modo di sopperire alla mancanza di proteine. Caddi quindi tra le braccia della macrobiotica che proponeva ottimi sostituti: seitan e tofu, salsa tamari, soyu, etc… Ecco, quando dico ottimi mi riferisco alle proprietà nutritive, perché il sapore tuttora non riesco ancora a farmelo piacere. Nulla da eccepire in merito alla qualità della dieta, non ho mai avuto problemi. Gli annuali esami del sangue indirizzati proprio a verificare l’alimentazione erano perfetti, unica eccezione era, ironia della sorte, l’eccessiva presenza di proteine nel mio corpo. Vuoi la mia incompetenza in cucina, vuoi che tra le materie prime c’era poca scelta, ma quello che trovavo carente era il sapore e quando mi sedevo a tavola il mio più grande desiderio era finire di mangiare prima possibile. Dopo qualche anno incontrai l’Ayurveda e fu amore a primo … gusto: i piatti ripresero sapore e mangiare tornò ad essere un piacere.

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Un Commento a “Storia di un vegetariano ancora vivo! (prima parte)”

  1. Milena ha detto:

    A proposito della scelta consapevole tra dieta onnivora o vegetariana, se la gente che si mette tranquillamente a tavola davanti a una ” bella ” bistecca o a un ” roseo “affettato, cercasse solo di immaginare come queste cose siano arrivate nel piatto, forse proverebbe meno gusto e non mangerebbe piu’ tanto volentieri…
    Ma il problema e’ che la maggior parte delle persone non ci pensa o non VUOLE sapere, evita rigorosamente di informarsi meglio con la motivazione : ” mi dispiace, ma ormai e’ stato gia’ ucciso, cosa posso farci io ? “.
    E oltre alla violenza e all’aspetto piu’ cruento della macellazione, quello del trasporto – in condizioni insopportabili e massacranti – di milioni di animali, costretti a lunghi ed estenuanti viaggi, stipati all’inverosimile in autotreni senza poter neppure bere, solo per diventare cibo appetitoso per il nostro palato, e’ prassi assolutamente contraria al diritto piu’ comune e basilare per tutti gli esseri viventi : il DIRITTO A NON SOFFRIRE.

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