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13mag2013

LA SCOMPARSA DEL DOTTORE

In aprile è uscito in libreria un piccolo saggio del dott. Giorgio Cosmacini, medico e storico della medicina, dal titolo: “La scomparsa del dottore”, ove si affronta il tema della progressiva mutazione  e cancellazione dell’esemplare umano del “dottore”, anzi del “mio dottore”.  Si parla di questa figura  nei termini di una specie di “amarcord”, richiamando alla nostra memoria una tipologia di medico che ormai, a suo dire, appartiene al passato. Si tratta si di un laureato in medicina e di un professionista accreditato e competente, ma soprattutto di un interlocutore al  quale confidare pene e dolori, una sorta di confidente con il quale affrontare problemi di salute e di equilibrio personale, al quale sostanzialmente affidare se stessi.  Anche io, scavando nei miei ricordi di bambina e adolescente rammento bene quell’onesta e nobile figura del medico di famiglia pronto ad accorrere in casa ad ogni influenza o bronchite, con la sua grande borsa piene di quello strumentario semplice ma indispensabile per le diagnosi  che si facevano allora, senza tanti esami di laboratorio: lo stetoscopio, il misuratore di pressione, una paletta di metallo per guardare la gola, un martelletto per i riflessi e altro ancora ; ma soprattutto arrivava carico di affetto e premure e di tanta attenzione nell’ascoltarmi,  qualità mai più ritrovate  negli anni successivi nei medici di base in cui mi sono imbattuta.  Ma al di la della nostalgia un pò sentimentale di questi  ricordi, quello che preme all’autore e anche a me sottolineare è che ciò che davvero conta è l’evitare di rassegnarsi all’idea che i valori che “l’onesta faccia del dottore” portava con se, debbano essere considerati irrimediabilmente perduti.

A questo proposito voglio sottolineare che l’esperienza da me fatta, negli anni più adulti, delle così dette medicine non convenzionali quali la medicina cinese, l’omeopatia, l’antroposofia e soprattutto della medicina ayurvedica, che sto attualmente seguendo, mi ha portato a trovare  come interlocutore, una figura di medico che ricompone in se un po di tutte quelle caratteristiche e forse anche qualcuna in più, che, nel caso della medicina occidentale, sono state superate e perdute a causa dell’impostazione eccessivamente tecnologica e specialistica che caratterizza attualmente la pratica clinica, a scapito della relazione tra medico e paziente.

10mag2013

“Speranza di domani” del Dr. David Khayat

La “Speranza di domani” è il titolo e l’argomento centrale del libro scritto dell’oncologo francese David Khayat a proposito del cancro. Nella prima parte del bel testo sono spiegate con precisione le attuali conoscenze sulla genesi ed evoluzione del cancro. I fattori di rischio, il funzionamento del DNA, l’ereditarietà ed anche l’influenza della psiche che impedisce di distinguere un ‘buon paziente’ (che guarirà!) da un ‘cattivo paziente’ (che morirà!) perchè quello che conta è la qualità della relazione che si crea fra medico e paziente. Se affiora un poco di serietà in chi scrive di medicina, si ricade sempre in questo aspetto fondamentale e non computabile ed ineliminabile della medicina! 229824Cioè la relazione medico-paziente! Nella seconda parte si passa alla terapia del tumore. La chirurgia fa la parte del leone; tolto il tumore però il problema non è risolto per sempre, il fattore tempo è difficile da calcolare, ci possono sempre essere delle ricadute. In soccorso giungono la chemioterapia e la radioterapia che si sa essere lesive e velenose, pur se ‘addomesticate’ negli ultimi anni, ma “non c’è altro di meglio a disposizione!” Questa è la sconsolate affermazione degli oncologi tradizionali. Il dott. Khayat ammette che la valutazione dei benfici e dei risultati non può riferirsi al singolo malato, ma che rischi e benefici sono valutbili solo in modo statistico! Anche agli ormoni sono usati come farmaci, quando c’è una ormonodipendenza ed alla fine del capitolo dice che “questi elementi lasciano sperare che verrà un giorno in cui i farmaci sconfiggeranno questa malatttia” che introduce la terza parte sulle “strade della speranza” che conducono alle “cure di domani”. Leggi il resto di questo articolo »

08mag2013

Il “Mercato della Speranza”

Nell’articolo a firma e   (http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-09-09/staminali-mercato-speranza-081619.shtml?uuid=AbAzfjaG) che vi consiglio di leggere, perchè aveva già preso in considerazione l’argomento dell’uso delle cellule staminali, si fa riferimento al MERCATO della SPERANZA. tra-le-nuvoleAnche gli autori fanno notare come fra la cura Di Bella di alcuni anni fa e la Stamina di oggi la giurisprudenza (senza prudenza!) usi uno stesso argomento, ma in due direzioni diverse: proibendo e/o consentendo sempre in assenza di evidenze positive dicendo di perseguire lo scopo di tutelare la “salute dei cittadini”. Bianco e De Luca dicono che quattromila anni fa, senza conoscenze certe, si poteva solo ‘vendere speranza’ ai pazienti. Questo avrebbero fatto tutti i medici prima dell’avvento della scienza! – a proposito, quando poniamo l’ingresso nella ‘scienza’ in medicina? – Cosa fanno i medici oggi? Oggi non è cambiato molto, allo stesso modo si ‘vende speranza’ non più con pozioni varie, ma con le ‘staminali’ (in questo caso adulte!). Nel frattempo la scienza ha fatto passi da gigante: ha stabilito dei CRITERI di scientificità sperimentale condivisi da tutto il mondo accademico. La ‘pozione limone’ deve passare attraverso i vari gradi di indagine per stabilirne l’efficacia rispetto ad altri medicamenti o al placebo o nulla. L’Ayurveda è TOTALMENTE DACCORDO! I pazienti ayurvedici si accertano e desiderano sapere che ciò che assumono sia sicuro ed efficace; vivono nel mondo di oggi! Con gli strumenti di analisi di oggi! Questo si aggiunge ad una antica consapevolezza: che il medico persegue il bene del paziente con tutti gli strumenti che ha a disposizione e con la massima comprensione della natura e della fisiologia di cui dispone. Il ‘mndo scientifico’ da un lato afferma che la scienza fa ‘passi da gigante’ quando ci si riferisce al passato recente ed ai successi già assodati e dall’altro afferma che la ‘ricerca avanza a piccoli passi’ nei laboratori di tutto il mondo quando si affrontano le tante situazioni, vedi le cosidette ‘malattie rare’ (che poi tanto rare non sono), in cui non c’è una soluzione se non la ‘vendita di speranza’ nella ricerca che verrà. Come diceva l’eminente clinico Augusto Murri all’inizio del secolo scorso, è necessario “diffondere un retto uso del noto” per fare dei buoni medici pratici capaci di diagnosi e terapia, con intelligenza della malattia e considerazione del malato. Senza attendere 15 anni per avere i risultati, più o meno certi, della ricerca si potrebbe utilizzare la conoscenza, già a disposizione dei medici e dei pazienti, offerta dall’Ayurveda. Ma l’Ayurveda non viene considerata ‘scienza’ con la ‘S’ maiuscola (!) e quindi si rinuncia VOLONTARIAMENTE ad una reale possibilità di trattamento. Nel frattempo si studino pure le “staminali”. Il pensiero ayurvedico è aperto a tutte le innovazioni, Anna ed io abbiamo creato ciò che non c’era in Ayurveda: l’uso delle piante mediterranee, chi meno di noi è contro l’innovazione! Ma quanto tempo ci vorrà per dimostrare che le ‘staminali’ da un lato sono efficaci e dall’altro che sono innocue? Gli episodi, dal Talidomide al Vioxx, sono troppi per ipotizzare che, proprio le staminali, siano esenti da rischi!

Come giustamente fanno notare gli autori, l’ingresso a gamba tesa del ‘commercio’ è il reale problema! Un commercio basato sulla “speranza”, che gli stessi medici hanno accresiuto ed alimentato e di cui ora sono vittime! Su piante o preparazioni erboristiche non brevettabili NON si può fare commercio! Che interesse potrebbero avere la case farmaceutiche nel presentare piante comuni e conosciute da millenni per la cura delle malattie? Cosa c’è di più ‘basato sull’ efficacia’ che l’uso millenario delle piante?

Devo fare notare agli autori che la contrapposizione fra scienza ed Alchimia, come da loro posta non calza. Evidentemente hanno una idea errata su cosa sia l’Alchimia. L’Alchimia era esattamente ciò che è la ricerca oggi e meglio ancora, era studio e lavoro sulle evidenze della ricerca sulla vita in tuti i suoi aspetti. Con un fattore in più che è andato scomparendo nella modernità: il fattore umano e l’impegno personale del ricercatore a purificare sè stesso, il prorpio spirito, per potere sviluppare la ricerca! Questo era il fattore che teneva lontano il ‘commercio’ dagli alchimisti veri!

 

 

05mag2013

Quando medico e paziente parlano lingue differenti

Il prof. Veronesi Paolo scopre l’acqua calda! Scoperta_dellacqua_calda

http://www.huffingtonpost.it/paolo-veronesi/quando-medico-e-paziente-_b_2518397.html

In questo articolo l’insigne collega individua una problematica che non è nata ora, ma affligge la medicina ormai da molto tempo. Essendosi laureto nel 1986 dovrebbe avere avuto esperienza di come erano e sono organizzati gli ospedali italiani e di come nei decenni scorsi il paziente si sia trasformato in un numero e di quanto gli si sia mancato di rispetto offrendo terapie che hanno mostrato di non funzionare. Risulta ovvio che, avendo ora la disponibilità di una maggiore informazione tramite il web, si presenti alla visita già con la diagnosi e la terapia in tasca! Purtroppo non esistono corsi o master di ‘ASCOLTO DEL PAZIENTE’Leggi il resto di questo articolo »

05mag2013

le poesie di Farfalla

06-04-13farfalla

Bianco e Nero

 

Non si ha mai tempo,

ma il tempo serve per

crescere nei propri sogni

confusi dalla macchina dei potenti

che decidono il nostro futuro.

L’ingegno non si può comprare,

ma può cambiare le nostre abitudini,

ma deve essere utile agli altri,

ma non quello che il male insegna oggi

perché non si ricorda del bene,

gioiello inestimabile per iniziare

di nuovo a vivere,

dopo le continue tempeste quotidiane

che sono ancora sorde per l’umanità.

Farfalla