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24lug2010

Una persona responsabile di sè stessa

Una persona responsabile di sè stessa, questa è la prima qualità di un socio di Atah Ayurveda. Nella società odierna la parola responsabilità si va sempre più identificando con quella di colpa. Prevale l’accezzione giuridica della parola che imputa alla persona giuridica atti o parole in violazione di un codice di comportamento. Ma responsabile, dal latino respondere, significa rispondere. Vuole dire che qualcosa o qualcuno ci chiama, ci interpella; siamo sollecitati a rispondere ad una chiamata, che può signifacare anche assolvere un compito.

Chi è il primo cui si deve rispondere? La risposta è facile, per chi ha chiara e precisa sensazione della propria presenza. Me stesso! Io sono il chiamato ed al tempo stesso il chiamante. Devo rispondere a me stesso di ciò che emerge nel mio sentire e nella mia mente. L’Ayurveda ha conoscenza di questi meccanismi interiori e li può spiegare e chi si cura con l’Ayurveda ha questa inestimabile opportunità di sapere e comprendere cosa sia in realtà la responsabilità.

La cura di sè è il primo dei nostri obblighi. Cura del corpo, cura della psiche; cura del proprio aspetto; cura di ciò che ci appartiene, la casa, gli abiti o l’automobile; cura delle relazioni con gli altri, in famiglia, a scuola o sul lavoro. L’Ayurveda dice che la cura della salute è il fulcro di tutto. Se i dosha sono in buona condizione, ogni atto mentale, emotivo o fisico sarà sostenuto adeguatamente. Avremo la capacità di valutare serenamente gli eventi che ci chiamano e di essere capaci di rispondere in sintonia con noi stessi e con le condizioni esterne.

La responsabilità non è quindi nelle azioni pubbliche, visibili all’esterno, ma principalmente negli eventi interni che sono governati e condizionati in meglio o in peggio dai dosha, Vata Pitta e Kapha. Il vantaggio di chi conosce l’Ayurveda è quello di sapere come analizzare lo stato dei propri dosha ed agire conseguentemente per mantenerli nella migliore efficienza possibile.

17lug2010

L’importanza dell’infermiere

In Ayurveda viene data una estrema importanza alla figura dell’infermiere. Questi non è inteso solo come il dispensatore di medicine, ma bensì la persona (che può essere anche un parente) che si occupa della persona ammalata.

Io ho una simpaticissima nonna di 98 anni che, purtroppo, non è più autosufficiente e della quale si occupa prevalentemente mio padre. Qualche fine settimana questi si prende del tempo per riposarsi e subentro per l’assistenza alla nostra anziana parente.

L’ultima volta riflettevo sulla figura dell’infermiere mentre mi prendevo cura di mia nonna. Ho realizzato l’importanza di questa figura mentre alzavo la nonna dal letto. Potevo controllare se i piedi erano gonfi, il colore delle gambe, se aveva cispa negli occhi, l’odore dell’alito, la reattività appena sveglia, il tempo prima di essere completamente lucida e una altra marea di informazioni. Stesso discorso per i pasti, dove gli indizi sono la qualità dell’appetito, il modo di mangiare e così via.

E’ ovvio che l’infermiere si deve limitare ad interventi minori e demandare la diagnosi e la cura al medico, però spesso questi piccoli interventi sono quelli che posso alleviare le pene del paziente. In più, una volta riferite le proprie osservazioni al medico, si contribuisce alla realizzazione del quadro clinico.

Dato che passiamo tutto il tempo con … noi stessi, forse sarebbe il caso di diventare anche i nostri infermieri, avendo anche il vantaggio supplementare di sapere cosa succede dentro. Notare quando si evacua, quando si ha appetito, se la propria pelle è secca e tutte le informazioni che si possono ottenere durante la giornata. Piano piano, con il supporto anche del medico, i principi dell’Ayurveda iniziano ad avere un senso direttamente sulla nostra pelle. Si possono riconoscere i picchi di Pitta o le onde del Vata o la letargia di Kapha dalle sensazioni di ordine fisico e/o emotivo. Da bravi infermieri potremo poi scegliere per bilanciarci la tisana più adatta, o privilegiare un sapore in un pasto.

Tutto questo non potrà che concorrere alla nostra salute. Perché non provare?

10lug2010

La salute e il prajnaparadha

La nostra salute e il prajnaparadha

Comunemente tradotto dal sanscrito come “errore dell’intelletto o errore di giudizio”, il prajnaparadha è riconosciuto  dall’Ayurveda come una delle tre cause di malattia.

A proposito di questo, così scrive Caraka,  il grande medico cui viene attribuita la compilazione della Caraka Samhita, uno dei più autorevoli e antichi testi di scienza medica:

” …quando si sono perse la discriminazione, la volontà e la memoria… …ciò è conosciuto come prajnaparadha, errore di giudizio ed aggrava tutti i dosha …”.

Trasportato ai nostri tempi, questo messaggio è ancora valido. Oggi i mezzi di comunicazione, dalla stampa alle reti audiovisive ed internet, ci mettono a disposizione tutti gli strumenti per essere sempre più informati e aggiornati: è sicuramente facile confrontarsi, scambiarsi pareri, dare e ricevere suggerimenti e consigli di qualunque genere, anche di carattere sanitario. Sì, a volte ci dimentichiamo di ciò che va bene e di ciò che è dannoso per la nostra salute, e qualche volta non riusciamo a riconoscere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ma più spesso il problema è la volontà. Siamo sinceri, soprattutto per quanto riguarda l’alimentazione e lo stile di vita, siamo capaci di distinguere ciò che può essere dannoso per la nostra salute, ma ci viene meno la volontà di mettere in atto ed applicare a noi stessi ciò che sappiamo.

Il fumo fa male, lo sappiamo tutti, ma ci ripetiamo che è così difficile smettere di fumare… Mangiare troppi insaccati o troppo cioccolato non va bene, ma è così piacevole gustarsi la sera un cioccolatino dopo l’altro davanti alla TV…  La colazione al bar ci offre solo prodotti industriali ricchi di zuccheri raffinati, ma è così comodo uscire il mattino di casa all’ultimo momento e fermarsi al bar per assaporare il cappuccino di rito con tanta morbida schiuma e la brioche calda sfogliando il quotidiano… Usare sempre l’automobile anche per i piccoli tragitti in città o in paese non ci fa bene, ci porta a fare meno movimento e poi l’automobile inquina, ma ci convinciamo di non avere tempo di fare quattro passi a piedi e preferiamo andare ogni tanto, magari una volta la settimana, in palestra con l’auto, parcheggiare davanti o il più vicino possibile e poi affidare il nostro corpo alla tecnologia della palestra…

Quindi, ammettiamo  che ciascuno di noi è responsabile della propria salute: spetta soprattutto a noi cercare e voler assumere comportamenti corretti e adeguati, cominciando dalle piccole abitudini di tutti i giorni. E questo è uno dei grandi insegnamenti dell’Ayurveda.

04lug2010

E se ci concedessimo una piccola pausa?

… tutto il mondo è paese …

Era dicembre e in Europa non era ancora Natale.

Avevamo pernottato in un albergo storico a Casablanca e, dopo il trasferimento in aereo a Marrakech , io e mio marito avevamo noleggiato un’auto. Appena arrivati, a noi si era aggiunto Mohammed, forse 14 o 15 anni, che nel suo spigliato francese, si era offerto come guida, allegro e con tanta voglia di guadagnarsi un po’ di soldi. Così, abbiamo attraversato per sentieri tortuosi il passo del Tichka, passando per l’alto Atlante, e siamo arrivati a Ouarzazate, all’incrocio delle valli dei fiumi Draa e Dades, a ridosso del Sahara e sede delle riprese cinematografiche di celebri films, come Lawrence d’Arabia e  Il te’ nel deserto. La meta del viaggio era percorrere la strada delle kasbah, le affascinanti cittadelle fortificate in terra e pietra color ocra disseminate nel sud del Marocco: la prima kasbah doveva essere Ait Benhaddou, a 30 km da Ouarzazate. Era pomeriggio, il sole era a meta’ nel cielo, soffiava un vento molto caldo ed eravamo stanchi. Mohammed ci ha portato all’albergo dove si poteva alloggiare: una vecchia costruzione bassa, spoglia, sempre in terra e pietra, con poche piccole finestre senza vetri e una sola porta di accesso. All’ingresso, ci ha accolto il gestore, anche lui Mohammed, di poche parole, che con un semplice sorriso ci ha invitato a sederci sulla piccola veranda per farci riposare un po’ e ci ha offerto un profumatissimo e molto aromatico te’ caldo fumante. Ci hanno spiegato che da loro si fa così, sempre bevanda calda.

E così davvero fanno anche i Tuareg, i mitici e fieri uomini blu, i berberi nomadi del deserto, che attraversano con le loro carovane di dromedari il Sahara, sotto il sole infuocato, con 40-50 gradi di giorno. Quando sostano coi loro accampamenti, si raccolgono per riposarsi dalle fatiche del viaggio, discutere ed assaporare, quasi in un magico rito, te’ aromatico caldo.
In Europa, la vecchia signora Inghilterra mantiene la sua rinomata abitudine del te’ del pomeriggio, momento di sosta e di ritrovo durante la giornata, in cui fare quattro chiacchiere e perché no, qualche pettegolezzo…

In Austria e’ rimasta immutata la tradizione secolare dei caffè viennesi, gli eleganti e raffinati locali in cui, seduti al tavolo, davanti ad una fetta di torta o a qualche pasticcino e al quotidiano, si sorseggia tranquillamente caffè e ci si scambiano pareri, commenti e anche semplici chiacchiere.
Così a Venezia, negli storici caffè in piazza S. Marco, da sempre ritrovo di artisti, scrittori e intellettuali, fulcro della vita culturale della città e della laguna, si puo’ sostare bevendo e parlando di cose importanti oppure dei fatti di Venezia.

Nelle nostre frenetiche giornate, dove l’unica misura di riferimento è purtroppo l’orologio che imposta inesorabilmente i nostri ritmi, e’ pur sempre piacevole oltre che salutare e benefico ritagliarsi una piccola pausa, anche solo di 5-10 minuti, per gustarci con calma una bevanda e coccolarci un po’, meglio se in buona compagnia. E l’Ayurveda ci mette a disposizione tante tisane, tutte diverse a seconda della stagione e del clima, dei vari periodi del giorno, ciascuna più adatta di volta in volta al nostro stato d’animo e alle condizioni fisiche del momento: non c’è che l’imbarazzo della scelta… Una tisana da bere sempre calda, ci raccomanda l’Ayurveda, anche nelle assolate giornate estive: il caldo stimola Agni, il fuoco digestivo e poi produce vasodilatazione e quindi contribuisce alla dispersione del calore corporeo accumulato. Anche il sapore che percepiamo col gusto e’ importante per l’Ayurveda: se però quello della nostra tisana non ci piace del tutto, allora concediamoci un po’ di zucchero di canna…

19giu2010

Alloro (Laurus nobilis)

Perché si usa portare corone d’Alloro presso i monumenti nei giorni delle ricorrenze? Perché i neo-laureati si cingono la testa con una corona di foglie d’Alloro? Da dove nasce questa tradizione?

Nasce nell’antica Grecia che considerava la pianta d’Alloro sacra ad Apollo in quanto, secondo la mitologia, in essa fu trasformata la ninfa Dafne. Secondo alcuni narratori Dafne, il cui nome significa Laurus, Alloro, era figlia e sacerdotessa di Gea, la Madre Terra e del fiume Peneo che, per sfuggire impaurita dal dio Apollo perdutamente invaghito di lei, ma non corrisposto, chiese a sua madre Gea di aiutarla. La Madre Terra la trasformò in un leggiadro e forte albero. Alla vista di ciò, il dio Apollo, per onorarla, decise di rendere questa pianta sempreverde, di considerarla a lui sacra e che rappresentasse un segno di gloria se posta sul capo dei migliori fra gli uomini, capaci d’ imprese esaltanti. Per questo gli imperatori romani si cingevano la testa di Alloro durante i trionfi e le cerimonie. Questa usanza si protrasse fino al Medioevo e al Rinascimento, ma incoronati o laureati non furono più i sovrani, ma i poeti e i letterati. Il termine attuale di laurea deriva proprio da questo riconoscimento.

Da allora la pianta d’Alloro è considerata una pianta nobile per eccellenza da coltivare in tutti i giardini!

I pregi di questa pianta non sono solo di onorificenza, ma anche aromatici e curativi.

Le sue foglie coriacee contengono molti oli essenziali responsabili della sua particolare fragranza e per tale aroma sono utilizzate in cucina in moltissime ricette di: cereali, verdure, carni, legumi, salse ….

Secondo l’Ayurveda i suoi sapori (rasa) sono: pungente, amaro, astringente. Per questo l’Alloro stimola la digestione (Agni) se mescolato, durante la cottura, con il cibo o, se viene servito come tisana, soprattutto alla fine dei pasti.
Per preparare una tazza di tisana bisogna far bollire, per pochi minuti, una foglia fresca di media grandezza o 1 cucchiaino di foglia secca sminuzzata. Filtrare e bere calda.

L’Alloro, inoltre, per le sue qualità (guna), oltre ad avere un’azione aperitiva e digestiva, ha anche un’azione espettorante, antireumatica, sudorifere.

Nel passato era molto impiegato l‘olio di alloro che si prepara con le bacche di alloro colte a maturazione, seccate e tritate. Questa è la ricetta: polvere di bacche messe a macerare in olio vergine d’oliva nella proporzione di uno a tre (1 parte di polvere, 3 parti di olio). Dopo un mese di maturazione in ambiente caldo, il preparato può ritenersi pronto. Si filtra e si conserva in bottiglie di vetro scuro. Si applica esternamente sulle parti interessate del corpo con massaggi lenti e penetranti.